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Fed, barra dritta dinanzi all’aumento dei rendimenti: Powell diventa un falco?

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Fed quasi "indifferente" alla crescita dei rendimenti. Troppo presto, però, per pensare a un Powell in versione "falco".

Di rendimenti sui mercati internazionali abbiamo parlato in più occasioni nei nostri odierni approfondimenti, considerato che oggi la BCE è attesa da una decisione piuttosto importante sul fronte della propria policy.




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Tuttavia, non è solo la Banca Centrale Europea ad occuparsi di questo: anche la Fed ha dovuto fare i conti con una crescita significativa dei rendimenti dei Treasuries, che sta inasprendo le condizioni dei mercati finanziari. Dinanzi a questo scenario la risposta del presidente Jerome Powell è stata piuttosto ferma, quasi indifferente, lasciando intendere che, forse, la Fed starebbe virando verso un atteggiamento da falco. Ma è davvero così?

A parlarne nelle ultime ore è stata una nota a cura di Nikolaj Schmidt, Chief International Economist, T. Rowe Price, secondo cui il FOMC non interverrà sul mercato nel breve periodo per quattro motivi, ma senza che ciò conduca Powell in un ruolo hawkish.

Vaccini e stimolo fiscale

Il primo motivo citato dall’analista è il fatto che la distribuzione dei vaccini e l’enorme supporto fiscale hanno condotto a un miglioramento delle stime di crescita. Anche alla luce della crescita della domanda di beni durevoli negli ultimi nove mesi, il FOMC probabilmente sta valutando come appropriata una stretta marginale delle condizioni finanziarie.

Riserve di liquidità

Il secondo motivo è legato al fatto che per poter supportare il proprio programma di stimoli fiscali il Tesoro statunitense ha iniziato a ridurre le enormi riserve di liquidità detenute presso la Fed. L’impatto nei prossimi mesi, afferma T. Rowe Price, dovrebbe essere stimato in circa 1.000 miliardi di dollari di quantitative easing che, unitamente alle migliori prospettive di crescita, probabilmente indurranno la Fed a preoccuparsi dell’inasprimento delle condizioni finanziarie.

Tantrum

Il terzo motivo è riconducibile al fatto che il taper tantrum del 2013 non sembra esser stato dimenticato dai membri del FOMC, che rimangono dunque sensibili all’idea di innescare un altro tantrum quando infine deciderà di aggiustare le sue politiche. Insomma, almeno per il momento la Fed preferirebbe lasciare che i mercati si aggiustino prima.

Gestione della crisi

Come quarto motivo l’esperto di T. Rowe Price condivide che finora la Fed ha gestito la crisi da Covid nello stesso modo in cui ha gestito la crisi finanziaria globale. È pur vero, però, che ci sono alcune differenze fondamentali tra queste due situazioni: la crisi finanziaria è stata una crisi bancaria che ha determinato uno shock molto lungo, mentre quello innescato dalla pandemia di coronavirus è stato profondo, ma probabilmente durerà molto, visto anche che l’economia USA vi è entrata senza grandi disequilibri.

Infine, conclude l’analista, considerato che la crescita sta accelerando e che il Tesoro USA sta per iniettare un’enorme quantità di denaro nell’economia con i propri di stimolo, è possibile che la Fed stia pensando che questo è un buon momento per lasciare che i rendimenti obbligazionari si aggiustino al rialzo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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