Primo piano di Donald Trump con lingotti d'oro, barili di petrolio e trivelle
Donald Trump (immagine generata da IA) - BorsaInside.com

Il primo anno del secondo mandato di Donald Trump si è chiuso con un dato chiaro: gran parte degli americani giudica negativamente l’andamento dell’economia. Il sentiment dei consumatori è sceso di oltre il 20% rispetto a un anno fa, secondo i dati del 23 gennaio dell’Università del Michigan, mentre i sondaggi mostrano un calo dell’approvazione del presidente proprio sulla gestione economica.

Un sondaggio New York Times/Siena del 22 gennaio indica che il 60% degli elettori disapprova il modo in cui Trump sta gestendo l’economia e più della metà ritiene che le sue politiche abbiano reso la vita meno accessibile. Risultati simili emergono anche da rilevazioni CNN/SSRS, AP/NORC e Reuters/Ipsos, che mostrano una maggioranza di americani convinta che l’economia sia peggiorata o che la leadership economica del presidente non sia adeguata.

Trump non ha accolto serenamente questi risultati. In un post su Truth Social ha annunciato l’intenzione di estendere una causa per diffamazione contro il New York Times, includendo i risultati del sondaggio Siena, accusando il quotidiano di “bugie radicali di sinistra”. Il giornale ha difeso pubblicamente la propria metodologia, sottolineando che la validità di un sondaggio non dipende dal fatto che sia favorevole o meno al presidente.

Dazi e incertezza commerciale

I dazi rappresentano l’elemento più caratterizzante della politica economica di Trump. Nel primo anno ha esteso tariffe su importazioni provenienti da quasi tutti i Paesi, inclusi partner chiave come Messico, Canada e Cina, oltre a settori specifici come acciaio e alluminio. Secondo lo Yale Budget Lab, il livello effettivo dei dazi ha raggiunto il 16,8%, il più alto dal 1935.

L’effetto diretto sui cittadini è l’aumento dei prezzi: i costi aggiuntivi tendono a trasferirsi dai produttori ai consumatori. Un’analisi stima che le tariffe potrebbero costare circa 1.700 dollari l’anno a una famiglia media.

Inflazione in calo, ma prezzi ancora elevati

L’inflazione ha continuato a rallentare rispetto ai picchi del 2022, ma resta sopra l’obiettivo della Federal Reserve. A dicembre 2025 l’inflazione annua era al 2,7%, con pressioni persistenti su affitti e abitazioni. Alcuni beni alimentari, come carne e caffè, sono aumentati, mentre carburante e auto usate hanno registrato cali.

Nonostante il rallentamento, molti americani continuano a percepire un costo della vita elevato, soprattutto sui beni importati.

Nel 2025 il mercato del lavoro si è raffreddato: meno assunzioni, crescita occupazionale più lenta e minore fiducia delle imprese. Un sondaggio della Federal Reserve di New York mostra che sempre più persone temono di perdere il lavoro e vedono poche possibilità di trovarne uno nuovo.

Questo scenario riduce le opportunità di carriera e rende più difficile ottenere aumenti salariali o cambiare impiego.

Calo dell’occupazione manifatturiera

Nonostante le promesse di rilancio dell’industria americana, l’occupazione manifatturiera è diminuita. Tra gennaio e dicembre 2025 il settore ha perso 63.000 posti di lavoro, raggiungendo il livello più basso dal 2022. Automazione, costi elevati e incertezza sulle politiche commerciali continuano a pesare sul comparto.

La creazione del Department of Government Efficiency (DOGE), guidato da Elon Musk, ha portato a un drastico ridimensionamento della forza lavoro federale. In un anno sono stati eliminati 317.000 posti, pari a una riduzione del 10,8%.

Le conseguenze si sono fatte sentire anche a livello locale, con un calo dei consumi in aree ad alta concentrazione di dipendenti pubblici, come Washington D.C.

Pressioni sulla Federal Reserve

Trump ha esercitato forti pressioni sulla Federal Reserve per ottenere tagli più aggressivi ai tassi di interesse. Le tensioni sono aumentate quando il Dipartimento di Giustizia ha avviato un’azione legale che ha coinvolto il presidente della Fed, Jerome Powell, alimentando timori sull’indipendenza della banca centrale.

Secondo molti ex funzionari economici, minare l’autonomia della Fed può avere effetti negativi su inflazione e stabilità economica.

Il 1° ottobre il governo federale è entrato in shutdown per mancato accordo sul bilancio, diventando il più lungo della storia. La chiusura ha causato ritardi nei sussidi, disagi nei trasporti, cancellazioni di voli e difficoltà per le famiglie a basso reddito.

Dollaro più debole e mercati volatili

Le tensioni commerciali e l’incertezza politica hanno contribuito a un indebolimento del dollaro, spingendo gli investitori verso beni rifugio come oro, argento e yen. Un dollaro più debole riduce il potere d’acquisto sui beni importati e sui viaggi all’estero.

I mercati azionari hanno mostrato forti oscillazioni nel 2025. L’indice S&P 500 è cresciuto del 16,4%, meno rispetto al 2024, ma con fasi di forte volatilità che hanno aumentato l’ansia tra risparmiatori e pensionati.

Mutui più bassi, ma non abbastanza

I tassi sui mutui sono scesi rispetto ai picchi del 2023. A gennaio 2026 il mutuo fisso trentennale medio era al 6,09%, il livello più basso degli ultimi tre anni, ma ancora lontano dai minimi del periodo pandemico. Per molti americani, l’acquisto di una casa resta comunque fuori portata.

La maggiore produzione globale di petrolio ha spinto verso il basso i prezzi del carburante. Sebbene ciò offra un sollievo temporaneo ai consumatori, il mercato energetico resta altamente volatile e soggetto a fattori geopolitici.

Attività ICE e impatto sull’economia

L’aumento delle operazioni dell’ICE ha colpito settori che dipendono fortemente dalla manodopera immigrata, come agricoltura, edilizia e ospitalità. La riduzione della forza lavoro in questi ambiti ha effetti diretti sulla produzione, sui costi e sull’offerta di beni e servizi.

Il PIL statunitense ha registrato una contrazione nel primo trimestre (-0,5%), seguita da una forte ripresa nei trimestri successivi. Le previsioni indicano una crescita del 2,8% nel 2026, segnale di espansione, ma con il rischio che una crescita troppo rapida alimenti nuove pressioni inflazionistiche.

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