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I danni del Dieselgate: calo della produzione di automobili e di immatricolazioni in tutta Europa

I danni del Dieselgate: calo della produzione di automobili e di immatricolazioni in tutta Europa

Da nord a sud i danni del Dieselgate colpiscono diverse aziende italiane con riduzione della produzione e taglio sul personale

Da quando è stato scoperto il rilascio dei dati truccati sulle emissioni dalla tedesca Volkswagen, il mercato europeo delle automobili a gasolio è passato dal 51,5% del 2015 al 35,4% del 2018. Nel 2019, solo in Italia, si registra un calo delle immatricolazioni pari al 22,9% nel giro di 10 mesi, corrispondente a oltre mezzo milione di vetture.

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Questi dati risultano devastanti per le aziende del nostro Paese che, secondo Anfia (Associazione nazionale della filiera automobilistica), offrono lavoro a oltre 25mila persone. "Per affrontare la crisi strutturale del diesel serve una strategia nazionale", afferma durante un'intervista a "ilfattoquotidiano" il segretario della Fim Cisl Torino Claudio Chiarle "siamo in una fase critica dal punto di vista occupazionale".

Da nord a sud infatti le varie aziende cominciano a risentire di questo calo

Il gruppo Mahle punta a spostare la propria produzione in Polonia ed ha annunciato l’imminente chiusura del sito di La Loggia (Torino) e della fonderia di Saluzzo (Cuneo) dove vengono prodotti pistoni per auto. La "riduzione del livello di ordini a livello europeo, principalmente nella produzione di motori diesel" sembra essere il motivo principale, ma fonti interne rivelano che la reale causa sia la volontà di delocalizzare l'azienda in Polonia.

I sindacati sono intervenuti per cercare di appianare la situazione e chiudono le trattative ottenendo la sospensione di 60 giorni della procedura di licenziamento per i 453 lavoratori coinvolti. "È un piccolo passo avanti, ottenuto anche grazie al lavoro svolto dal Mise, che disinnesca al momento le tensioni sociali", commenta la Fiom Cgil.

A Pratola Serra (Avellino) è in difficoltà lo stabilimento Fca che produce motori diesel, con una produzione in calo del 30% rispetto al 2018. Tuttavia le previsioni sono ottimistiche per il nuovo anno, in quanto l'azienda avvierà la produzione di una nuova gamma di diesel Euro6d destinata al Ducato.

Questa decisione minaccia però la Cnh Industrial di Foggia, che fa capo alla stessa Fca e si occupa della produzione di motori per mezzi industriali e commerciali. Anche in questo caso i sindacati sono dovuti intervenire per tutelare i lavoratori, in quanto è in atto una riorganizzazione della produzione che potrebbe comportare un taglio dei dipendenti.

A Modugno (Bari) la Bosch vuole ridimensionare il proprio personale per "sovracapacità produttiva". Quest'ultimo rappresenta uno dei casi più problematici, in quanto già diversi anni fa l'azienda aveva fatto presente al Governo le proprie difficoltà. Gli esuberi stimati erano circa 800 ma la questione era poi stata risolta grazie a cassa integrazione (intorno al 53%), permessi e ferie.

A giugno 2019 arriva però una nuova stima e risultano ulteriori esuberi da gestire, infatti l'azienda afferma: "Nonostante gli sforzi, le proiezioni della sovracapacità produttiva alla fine del 2022 raccontano di un potenziale esubero pari a circa 620 persone".

La Bosch si propone di realizzare i componenti dei motori per biciclette elettriche, ma questo secondo i sindacati non sarebbe sufficiente a garantire il rilancio dell'azienda. Intanto, mentre vengono organizzati incontri tra sindacati, azienda e Regione Puglia presso la sede del ministero dello Sviluppo economico, i lavoratori hanno indetto uno sciopero di 8 ore per manifestare contro i tagli.

"Il paradosso è che i motori diesel euro 6 inquinano meno della benzina. Ma lo scandalo partito dalla Germania ha inevitabilmente intaccato tutto il settore", afferma Chiarle della Fim Cisl. "Di fronte a questa crisi epocale l’unica soluzione è sviluppare nuove tecnologie e riconvertire le produzioni".

Per comprendere i danni causati dalla Dieselgate basta infatti guardare i dati: nel 2018 gli affari del settore automotive ha raggiunto i 46,5 miliardi di euro, mentre l’export è arrivato a toccare quota 22,4 miliardi. Ovviamente la Germania si afferma come primo Paese, il cui mercato equivale al 20% del totale, ed è per questo che una crisi tedesca è tanto temuta, in quanto in grado di intaccare anche le case automobilistiche italiane.

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Redazione Borsainside ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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