Dopo una delle correzioni più violente degli ultimi anni, oro e argento hanno messo a segno un forte rimbalzo, attirando nuovamente gli investitori orientati agli acquisti sui ribassi. Il recupero arriva a pochi giorni dal tracollo che aveva cancellato una parte significativa dei guadagni accumulati nei mesi precedenti, quando i prezzi avevano raggiunto nuovi massimi storici.
L’oro spot ha registrato un rialzo fino a oltre il 7%, riportandosi sopra quota 4.990 dollari l’oncia e recuperando parte delle perdite più pesanti dai tempi del 2013. Ancora più marcata la reazione dell’argento, che ha guadagnato oltre il 12%, tornando sopra gli 89 dollari l’oncia. A favorire il movimento sono stati il ritorno dell’appetito per il rischio sui mercati globali e un indebolimento del dollaro statunitense.
Il rimbalzo segue una fase di euforia estrema vissuta a gennaio, quando i metalli preziosi erano stati spinti verso l’alto da una combinazione di tensioni geopolitiche, dubbi sull’indipendenza della Federal Reserve e una forte componente speculativa. La corsa si è però interrotta bruscamente a fine settimana, con l’argento protagonista del peggior ribasso giornaliero mai registrato e l’oro in calo ai livelli più severi degli ultimi dieci anni.
Alla base del crollo c’è stato un rapido smontaggio delle posizioni speculative, costruite nei mesi precedenti grazie ai massicci afflussi di capitali cinesi e di investitori retail occidentali. L’uso intensivo di strumenti a leva e l’aumento degli acquisti di opzioni call hanno amplificato il movimento, fino al collasso avvenuto durante le contrattazioni asiatiche di venerdì, proseguito poi anche nella seduta successiva.
Secondo numerosi analisti, questa fase di debolezza potrebbe rivelarsi positiva nel medio-lungo periodo. Diverse grandi banche d’investimento ritengono che il ritracciamento stia creando livelli di ingresso più sostenibili per chi intende costruire posizioni strategiche di lungo termine. In questo contesto, Deutsche Bank ha confermato la propria visione rialzista, ribadendo una proiezione che vede l’oro potenzialmente in area 6.000 dollari l’oncia.
Un ruolo centrale nelle prossime settimane sarà giocato dalla Cina. L’intensità con cui gli investitori cinesi torneranno a comprare sui ribassi potrebbe influenzare in modo decisivo la direzione del mercato. Nel fine settimana si sono già registrati forti afflussi nei principali mercati dell’oro di Shenzhen, con un aumento degli acquisti di gioielli e lingotti in vista del Capodanno Lunare. Parallelamente, le banche statali cinesi stanno introducendo controlli più stringenti sugli investimenti in oro per contenere l’eccessiva volatilità.
Per molti strategist, il recente crollo rappresenta una correzione tecnica attesa, più che un segnale di inversione strutturale. I fattori di fondo che hanno sostenuto il rialzo pluriennale dei metalli preziosi restano infatti intatti: politiche monetarie accomodanti, instabilità geopolitica persistente e una crescente sfiducia verso valute e titoli sovrani.
In questo scenario, l’ipotesi più condivisa è quella di una fase di consolidamento, seguita da una ripresa più graduale. I movimenti potrebbero risultare meno estremi rispetto alla corsa esplosiva di inizio anno, ma restare comunque orientati al rialzo nel medio periodo.
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