I mercati finanziari globali tornano a respirare dopo l’annuncio arrivato nella notte dagli Stati Uniti: Washington ha temporaneamente sospeso il divieto di acquisto del petrolio russo per alcune spedizioni già in viaggio. Una decisione che ha immediatamente influenzato il sentiment degli investitori, favorendo un moderato ritorno della propensione al rischio.
Dopo una seduta negativa, i future di Wall Street mostrano segnali di recupero. L’indice S&P 500 ha chiuso la giornata precedente con un calo dell’1,5% e registra dall’inizio dell’anno una flessione complessiva del 3%. I contratti future indicano però un rimbalzo in avvio di giornata.
Anche le principali piazze europee si preparano a un’apertura in territorio positivo. Il future sul Dax di Francoforte segna un progresso intorno allo 0,3%, segnale di una fiducia ancora fragile ma in miglioramento.
Asia e mercati energetici sotto pressione
In Asia-Pacifico il clima resta più incerto. L’area è infatti tra le più esposte alle tensioni sul mercato dell’energia. L’indice MSCI Asia Pacific continua a muoversi sui livelli più bassi registrati da novembre 2025, con un calo intorno allo 0,7%.
Nel frattempo il conflitto in Medio Oriente prosegue senza segnali concreti di de-escalation. Al tredicesimo giorno di guerra, il confronto politico resta duro: il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e la Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei hanno ribadito posizioni molto distanti. Trump ha dichiarato che impedire all’Iran di ottenere l’arma nucleare resta una priorità, anche a costo di affrontare un aumento dei prezzi energetici.
Sul fronte delle materie prime il petrolio resta vicino alla soglia simbolica dei 100 dollari al barile.
- Il Brent oscilla attorno a questa quota, con un rialzo del 66% da inizio anno.
- Il WTI americano si mantiene intorno ai 95 dollari.
La volatilità resta elevata soprattutto dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran, passaggio strategico per il commercio globale di petrolio.
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La deroga americana sul petrolio russo
La decisione di Washington riguarda una deroga temporanea che consente agli acquirenti internazionali di ritirare carichi di petrolio russo già in navigazione. Inizialmente concessa soltanto all’India, l’autorizzazione è stata ora ampliata ad altri operatori con l’obiettivo di contenere l’impennata dei prezzi energetici.
Secondo i dati di monitoraggio delle navi raccolti da Bloomberg, la misura coinvolge circa 30 petroliere attualmente nelle acque asiatiche, che trasportano:
- circa 19 milioni di barili di greggio russo
- oltre 310.000 tonnellate di prodotti raffinati
Tra questi prodotti spicca soprattutto la nafta, materia prima fondamentale per l’industria della plastica, oltre a quantità più limitate di diesel, i cui prezzi sono aumentati sensibilmente dopo le tensioni nello Stretto di Hormuz.
Obbligazioni sotto pressione e timori di inflazione
Se le borse mostrano segnali di stabilizzazione, il mercato obbligazionario continua invece a risentire del clima di incertezza. Gli investitori temono che l’aumento dei prezzi dell’energia possa riaccendere la spirale inflazionistica, riducendo la possibilità di tagli dei tassi di interesse nel breve periodo.
Il rendimento del Treasury americano a 10 anni è salito al 4,26%, livello più alto delle ultime sei settimane. Allo stesso tempo si è ridotto il differenziale tra il titolo decennale e quello a due anni, sceso a 54 punti base, minimo degli ultimi tre mesi.
Secondo Gang Hu, managing partner di Winshore Capital Partners, i tassi a lungo termine riflettono ormai anche il peso della politica fiscale: gli investitori temono che il governo statunitense debba aumentare la spesa per sostenere il conflitto e per compensare i consumatori colpiti dal caro energia.
Anche la volatilità del mercato obbligazionario è tornata a crescere. L’indice ICE BofA Move, spesso considerato il “termometro della paura” dei bond, ha raggiunto i livelli più alti degli ultimi nove mesi.
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Europa più vulnerabile al caro energia
Nel Vecchio Continente la situazione appare ancora più delicata, vista la maggiore dipendenza energetica. Il rendimento del Bund tedesco a 10 anni ha raggiunto livelli che non si vedevano dal 2023.
In Italia, il BTP decennale ha chiuso la seduta con un rendimento del 3,74%, massimo da aprile 2025. Lo spread tra BTP e Bund è salito a 78 punti base, il valore più alto degli ultimi sei mesi.
Dollaro forte e tensioni sulle valute globali
L’escalation in Medio Oriente ha rafforzato la domanda di dollaro come bene rifugio. L’euro scende a 1,15 dollari, minimo degli ultimi tre mesi e mezzo, con un calo del 2,6% dall’inizio del conflitto.
Tra le principali valute mondiali monitorate da Bloomberg, nessuna è riuscita ad apprezzarsi contro il dollaro dall’inizio del mese. L’unica a mantenere una relativa stabilità è quella canadese, sostenuta dalla distanza geografica dai teatri di guerra e dalle importanti riserve petrolifere del Paese.
Più debole invece il rand sudafricano, che registra una perdita del 5,5% dall’inizio dell’anno.
Trump attacca la Federal Reserve sui tassi
Nel frattempo cresce la pressione politica sulla Federal Reserve. Donald Trump ha rinnovato pubblicamente la richiesta di un taglio immediato dei tassi di interesse, criticando apertamente il presidente della banca centrale Jerome Powell.
In un messaggio sui social, Trump ha scritto che la Fed dovrebbe ridurre i tassi “immediatamente”, senza attendere la prossima riunione del comitato monetario.
La questione dei tassi si intreccia con il clima politico interno: l’aumento del costo della vita potrebbe pesare sulle elezioni di medio termine negli Stati Uniti. Trump ha indicato Kevin Warsh come possibile successore di Powell, il cui mandato scade a maggio, ma la nomina è attualmente bloccata da uno stallo politico legato a un’indagine del Dipartimento di Giustizia sulla banca centrale.
Il senatore repubblicano Thom Tillis ha dichiarato che impedirà qualsiasi conferma alla Fed proposta dall’amministrazione finché il procedimento non verrà ritirato, definendolo politicamente motivato.
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