Le ultime mosse del presidente Donald Trump sul fronte commerciale stanno riaccendendo la tensione tra Stati Uniti ed Europa, con un potenziale impatto diretto su prezzi, investimenti e crescita economica. La questione non riguarda solo l’economia: sullo sfondo c’è anche l’escalation politica legata alla Groenlandia, che sta trasformando lo scontro diplomatico in una possibile guerra commerciale. Il timore è che le tariffe e le contromisure facciano salire rapidamente i costi delle importazioni, indebolendo entrambe le economie proprio nel momento in cui le imprese avrebbero bisogno di stabilità.
Dazi USA dal 1 febbraio: Trump punta otto Paesi europei
Secondo quanto dichiarato nel fine settimana, Trump avrebbe annunciato l’introduzione di tariffe del 10% dal 1 febbraio 2026 su beni provenienti da Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia e Regno Unito.
Non si tratterebbe però di una misura “una tantum”: la minaccia includerebbe anche un possibile aumento al 25% entro il 1 giugno 2026, nel caso in cui non venga raggiunto un accordo con gli Stati coinvolti. È un segnale durissimo, che rompe la logica della collaborazione tra alleati e riporta al centro la strategia del “negoziare con la pressione”, tipica delle fasi più accese della politica commerciale trumpiana.
L’Europa risponde: vertice d’emergenza e ipotesi “trade bazooka”
La reazione europea è stata immediata. Domenica si sarebbe tenuta una riunione urgente tra rappresentanti dei Paesi europei, mentre dalla Francia è arrivata una richiesta politicamente pesante: il presidente Emmanuel Macron avrebbe spinto l’UE a valutare l’attivazione dell’anti-coercion instrument, uno strumento anti-pressione soprannominato “trade bazooka”.
Questo meccanismo è considerato una sorta di arma commerciale di ultima istanza, perché può includere misure forti come il blocco di parte dell’accesso delle aziende americane al mercato UE, restrizioni e controlli sull’export, o altre azioni che colpiscano direttamente settori sensibili. Un passaggio del genere segnerebbe un livello di scontro rarissimo tra partner storici.
Possibile pacchetto UE da 93 miliardi: tariffe di ritorsione pronte a riattivarsi
Oltre alla “trade bazooka”, l’UE potrebbe valutare anche un’altra strada: riprendere un pacchetto di tariffe di ritorsione dal valore di 93 miliardi di euro, già annunciato in passato ma poi rinviato dopo una tregua commerciale provvisoria raggiunta nell’estate precedente.
L’idea alla base è quella classica: se gli Stati Uniti colpiscono l’import europeo, Bruxelles risponde colpendo l’import americano. In queste situazioni, però, il rischio è che la spirale diventi difficile da controllare, con un progressivo aumento delle misure e un danno crescente per imprese e consumatori.
Il problema più grande non è solo il dazio, ma l’incertezza per le aziende
L’effetto immediato di un dazio del 10% può essere gestibile in alcuni settori, ma il vero shock arriva quando si crea incertezza. Le imprese investono, assumono e pianificano la produzione solo se riescono a prevedere il costo dei materiali e la stabilità dei mercati di destinazione.
Con una minaccia di escalation al 25% e con la possibilità che l’Europa risponda duramente, il rischio è una nuova fase di prudenza: investimenti congelati, accordi rimandati, supply chain riviste e decisioni rinviate. Un meccanismo simile aveva già spinto molte aziende statunitensi nel 2025 a rallentare le assunzioni, proprio per capire se le politiche tariffarie sarebbero state applicate davvero o modificate all’ultimo.
Impatto macroeconomico: crescita più debole su entrambe le sponde
Gli analisti osservano che l’aumento delle tariffe potrebbe incidere anche sul quadro macroeconomico europeo. Secondo alcune stime, il colpo potrebbe tradursi in una riduzione di circa 0,25 punti percentuali del PIL europeo nell’anno in corso.
Non è un crollo, ma è un taglio sufficiente a peggiorare un contesto economico già fragile, dove inflazione, energia e rallentamento industriale continuano a pesare su diversi Paesi. Anche gli Stati Uniti, comunque, non sarebbero immuni: dazi più alti significa importazioni più care e quindi prezzi più alti per aziende e consumatori.
Scambi enormi tra USA ed Europa: in gioco c’è una fetta enorme di commercio
Il legame commerciale tra Stati Uniti e Paesi europei coinvolti è molto più grande di quanto spesso si percepisca. La portata degli scambi annuali tra USA e nazioni come Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Francia vale centinaia di miliardi, senza contare i rapporti con economie nordiche e filiere industriali collegate.
Questo significa che un aumento anche parziale dei costi può influire su settori chiave come automotive, meccanica, chimica, farmaceutica, componentistica e beni di consumo, con ripercussioni dirette sul prezzo finale dei prodotti.
Un possibile “effetto aggiramento”: tariffe su singoli Paesi e mercato unico UE
Esiste però un elemento tecnico che potrebbe ridurre l’efficacia delle misure americane: i dazi sembrano rivolti a singoli Paesi e non all’intera Unione Europea. Nel mercato unico europeo, però, le merci circolano liberamente, senza confini interni rigidi.
Questo può aprire la porta a un possibile aggiramento logistico, con aziende che riorganizzano la distribuzione facendo transitare prodotti attraverso Paesi europei non colpiti, rendendo il controllo più difficile e la misura meno immediata da applicare sul piano pratico.
Il rischio strategico: partner europei spinti a costruire alternative agli USA
Il rischio più pesante, per Washington, non è solo economico ma geopolitico. Se l’Europa percepisce gli Stati Uniti come un partner instabile e imprevedibile, potrebbe accelerare la ricerca di accordi con altri blocchi e rafforzare nuove rotte commerciali.
In parallelo, infatti, diverse potenze stanno già potenziando le loro reti di scambio. Da un lato alcuni Paesi rafforzano partnership strategiche alternative, dall’altro l’UE ha rilanciato intese internazionali come quella con Mercosur, dopo negoziati lunghissimi. In questo scenario, le tariffe non diventano soltanto un problema di prezzi, ma un fattore che può spostare equilibri commerciali globali nel lungo periodo.
Incognita legale: possibili stop dalla Corte Suprema sui poteri d’emergenza
A rendere tutto ancora più instabile c’è la variabile giudiziaria. Alcune tariffe potrebbero essere contestate e perfino bloccate da una decisione attesa della Corte Suprema, legata all’uso dei poteri d’emergenza da parte di Trump.
Anche questo alimenta la confusione: imprese e mercati si trovano a dover valutare dazi che potrebbero cambiare non solo per motivi politici, ma anche per motivi legali, con una volatilità difficile da gestire in qualsiasi pianificazione economica seria.
Il costo reale dei conflitti tariffari: investimenti mai fatti e crescita frenata
Il danno più grande di una guerra commerciale spesso non è il dazio in sé, ma tutto ciò che blocca. Quando le tariffe cambiano di continuo e la fiducia si indebolisce, le aziende rimandano decisioni importanti: fabbriche che non si costruiscono, investimenti che non partono, nuove assunzioni congelate e progetti industriali rinviati.
Ed è qui che lo scontro USA-UE diventa davvero pericoloso: non solo perché aumenta i prezzi, ma perché può frenare crescita e innovazione, lasciando strascichi che restano anche quando le misure vengono cancellate.
Questo contenuto non deve essere considerato un consiglio di investimento.
Non offriamo alcun tipo di consulenza finanziaria. L’articolo ha uno scopo soltanto informativo e alcuni contenuti sono Comunicati Stampa
scritti direttamente dai nostri Clienti.
I lettori sono tenuti pertanto a effettuare le proprie ricerche per verificare l’aggiornamento dei dati.
Questo sito NON è responsabile, direttamente o indirettamente, per qualsivoglia danno o perdita, reale o presunta,
causata dall'utilizzo di qualunque contenuto o servizio menzionato sul sito https://www.borsainside.com.
- Investimento minimo a partire da 1$
- Deposito minimo a partire da $50
- Piattaforma premiata, Prelievi istantanei e Supporto 24/7
72% of retail investor accounts lose money when trading CFDs with this provider
