La FED e il quantitative easing

Un laptop mostra un grafico

Di recente abbiamo parlato spesso di quantitative easing, e di come potrebbe portare alla fine del bond vigilante e alla nascita del currency vigilante. Bene, ci stiamo avvicinando al presunto lancio di ulteriori misure monetarie non convenzionali da parte della Federal Reserve. Il mercato sta cercando di capire se la Fed utilizzerà una tattica “colpisci e terrorizza” (“shock and awe”) o di assedio graduale. Stranamente, la Fed ha chiesto ai dealer di titoli obbligazionari americani cosa si aspettano, e quale sarebbe la reazione dei mercati ad una seconda fase di quantitative easing!
Ma questo non è un problema puramente domestico. I currency vigilantes potrebbero reagire facendo scendere il valore del dollaro, incrementando così l’inflazione potenziale e la crescita negli Stati Uniti. Questo è qualcosa di cui la Fed dovrebbe essere entusiasta, purché il declino del dollaro non diventi violento e disordinato.
La Fed non è, però, sola nel ricercare un più basso tasso di disoccupazione in un ambiente a bassa inflazione: molte economie nel mondo affrontano problemi simili. L’esempio migliore è il Giappone. La Bank of Japan è sul piede di guerra, pronta a rispondere ai rimedi che la Fed sembra decisa a lanciare oggi. Come facciamo a saperlo? Bè, non hanno preso nessuna decisione nell’ultima riunione del 28 ottobre, ma hanno anticipato la data della successiva al 4 novembre, in modo da rispondere al prossimo turno di quantitative easing della Fed.
Come sappiamo dai recenti interventi valutari, i giapponesi non vogliono che la loro valuta si apprezzi. Quindi, come reagirebbero alla Fed? Probabilmente facendo ricorso alla semplice teoria economica della domanda e dell’offerta: per mantenere lo yen allo stesso tasso del dollaro, potrebbero semplicemente seguire la Fed stampando una quantità appropriata di yen, manovra che potrebbe essere definita un intervento non convenzionale sui cambi.
Tutto questo suona molto inflazionistico e negativo per le obbligazioni. Tuttavia, se la maggior parte del denaro che viene creato in Paesi come gli Stati Uniti e il Giappone, e probabilmente la Gran Bretagna (il 70% del PIL del G7), è inizialmente utilizzato per ricomprare debito governativo, allora i mercati obbligazionari potrebbero – alquanto bizzarramente – non avere altra scelta se non il rally, in un ambiente potenzialmente ad alta inflazione.

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