Petrolio, al via una settimana di test

Per il petrolio prende il via una importante settimana di test. E per capire per quale motivo i prossimi giorni siano molto utili per cercare di capire quel che potrebbe accadere sui barili di greggio sia sufficiente rivolgere lo sguardo al recente passato e, in particolar modo, al tentativo di rimbalzo che Wti / Brent hanno cercato di consolidare in chiusura della scorsa settimana, dopo i ribassi precedenti.

Attualmente, a condizionare l’evoluzione del greggio è il comportamento dell’Arabia Saudita, principale produttore di oro nero, che sembrerebbe aver perso (temporaneamente?) la pazienza in seguito al comportamento non troppo ligio di alcuni altri produttori, non così entusiasti di tenere fede agli impegni presi in seno all’OPEC e fuori dall’OPEC circa i tagli della produzione di greggio, finalizzati a garantire un nuovo riequilibrio di settore.

Tramite il proprio ministro del Petrolio, l’Arabia Saudita ha fatto sapere di non essere più disponibile a compensare i mancati tagli degli altri Paesi produttori, con il proprio output. L’Arabia Saudita si è poi rivolta con la Russia, “colpevole” di non aver rispettato in pieno i tagli concordati con i Paesi OPEC, e altresì con gli Stati Uniti, “rei” di aver aumentato la produzione di shale oil nonostante le forniture sui mercati fossero già sovrabbondanti.

Insomma, alla luce di quanto sopra abbiamo delineato, il petrolio è ora messo a una prova piuttosto dura: cercare di conservare il precario equilibrio produttivo che si era creato dopo un primo iniziale entusiasmo, e dimostrare che il Cartello ha ancora una forza e una credibilità globale di rilievo. Una sfida molto dura – dicevamo – considerato che il mosaico di determinanti che sta condizionando il prezzo del greggio si è gradualmente arricchito di fattori di rischio notevoli (lo shale oil è solo uno di questi, pur tra i più evidenti), e che gli analisti potrebbero presto essere costretti a rivedere (al ribasso) le proprie stime di sviluppo sul prezzo dei barili…

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