Primo piano di Donald Trump con lingotti d'oro, barili di petrolio e trivelle
Donald Trump (immagine generata da IA) - BorsaInside.com

La settimana si chiude con un avvio sottotono per i principali listini europei. Le Borse del Vecchio Continente partono in territorio negativo, con Milano che scivola di circa mezzo punto percentuale, mentre Francoforte e Parigi provano a limitare i danni e a contenere la pressione in vendita. A Piazza Affari il clima resta fragile, soprattutto per via della debolezza del comparto bancario, mentre Fincantieri tenta un recupero dopo le recenti oscillazioni.

Trump torna a parlare di Iran e il mercato reagisce subito

Dopo le tensioni diplomatiche delle scorse settimane legate alla Groenlandia, Donald Trump riporta rapidamente l’attenzione su un altro nodo geopolitico ad altissimo impatto: l’Iran. Il presidente degli Stati Uniti, rientrato da Davos, ha rilasciato dichiarazioni che hanno immediatamente acceso la speculazione sui mercati, parlando apertamente di una presenza militare in movimento e lasciando intendere che Washington stia aumentando la pressione nell’area.

Il risultato è stato quasi immediato: quando il rischio geopolitico sale, gli investitori corrono a coprirsi. In queste fasi, due asset diventano protagonisti assoluti: petrolio e oro. Da un lato, l’ipotesi di tensioni in Medio Oriente riaccende il timore di interruzioni della produzione o della logistica energetica, dall’altro cresce la domanda di beni rifugio per proteggersi dall’incertezza.

I prezzi del greggio si muovono così al rialzo: il Wti con scadenza marzo guadagna circa lo 0,76%, arrivando in area 59,81 dollari al barile, mentre il Brent di pari scadenza sale dello 0,75% fino a 64,54 dollari. Parallelamente prosegue anche la spinta dell’oro, che continua a rafforzarsi e alimenta l’attenzione del mercato su livelli sempre più elevati, con l’obiettivo psicologico di quota 5.000 dollari l’oncia sempre più presente nella narrativa finanziaria.

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Groenlandia: tregua sui dazi e accordo Nato sul tavolo

Nella seduta precedente, Wall Street aveva chiuso in rialzo anche grazie a un segnale distensivo arrivato dallo stesso Trump: il presidente ha infatti dichiarato che non intende introdurre dazi contro i Paesi europei in relazione alla questione Groenlandia, raffreddando temporaneamente un fronte che aveva creato nervosismo tra investitori e governi.

Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha confermato l’esistenza di un’intesa preliminare che prevederebbe una strategia più strutturata sull’isola artica: un piano che include la realizzazione di basi statunitensi, l’espansione dello scudo missilistico e un ruolo americano più marcato nello sfruttamento delle risorse naturali locali.

In parallelo, Washington continua a portare avanti il progetto denominato “Board of Peace” per la ricostruzione di Gaza. Un’iniziativa che, al momento, non convince pienamente alcuni Paesi europei: tra gli ultimi a non partecipare figurerebbe anche la Spagna, segnale di una convergenza internazionale ancora lontana dall’essere completa.

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Intel affonda nell’after hours: stime sotto le attese e criticità produttive

Tra i temi più pesanti della giornata, spicca anche la brusca reazione del mercato su Intel, che ha registrato un crollo fino al 14% nelle contrattazioni dopo la chiusura di Wall Street. A innescare la discesa sono state le parole dell’amministratore delegato Lip-Bu Tan, che ha presentato una visione prudente sull’andamento dei prossimi mesi e, soprattutto, ha evidenziato difficoltà rilevanti nei processi produttivi dell’azienda.

Le indicazioni per il primo trimestre hanno deluso nettamente gli analisti, sia sul fronte dei ricavi sia su quello della redditività. Intel stima entrate comprese tra 11,7 e 12,7 miliardi di dollari, con utili praticamente azzerati, un segnale che il mercato ha letto come conferma di una fase complessa e ancora lontana da una normalizzazione.

Guardando ai numeri già pubblicati, nel quarto trimestre i ricavi sono diminuiti del 4,1% a quota 13,7 miliardi di dollari. L’utile, depurato da alcune componenti straordinarie, si è attestato a 15 centesimi per azione. Le attese medie di Wall Street erano inferiori sul margine ma puntavano a vendite più alte: circa 13,4 miliardi di dollari di fatturato e 9 centesimi per azione di utile, secondo i dati Bloomberg.

Il mix tra guidance prudente e criticità industriali ha quindi generato una correzione immediata, confermando quanto il settore tecnologico resti sensibile non solo ai risultati trimestrali, ma soprattutto alle prospettive future e alla capacità di eseguire piani industriali credibili in uno scenario competitivo sempre più aggressivo.

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