Primo piano di Elon Musk con la bandiera degli Usa alla sua destra
Elon Musk (immagine generata da IA) - BorsaInside.com

La battaglia legale tra Elon Musk e OpenAI Inc. entra in una fase decisiva. Un giudice federale di Oakland, in California, ha respinto le richieste di OpenAI e Microsoft di archiviare la causa avviata da Musk, stabilendo che il caso dovrà andare avanti e arrivare davanti a una giuria. Il processo è fissato per fine aprile.

Le accuse di Musk: missione tradita e svolta for-profit

Musk sostiene che la società guidata da Sam Altman abbia tradito la missione originaria con cui era nata nel 2015: operare come una realtà orientata al bene pubblico, con una struttura non profit e un impegno forte verso un approccio open source. Secondo l’imprenditore, l’ingresso di miliardi di dollari di finanziamenti da parte di Microsoft e il percorso verso un modello for-profit avrebbero snaturato quegli obiettivi iniziali, trasformando la direzione del progetto in qualcosa di incompatibile con le promesse fatte all’origine.

La risposta di OpenAI: “cause infondate e atteggiamento persecutorio”

OpenAI, dal canto suo, ha reagito duramente alla decisione del tribunale, definendo la causa “infondata” e parte di un presunto schema di “molestie” legali da parte di Musk. In una dichiarazione, l’azienda ha affermato di voler dimostrare in aula la mancanza di basi delle accuse e ha ribadito di essere concentrata sul rafforzamento della OpenAI Foundation, descritta come una delle organizzazioni non profit meglio finanziate al mondo.

Nella sua decisione, la giudice distrettuale Yvonne Gonzalez Rogers ha rifiutato di eliminare l’accusa principale: cioè che OpenAI avrebbe violato la promessa di operare come un trust caritatevole e quindi come un soggetto vincolato a specifiche finalità pubbliche.

Il punto centrale del ragionamento è che, pur essendo le prove ancora “non chiarissime” secondo il tribunale, Musk sostiene di aver contribuito alla nascita di OpenAI con uno scopo preciso e con due condizioni fondamentali: rimanere nonprofit e mantenere l’orientamento open source. Elementi che, sempre secondo Musk, sarebbero stati coerenti con statuto e missione dichiarata all’epoca.

Un aspetto importante della sentenza riguarda la legittimazione di Musk. OpenAI aveva sostenuto che Musk non potesse far valere quelle condizioni perché la sua donazione iniziale di circa 38 milioni di dollari sarebbe stata effettuata tramite un intermediario. La giudice ha respinto questa linea difensiva, spiegando che un’interpretazione del genere ridurrebbe in modo significativo la possibilità di far rispettare i vincoli legati ai trust caritatevoli, andando contro l’orientamento giuridico moderno.

Le accuse di frode e le email interne citate dal giudice

La giudice ha anche deciso di non archiviare le accuse di frode, puntando l’attenzione su comunicazioni interne risalenti al 2017 che coinvolgerebbero Greg Brockman, co-fondatore di OpenAI.

Secondo quanto riportato negli atti e citato nella decisione, in una email di settembre 2017, Shivon Zilis avrebbe detto a Musk che Brockman avrebbe voluto “continuare con la struttura non profit”. Tuttavia, due mesi dopo, Brockman avrebbe scritto in una nota privata parole che mettono in dubbio la reale intenzione di restare nonprofit, con il timore di promettere qualcosa che poi sarebbe cambiato poco dopo. Questi passaggi vengono considerati importanti perché potrebbero indicare una divergenza tra ciò che veniva comunicato a Musk e ciò che internamente veniva valutato come possibile evoluzione della struttura societaria.

Il legale di Musk, Marc Toberoff, ha interpretato la decisione del giudice come una conferma del fatto che esisterebbero elementi concreti per sostenere che la leadership di OpenAI avrebbe fornito “assicurazioni consapevolmente false” sulla missione caritatevole del progetto, per poi abbandonarle in favore di un percorso più vantaggioso sul piano economico e personale.

Microsoft coinvolta: sarà la giuria a valutare la sua responsabilità

Uno dei punti più delicati riguarda Microsoft, che secondo Musk avrebbe contribuito a far violare a OpenAI i propri doveri verso i donatori. La giudice ha stabilito che spetterà alla giuria decidere se la società di Redmond abbia avuto un ruolo effettivo e consapevole nel presunto cambio di direzione.
Nel documento viene sottolineato che Musk avrebbe individuato “prove considerevoli” che potrebbero dimostrare che Microsoft fosse a conoscenza di possibili irregolarità, con un livello di consapevolezza che andrebbe oltre una semplice “vaga sospetta”.

Allo stesso tempo, però, il tribunale ha respinto una parte specifica delle accuse di Musk contro Microsoft, ovvero quella relativa all’arricchimento ingiusto. Secondo la giudice, per sostenere questo tipo di accusa Musk avrebbe dovuto dimostrare almeno una relazione di tipo quasi contrattuale con Microsoft, oltre al fatto che il vantaggio ottenuto dalla compagnia fosse “ingiusto” ai suoi danni. Elementi che, nella valutazione del giudice, non emergono in modo sufficiente.

La ristrutturazione di OpenAI e la quota del 27% a Microsoft

Sul piano industriale, lo scontro giudiziario avviene mentre OpenAI sta attraversando una fase di trasformazione societaria molto discussa. L’azienda ha annunciato in ottobre una ristrutturazione che prevede il passaggio verso una struttura di tipo public benefit corporation, pur mantenendo formalmente il controllo in mano al ramo nonprofit.

Nel contesto di questa transizione, OpenAI ha dichiarato di aver riconosciuto a Microsoft una quota del 27%, spiegando che l’assetto finale manterrà la componente nonprofit in una posizione di controllo sulle operazioni for-profit.

In parallelo, la rivalità personale e industriale tra Musk e Altman si è trasformata in un vero conflitto strutturale. Musk, dopo essere stato tra i fondatori di OpenAI nel 2015, ha poi creato xAI nel 2023, che oggi è considerata una delle principali rivali di OpenAI nel settore.
La tensione è aumentata anche per episodi recenti: OpenAI avrebbe respinto un’offerta non sollecitata di Musk, valutata in circa 97,4 miliardi di dollari, per acquisire gli asset dell’organizzazione nonprofit che controlla la società.

Cosa può succedere ora: un processo che pesa su reputazione e governance

La decisione del giudice di portare il caso davanti a una giuria significa una cosa molto chiara: la questione non viene considerata archiviabile come semplice disputa di principio, ma come un conflitto che merita un esame completo in aula, con testimonianze e valutazioni di merito.

Da una parte, Musk punta a dimostrare che la missione di OpenAI sia stata progressivamente abbandonata e che le promesse fatte ai primi sostenitori siano state disattese. Dall’altra, OpenAI e Microsoft si preparano a respingere le accuse, sostenendo che l’evoluzione della struttura fosse necessaria e che la causa abbia obiettivi competitivi più che etici.

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