I mercati globali aprono la settimana in modalità difensiva. A pesare sul sentiment è l’ennesimo fronte di tensione commerciale innescato dal presidente Donald Trump, che ha collegato l’ipotesi di nuovi dazi contro diversi Paesi europei alla possibilità per gli Stati Uniti di acquistare la Groenlandia. Il risultato è un mix tipico da “risk-off”: futures USA in calo, borse europee e asiatiche sotto pressione, oro ai massimi storici e petrolio in arretramento, mentre dalla Cina arrivano dati che confermano un rallentamento della crescita, pur con il raggiungimento del target annuale indicato da Pechino.
Futures USA giù e borse mondiali in frenata
I futures sui principali indici di Wall Street scivolano nelle prime ore di contrattazione, segnalando un avvio negativo per l’azionario statunitense nonostante la seduta cash sia chiusa per il Martin Luther King Jr. Day. Il mercato, di fatto, sta reagendo con anticipo alle ultime dichiarazioni di Trump, che hanno riacceso i timori di un’escalation commerciale tra Stati Uniti ed Europa.
Nel dettaglio, i derivati indicano un arretramento su Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq 100, con la tecnologia che mostra la maggiore sensibilità alla fase di avversione al rischio. Il clima resta teso anche fuori dagli Stati Uniti: le vendite si estendono alle piazze europee e asiatiche, mentre gli investitori riducono l’esposizione agli asset più ciclici e cercano protezione nei beni rifugio.
In sintesi, il mercato sta prezzando un messaggio chiaro: quando la politica commerciale diventa imprevedibile, aumenta la volatilità e diminuisce la propensione a rischiare.
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Groenlandia e tariffe: perché la minaccia di Trump sta agitando l’Europa
Il punto centrale della giornata è la nuova mossa di Trump: l’ipotesi di imporre dazi del 10% su diversi Paesi europei fino a quando agli Stati Uniti non verrà consentito di acquistare la Groenlandia, con la possibilità di alzare le tariffe al 25% in caso di mancato accordo. Un’impostazione che, per molte capitali europee, appare più come una leva politica che come una scelta economica.
L’Unione Europea, secondo indiscrezioni e ricostruzioni delle ultime ore, starebbe valutando contromisure e strumenti di risposta, con un confronto destinato a intensificarsi nei prossimi giorni. Tra le opzioni sul tavolo ci sarebbero pacchetti di tariffe su importazioni dagli Stati Uniti per decine di miliardi di euro e misure più dure legate alla tutela del mercato interno europeo.
Il nodo, oltre al breve periodo, riguarda anche il medio termine: questa nuova frizione rischia di compromettere la stabilità di qualsiasi percorso di cooperazione commerciale tra Washington e Bruxelles, perché introduce un precedente delicato, cioè quello di usare il tema delle tariffe come pressione su una questione geopolitica e territoriale.
Oro ai massimi storici: la fuga verso i beni rifugio accelera
In un contesto dominato da incertezza e rischio geopolitico, l’oro torna protagonista. Il prezzo spot tocca un nuovo massimo storico e si avvicina alla soglia dei 4.700 dollari l’oncia, sostenuto dall’aumento della domanda di copertura.
Quando gli investitori temono una guerra commerciale o uno shock sui flussi internazionali, il metallo giallo tende a beneficiare di due dinamiche: da una parte l’acquisto “difensivo” di chi vuole proteggere il capitale, dall’altra l’incremento della componente speculativa legata ai movimenti rapidi di mercato.
In parallelo, anche l’argento corre e aggiorna i propri record. In questo caso, oltre alla funzione di bene rifugio, pesa anche il suo ruolo di metallo industriale, perché viene utilizzato in diversi settori produttivi e tecnologici: una combinazione che può amplificare i movimenti quando la volatilità aumenta.
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Petrolio in calo: il mercato ricalibra i rischi
Il petrolio arretra leggermente, dopo i rialzi della settimana precedente. I trader stanno rivalutando due fattori: il rischio di un’ulteriore escalation commerciale tra Stati Uniti ed Europa, che potrebbe incidere sulle prospettive di crescita globale e quindi sulla domanda di energia, e il rientro parziale delle preoccupazioni legate al Medio Oriente, che avevano sostenuto i prezzi nei giorni scorsi.
In pratica, una parte del premio speculativo accumulato con le tensioni geopolitiche sta rientrando, mentre il mercato torna a osservare con maggiore attenzione le variabili macro: crescita, consumi, produzione industriale e trend delle scorte.
Cina: crescita in rallentamento, ma obiettivo annuale centrato
Sul fronte asiatico, i dati macro mostrano che l’economia cinese cresce nel quarto trimestre a un ritmo più contenuto rispetto ai trimestri precedenti, segnando la fase più debole degli ultimi anni. Nonostante questo, il risultato annuale consente a Pechino di centrare l’obiettivo di crescita fissato per il 2025.
Il PIL accelera leggermente rispetto alle stime su base trimestrale, un segnale che gli interventi di sostegno e la ripresa dei consumi hanno avuto un impatto, ma il quadro resta complesso. La Cina continua infatti a convivere con tre grandi freni: tensioni commerciali con gli Stati Uniti, spesa dei consumatori ancora prudente e una crisi immobiliare che non si è risolta in modo definitivo.
Il mercato legge questi numeri in modo equilibrato: bene il target centrato, ma il rallentamento conferma che la seconda economia mondiale resta vulnerabile a shock esterni e a problemi strutturali interni.
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Cosa stanno prezzando i mercati in questo momento
Il tema dominante non è solo “dazi sì o dazi no”, ma l’aumento dell’incertezza sulle regole del commercio internazionale. Quando i mercati percepiscono che la politica può cambiare gli equilibri da un giorno all’altro, la reazione tipica è immediata: meno azioni, più liquidità e maggiore interesse per asset difensivi come oro e, in parte, valute considerate più stabili.
Per ora l’attenzione resta concentrata su tre variabili: le prossime mosse di Trump, la risposta dell’Unione Europea e l’impatto di queste frizioni sulla crescita globale nelle prossime settimane.
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