Gli indici americani hanno chiuso l’ultima settimana senza grandi scossoni, ma con un dato importante: il mercato sta entrando nella fase più intensa della stagione delle trimestrali del quarto trimestre con le quotazioni ancora vicine ai massimi. In altre parole, gli investitori non stanno “scaricando”, ma si preparano a una settimana in cui ogni notizia può pesare molto di più del normale, soprattutto tra politica internazionale, risultati aziendali e attese sulla Federal Reserve.
In questo scenario, i temi centrali da tenere d’occhio sono tre: l’intervento di Donald Trump a Davos, l’accelerazione delle trimestrali con nomi come Netflix e Intel, e l’avvicinarsi del prossimo appuntamento della Fed, con tutte le speculazioni che lo accompagnano.
Indici poco mossi, ma cambia la leadership: small cap e Dow davanti
A livello di performance, il quadro dell’ultima settimana è stato piuttosto stabile: l’S&P 500 ha chiuso praticamente in pari, mentre il Nasdaq ha perso leggermente terreno. Il movimento più interessante è stato però un altro: il Russell 2000, che rappresenta le aziende a piccola capitalizzazione, ha segnato nuovi massimi in più sedute consecutive, mostrando un’energia che non si vede sempre quando il mercato è già in zona record.
Anche il Dow Jones, che tende ad avere meno esposizione ai grandi nomi tecnologici e al tema dominante dell’intelligenza artificiale, ha retto bene e ha guidato i rialzi tra i principali indici. È il classico segnale di rotazione: mentre una parte del mercato rallenta, altre aree iniziano a correre.
Prezzo del petrolio sotto osservazione tra geopolitica e tensioni internazionali
In parallelo, resta da monitorare anche il petrolio, che non ha mostrato un vero strappo ma continua a muoversi in un contesto “nervoso”. Quando in poche settimane si accumulano notizie e tensioni legate a aree sensibili come Venezuela e Iran, ogni aggiornamento geopolitico può diventare improvvisamente un fattore che cambia la percezione del rischio.
Il punto non è solo la variazione settimanale del barile, ma quanto velocemente il mercato può reagire a un’escalation o a un annuncio inatteso.
Trump a Davos: il rischio è che la crisi UE-USA diventi una miccia finanziaria
Il primo evento chiave della settimana è il discorso di Trump al World Economic Forum di Davos, previsto a metà settimana. L’attenzione non è solo sul contenuto in sé, ma sul tono e sul tipo di messaggio che arriverà in un momento già delicato nei rapporti tra Stati Uniti ed Europa.
La questione più esplosiva riguarda l’idea americana di “prendere il controllo” della Groenlandia e la reazione di alcuni alleati. Da qui si è innescata una catena che ruota intorno a minacce di dazi, contromisure e possibili ritorsioni commerciali, con il rischio che una tensione politica diventi rapidamente una crisi economica. Il timore, in questi casi, è quello di vedere una trasformazione progressiva del clima: da semplice scontro diplomatico a vera e propria fase di sfiducia sui mercati, con effetti sugli asset americani.
Per gli investitori, quindi, Davos è un test psicologico prima ancora che economico: basta una frase interpretata male per creare volatilità, soprattutto se il mercato arriva già “alto” e carico di aspettative.
La scelta del prossimo presidente della Fed: perché il mercato ci guarda già adesso
Il secondo tema riguarda il futuro della Federal Reserve. Anche se la prossima riunione non è immediata, gli operatori si muovono in anticipo, soprattutto quando inizia a circolare con forza l’idea di un possibile cambio ai vertici.
Nelle ultime ore hanno preso spazio le ipotesi sul prossimo presidente Fed, con un ex dirigente della banca centrale che viene visto come uno dei nomi più probabili. Questo tipo di aspettative non impatta solo l’azionario, ma anche dollaro, obbligazioni e prospettive su inflazione e tassi. In pratica, non è un semplice “gossip politico”: è una variabile che può cambiare il modo in cui il mercato sconta le decisioni future della banca centrale.
Trimestrali: Netflix e Intel diventano due termometri della settimana
Il terzo grande blocco è quello delle trimestrali, che entrano finalmente nel vivo. In particolare, due aziende attirano attenzione per motivi completamente diversi.
Netflix non viene seguita solo per i classici numeri su ricavi e abbonati, ma anche per il contesto strategico attuale. Il mercato sta cercando di capire quanto può spingersi l’azienda nel consolidamento del settore e quanto questa fase possa cambiare l’equilibrio tra grandi piattaforme e major tradizionali. Non è soltanto una questione di streaming, ma di controllo di contenuti e asset.
Intel, invece, è diventata un punto di riferimento in ottica intelligenza artificiale e politica industriale americana. Il titolo ha vissuto una rivalutazione molto forte negli ultimi mesi, e proprio per questo la trimestrale diventa delicata: quando un’azione raddoppia in così poco tempo, non basta “andare bene”, serve dare al mercato una traiettoria credibile su cosa succede dopo.
In settimane come questa, spesso la differenza la fa la guidance: non solo cosa è accaduto nel trimestre, ma cosa l’azienda vede nei mesi successivi.
La “rotazione 2026” è già iniziata: small cap forti, software sotto pressione
Uno degli aspetti più interessanti di questo inizio 2026 è che la rotazione sembra già visibile. Da una parte le piccole capitalizzazioni vanno forte, dall’altra alcuni nomi del software stanno soffrendo in modo netto, con diversi titoli in calo a doppia cifra da inizio anno.
Il messaggio implicito è chiaro: una parte del mercato sta prendendo fiato, mentre un’altra si sta caricando. E la cosa più importante è che questa rotazione non è per forza un segnale di debolezza generale, ma può indicare che gli investitori stanno spostando capitale verso aree considerate più “legate all’economia interna” o più interessanti in questo momento del ciclo.
L’intelligenza artificiale continua a guidare tutto, ma in modo diverso
Il filo conduttore non cambia: anche quando il mercato ruota, lo fa ancora attorno alla stessa grande narrativa, cioè AI. Solo che adesso la spinta non sembra limitata ai nomi più famosi e “megacap”, ma si sta allargando verso segmenti più industriali e più legati all’infrastruttura: energia, difesa, materie prime e hardware.
È un passaggio cruciale perché racconta un’altra storia: non solo entusiasmo tecnologico, ma necessità concrete di supportare la crescita dell’AI, come potenza elettrica, componentistica e supply chain. È in questo tipo di allargamento che spesso si misura se un rally ha forza reale oppure no.
Dati macro e calendario utili: cosa può muovere i grafici giorno per giorno
Nel corso della settimana ci sarà anche un calendario economico fitto, con dati su lavoro, immobiliare, crescita e inflazione. Alcuni numeri potranno avere più impatto del previsto perché in questo momento ogni dettaglio può cambiare la narrativa su tagli o mantenimento dei tassi.
Tra i dati più sensibili ci sono PIL, richieste di sussidio, consumi e soprattutto l’inflazione misurata tramite indicatori seguiti dalla banca centrale. E accanto ai dati, il calendario delle trimestrali resta il vero motore quotidiano: basta una sorpresa, positiva o negativa, per trascinare settore e sentiment.
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