Secondo uno studio preparato da 66 ricercatori provenienti da tutto il mondo, tra i quali l’italiana Angela Morelli, il riscaldamento globale porterà nel ventunesimo secolo, delle conseguenze molto gravi che vanno dall’incremento di eventi meteorologici estremi, alla siccità sempre più pesante. Gli effetti si ripercuoteranno sulla produzione agricola, e potranno essere compromesse la sicurezza e le forniture alimentari.

A pagare le conseguenze di questo scenario ben poco rassicurante, saranno prima di tutto le popolazioni più povere di Africa e Asia, con conseguenze prevedibili sulle guerre e inevitabilmente sui flussi migratori.

Il rischio di desertificazione e incendi è molto alto anche nel Mediterraneo secondo il rapporto Cambiamento climatico e territorio redatto dall’Ipcc, che è il comitato scientifico dell’Onu sul clima. Lo stesso comitato, nel mese di ottobre, aveva già lanciato l’allarme in un altro studio sulla possibilità che se non si interviene seriamente per ridurre l’emissione di gas serra, nel prossimo futuro si registrerà un riscaldamento globale di 1,5 gradi dai livelli pre-industriali.

Il nuovo studio invece, quello al quale ha partecipato Angela Morelli, si concentra sul rapporto tra il cambiamento climatico e il territorio, cercando di valutare le possibili conseguenze del riscaldamento globale su agricoltura e foreste

L’obiettivo più ambizioso dell’Accordo di Parigi sul clima, che risale al 2015, era quello di contenere il riscaldamento globale entro gli 1,5 gradi dai livelli pre-industriali. Una prospettiva che porterebbe comunque delle pesanti conseguenze, con rischi che gli scienziati hanno definito “alti” di scarsità d’acqua, incendi, degrado del permafrost e instabilità nelle forniture di cibo.

Tutto questo se l’obiettivo più difficile da raggiungere, in base agli Accordi di Parigi, venisse in qualche modo conseguito, ma se il cambiamento climatico raggiungerà o supererò i 2 gradi (soglia che rientra nell’obiettivo minimo di Parigi) i rischi saranno invece “molto alti”.

Le possibili conseguenze dell’aumento delle termperature

Prima di tutto la frequenza, la durata e l’intensita degli eventi legati al caldo, come le ondate di calore, ma anche la siccità, così come gli eventi piovosi estremi, ad esempio le forti grandinate o le piogge torrenziali con relativi allagamenti, continueranno a crescere per tutto il ventunesimo secolo.

La siccità e gli eventi piovosi estremi colpiranno soprattutto la regione del Mediterraneo e dell’Africa meridionale, e secondo l’Ipcc una delle conseguenze sarà il calo della stabilità delle forniture di cibo, nonché un calo delle qualità nutritive dei raccolti derivante dai maggiori livelli di CO2.

Nelle regioni aride si accentuerà pesantemente il fenomeno della desertificazione, con un calo drastico della produttività di raccolti e del bestiame. In questo caso le zone tropicali e quelle subtropicali saranno le più colpite, con il maggior numero di persone a pagarne le conseguenze in Asia e Africa. Nel Nord America, Sud America, Mediterraneo, Africa meridionale e Asia centrale aumenteranno invece gli incendi.

Secondo i ricercatori, i mutamenti climatici produrranno un aumento delle migrazioni, sia all’interno dei Paesi, che da un Paese all’altro. Gli effetti del riscaldamento globale arriveranno a minacciare il tenore di vita delle persone in modo diretto. I conflitti in atto specie nei Paesi del Terzo Mondo peggioreranno, costringendo ancora più persone a decidere di migrare. 

Ultimo elemento da considerare, anche se tra tutti il meno grave ma di certo non trascurabile, è quello della gestione non sostenibile del territorio, che a causa del cambiamento climatico produrrà impatti economici ancora più negativi.

Come affrontare il cambiamento climatico

Per affrontare i mutamenti climatici, il comitato scientifico dell’Onu sul clima indica alcune soluzioni come la produzione sostenibile di cibo, la riduzione della perdita e dello spreco di cibo, la gestione sostenibile delle foreste, la gestione del carbonio organico nel suolo, la conservazione degli ecosistemi, il ripristino del territorio, la riduzione della deforestazione e del degrado.

Le soluzioni ci sono, e si dividono in soluzioni con effetti immediati e misure di lungo periodo. Tra le prime rientrano la conservazione degli ecosistemi che catturano grandi quantità di carbonio, come ad esempio le paludi, le zone umide, le mangrovie, le foreste e i pascoli

Quello che accade nelle grandi aree verdi è di fondamentale importanza. Piante e alberi catturano dall’aria l’anidride carbonica e la immagazzinano in tronchi e foglie. Quando poi tronchi e foglie finiscono a terra e si decompongono, rilasciano nella terra la CO2 così imprigionata, che diventa il cosiddetto carbonio organico nel suolo.

Tra le misure di lungo periodo invece ci sono la forestazione e la riforestazione, il ripristino di ecosistemi ad alta cattura di carbonio, il ripristino dei suoli degradati e le attività agroforestali.

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