Terza dose, un’idagine rivela che il 33% degli italiani è dubbioso e il 30% non la ritiene necessaria

Secondo gli esperti la dose booster è fondamentale per la campagna di immunizzazione della popolazione mondiale.

I dati raccolti in Israele e nel Regno Unito evidenziano che il completamento del ciclo vaccinale è indispensabile per “mettere in sicurezza” la popolazione, soprattutto in presenza di varianti altamente contagiose, come quella appena isolata in Sudafrica. Un terzo degli italiani, però, risulta essere abbastanza scettico nei confronti della terza dose.

Quali sono i dubbi degli italiani

Ad un italiano su tre non piace la terza dose. Uno su 10 si dice totalmente contrario. Secondo una persona su tre se ne potrebbe fare a meno. Questi i risultati di un’indagine condotta dall’EngageMinds HUB, il Centro di ricerca dell’Università Cattolica di Cremona.

Sembra quindi del tutto ridotta l’ “apertura” della popolazione italiana ai vaccini contro il Covid-19. I dati raccolti, infatti, rivelano che il 33% degli italiani, quindi un italiano su tre, sono dubbiosi al riguardo, uno su dieci si dichiara apertamente contrario e un altro abbondante 30% afferma che la terza dose del vaccino anti-Covid-19 non sia necessaria.

Questi sono quindi i dati raccolti dall’EngageMinds HUB al termine dello studio condotto assieme a Serena Barello, Mariarosaria Savarese, Lorenzo Palamenghi e Greta Castellini. La ricerca fa parte di un progetto più ampio, un Monitor continuativo sui consumi alimentari e sull’engagement nella salute che rietra nelle attività del progetto “Cremona Agri-Food Technologies” (CRAFT) e di Ircaf, il Centro di riferimento Agro-Alimentare Romeo ed Enrica Invernizzi).

L’indagine condotta ha coinvolto oltre 6.000 italiani, su un campione rappresentativo della popolazione per sesso, età, appartenenza geografica ed occupazione.

Si tratta di dati decisamenti importanti perché mentre le autorità e gli esperti di tutto il Paese sono al lavoro in queste settimane per stabilire chi può accedere alla terza dose, quali sono le categorie che hanno la priorità, quali sono i tempi in cui procedere, a quanto pare la domanda che occorrerebbe porsi adesso è: chi ha davvero intenzione di fare la terza dose?

Ed è proprio da questo quesito che è partita l’indagine di EngageMinds HUB (parte di un Monitor continuativo lanciato a febbraio 2020 per osservare e comprendere i comportamenti e le reazioni della popolazione a questa lunga crisi pandemica).

La professoressa Guendalina Graffigna, ordinario di Psicologia della salute e direttore dell’EngageMinds HUB, ha affermato: “questo 33% di italiani che hanno poca o nessuna intenzione di sottoporsi alla terza dose deve far riflettere, perché non si tratta di no vax, visto che sono già regolarmente vaccinati“.

“Inoltre dai dati emerge che questa espressione di forte scetticismo rispetto all’ulteriore immunizzazione è un’inclinazione omogenea nella popolazione, non si riscontrano infatti differenze tra sesso, fasce di età, provenienza geografica e titolo di studio; un fatto non frequente in questo tipo di rilevazioni”.

“Ciò che impatta, e questo non sorprende – aggiunge poi la professoressa – è che chi risulta avere poca fiducia verso la scienza e il sistema sanitario è ancora meno propenso a vaccinarsi per la terza volta”.

Distribuzione dei vaccini nei Paesi poveri

L’indagine ha permesso di evidenziare anche altro. Più della metà del campione preso in esame (il 54% per l’esattezza) ritiene che arrivati a questo punto, dopo aver immunizzato con due dosi molti italiani, la priorità andrebbe ai Paesi più poveri nel resto del mondo.

La percentuale ammonta al 60% tra le donne, mentre scende al 49% tra gli uomini. Inoltre un buon 56% non è per nulla convinto che un’ulteriore immunizzazione possa tutelare maggiormente chi ha già completato il ciclo vaccinale. Quest’opinione, però, è meno presente tra gli over 60.

Come affermato prima, il 30% dichiara che la terza dose di vaccino anti-Covid-19 non è necessaria. A tal proposito la professoressa Graffigna afferma: “gli individui che presentano uno stato di malessere psicologico e che percepiscono un rischio economico e di contagio sono maggiormente in accordo nel ritenere che la terza dose del vaccino non sia necessaria“.

“Questo appare paradossale ma dal punto di vista psicologico è comprensibile: chi ha sofferto o sta soffrendo di più per via della pandemia appare anche psicologicamente più affaticato, stanco e meno resiliente”.

“Con molte probabilità si tratta “di chi ha nutrito le maggiori aspettative di trovare una soluzione definitiva e rapida per uscire dalla pandemia”, conclude poi la professoressa.

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