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Brexit: Toyota e Nissan pronte a chiedere il rimborso per i dazi

Brexit: Toyota e Nissan pronte a chiedere il rimborso per i dazi

Toyota e Nissan, ma non solo, sono pronte a chiedere il rimborso per i dazi che dovranno pagare a causa della Brexit, pena l'abbandono della produzione in territorio britannico. Ma non sono le uniche. Vediamo cosa sta succedendo

Sembra proprio che Toyota e Nissan potrebbero chiedere dei rimborsi al governo britannico nel caso in cui il Regno Unito non dovesse trovare i giusti accordi commerciali con l'Unione Europea. Infatti a partire dal 2021, ovvero il prossimo anno, non saranno più valide le politiche economiche per il libero scambio tra paesi dell'Unione Europea e Gran Bretagna e questo costringerebbe i due produttore giapponesi, insieme agli atri costruttori che assemblano i loro modelli in Gran Bretagna, a dover pagare dei dazi d'importazione affinchè possano vendere le proprie auto nell'eurozona.

5 Miliardi di euro di dazi ogni anno
Stando a quanto riportato dal Nikkei, sembra che le due case automobilistiche giapponesi vogliano chiedere un rimborso che vada a coprire i costi di esportazione, vale a dire il 10% del valore di ogni auto. Infatti le due Case vendono in Europa quasi la metà delle vetture che sono prodotte nel Regno Unito e questo si traduce in un enorme esborso di denaro. La Society of Motor Manufactures and Traders (società che raggruppa i principali produttori di veicoli brittannici) stando ad una prima stima, ha calcolato che i costruttori dovrebbero sostenere una spesa complessiva che si aggira intorno ai 5 miliardi di euro all'anno per i dazi e ciò significa che cala la competitività. Ad ora le Case giapponesi non hanno ancora espresso alcun parere in merito, così come anche altre case che potrebbero essere coinvolte nella faccenda, come ad esempio BMW e Jaguar Land Rover. Altre aziende, invece, come Honda, hanno annunciato il proprio intento a voler terminare le proprie attività in terra britannica in ogni caso.

Annullamento dazi
Un portavoce del governo britannico ha confermato che "c'è l'intenzione di lavorare con l'industria automobilistica per cercare di garantire un risultato che rifletta gli interessi commerciali di tutto il Regno Unito. Abbiamo presentato le nostre proposte e stiamo lavorando duramente per raggiungere un accordo con l'UE: il nostro obiettivo è un accordo di libero scambio con zero dazi, poichè evitare le tariffe sarebbe vantaggioso per entrambe le parti". Il primo ministro Boris, però, non sembra preoccuparsi più di tanto e non percepisce tutto ciò come un problema per entrambe le parti. Secondo Boris, infatti, non ci sarebbe nulla di grave nel caso in cui non si raggiungesse un accordo tra Gran Bretagna ed Unione europea entro il 15 ottobre, ovvero il giorno in cui si svolgerà il summit della Commissione europea.

Fabbriche a rischio chiusura
Per il Regno Unito la perdita generata dai produttori di automobili potrebbe significare qualcosa di veramente disastroso. In una lettera inviata da 23 associazioni del settore all'UE si è stimato un danno di 110 miliardi di euro in caso di mancato accordo. Ed inoltre, il governo potrebbe non avere le forze necessarie per coprire i dazi per i costruttori e questo potrebbe indurre altre aziende automobilistiche ad abbandonare il territorio inglese. Toyota già nel 2019 aveva fatto presente la possibilità di un abbandono delle Gran Bretagna in caso di dazi dovuti all'operazione Brexit, invece Nissan aveva evidenziato di come verrebbe compromesso l'intero business europeo. BMW invece ha espresso volontà a continuare la propria produzione per i modelli Mini in Inghilterra, ma solo nel caso in cui i dazi non vadano a superare il 5%. Bisogna quindi sperare che il governo inlgese riesca a trovare un accordo con l'Unione Europea oppure se sarà disposto a concedere delle agevolazioni alle aziende affinchè queste non abbandonino la loro produzione oltremanica.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
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