L’inizio del 2026 si sta rivelando estremamente turbolento per i mercati delle materie prime, con oro, argento e rame protagonisti di un rally senza precedenti che ha portato i prezzi su nuovi massimi storici già nelle prime due settimane di gennaio. Il movimento coinvolge sia i metalli monetari, tradizionalmente utilizzati come bene rifugio, sia quelli industriali, sempre più strategici nel contesto della transizione energetica e della competizione tecnologica globale.
Oro sopra i 4.600 dollari: aumentano le scommesse sui 5.000
I futures sull’oro hanno toccato un massimo intorno ai 4.650 dollari l’oncia, con un guadagno di circa 5% da inizio anno. La spinta è arrivata da una combinazione di fattori macroeconomici e geopolitici, tra cui tensioni crescenti in Medio Oriente, nuove interferenze statunitensi in America Latina e dubbi sempre più diffusi sull’indipendenza della Federal Reserve.
Secondo UBS Global Wealth Management, la domanda di copertura contro il rischio sistemico potrebbe continuare a sostenere il metallo giallo nei prossimi mesi, con un possibile arrivo a 5.000 dollari l’oncia. In uno scenario di ulteriore deterioramento politico o finanziario globale, non viene esclusa una spinta fino a 5.400 dollari.
Una visione simile arriva anche da Citigroup, che prevede il raggiungimento dei 5.000 dollari entro i prossimi tre mesi, pur segnalando il rischio di una correzione più avanti nel corso dell’anno.
Argento oltre i 90 dollari: valore di mercato sopra i 5.000 miliardi
Ancora più impressionante è la performance dell’argento, salito sopra i 91 dollari l’oncia e arrivato a superare per la prima volta una capitalizzazione complessiva di 5.000 miliardi di dollari. Il metallo registra un aumento di circa 20% dall’inizio del 2026, che si somma a un rally vicino al 150% nel corso del 2025.
Alla base della corsa ci sono deficit di offerta, restrizioni all’export dalla Cina e una forte copertura delle posizioni ribassiste. Secondo Saxo Bank, i segnali tecnici indicano una condizione di ipercomprato, ma il contesto va oltre la semplice speculazione. L’argento beneficia infatti di una doppia natura: bene monetario nei momenti di crisi e metallo industriale essenziale per elettrificazione, solare ed elettronica.
Rame ai record storici: timori sui dazi USA stringono l’offerta
Anche il rame ha raggiunto livelli mai visti. Negli Stati Uniti il prezzo ha superato i 6 dollari per libbra, mentre a Londra ha oltrepassato i 13.000 dollari per tonnellata. Il movimento è stato innescato dalle indiscrezioni su possibili dazi statunitensi sulle importazioni di rame raffinato, che hanno spinto le aziende ad anticipare le spedizioni verso gli USA, comprimendo temporaneamente l’offerta globale.
Secondo Goldman Sachs, questi livelli potrebbero non essere sostenibili nel medio periodo. Gli analisti prevedono una correzione nel secondo trimestre qualora l’amministrazione americana decidesse di rinviare o abbandonare l’ipotesi dei dazi, riportando l’attenzione su un mercato globale in surplus.
Una “guerra dei metalli” sullo sfondo dell’AI
Il rally simultaneo di oro, argento e rame riflette una dinamica più profonda: una vera e propria competizione globale per le risorse critiche, alimentata dalla corsa all’intelligenza artificiale, dalla transizione energetica e dalla crescente instabilità finanziaria. In questo scenario, i metalli non sono più solo materie prime, ma asset strategici, al centro di equilibri geopolitici, industriali e monetari destinati a influenzare i mercati nel corso del 2026.
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