trivella petrolio e barili
Previsioni analisti sul prezzo del petrolio nel 2024 - Borsainside

Come si muoverà il prezzo del petrolio nel 2024? Come sempre accade le ipotesi degli analisti sono molto diverse tra loro e, spesso, non sono neppure convergenti. In questo contesto, diventa fondamentale prendere sempre con le pinze ogni previsione e rapportarla a quella che è la dinamica in atto realmente e ovviamente alla strategia personale di trading.

Ricordiamo che tutte le previsioni segnalate in questo articolo possono essere usate per investire sul prezzo del petrolio. Ovviamente per speculare sulle quotazioni petrolifere non serve acquistare barili fisici di greggio ma si può investire attraverso strumenti di tipo derivato come i CFD. I Contratti per Differenza non implicano il possesso del sottostante e permettono di speculare in entrambe le direzioni: sia al rialzo (long trading) che al ribasso (short trading). Un broker he consente di fare trading con i CFD sul petrolio e offre anche la demo gratuita per fare pratica senza rischi è Fineco.

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Premesso questo, entriamo subito in tema e analizziamo le previsioni petrolio 2024 stilate da vari analisti e banche d’affari.

Previsioni petrolio 2024: l’eredità dell’anno prima

Nel report dedicato alle previsioni petrolio 2024 elaborato da Goldman Sachs viene posto l’accento sulle politiche monetarie della banche centrali come fattore in grado di condizionare la direzione del greggio. Per gran parte del 2023 sia la BCE che la FED hanno ripetutamente alzato il costo del denaro. Solo negli ultimi board, grazie al supporto derivante dai buoni dati sull’inflazione, le due banche centrali si sono prese una pausa.

Secondo la stragrande maggioranza degli analisti, però, lo stop non è propedeutico ad un taglio immediato del costo del denaro che invece dovrebbe restare alto per un periodo di tempo più lungo rispetto a quanto precedentemente preventivato. Come messo in evidenza nell’analisi sulle previsioni tassi BCE/FED 2024 è plausibile che il cambio di passo sulla politica monetaria ci possa essere non prima di maggio/giugno.

Detto questo, la quotazione petrolio nel corso del 2023 ha segnato un massimo a quota 94,25 dollari e un minimo a 61,30 dollari. I prezzi si avviano a chiudere l’anno tra i 70 e i 75 dollari al barile.

E nel nuovo anno cosa succederà? Quali sono le previsioni petrolio 2024?

Previsioni petrolio 2024: l’analisi di Goldman Sachs

La scorsa estate, Goldman Sachs aveva al rialzo le previsioni sui prezzi del petrolio per il 2024. Tale decisione era stata probabilmente influenzata dal fatto che, a luglio 2023, la domanda globale di petrolio ha raggiunto il suo apice storico, raggiungendo quota 102,8 milioni di barili al giorno.

Secondo le più recenti previsioni della banca d’investimento Usa, nel secondo trimestre del 2024 i prezzi del petrolio potrebbero salire fino a 93 dollari al barile, rispetto al prezzo attuale di circa 71 dollari. Un driver di supporto a questa prospettiva dovrebbe arrivare dall’Arabia Saudita visto che Riad, nel mesi scorsi, aveva ridotto la sua offerta di greggio a circa 1 milione di barili. Proprio la massa dei sauditi potrebbe essere un elemento a supporto del rialzo delle quotazioni petrolifere nel 2023.

Una lezione del 2023 è che lo scenario geopolitico svolge un ruolo sempre più importante nei movimenti dei prezzi di mercato. Per anni non è stato così (ma solo perchè c’era una certa distensione tra le parti) ma successivamente allo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina prima e poi al conflitto tra Israele e Hamas, gli attriti geopolitici sono tornati a pesare tantissimo. In questo contesto proprio la decisione dei sauditi di procedere ad una riduzione dell’offerta di petrolio, sostenuta da considerazioni strategiche, potrebbe avere un impatto significativo sui mercati globali del greggio.

Resta ora da vedere se le proiezioni degli esperti di Goldman Sachs si avvereranno nell’anno a venire, o se eventuali sviluppi nel panorama geopolitico o nell’economia globale potrebbero modificare queste previsioni. In ogni caso, il settore energetico rimane suscettibile a cambiamenti improvvisi.

Previsioni domanda petrolio 2024: le ultime stime dell’AIE e dell’OPEC

L’andamento delle quotazioni petrolifere è influenzato dalla dinamica della domanda. Ecco perchè non si può prescindere da quelle che sono le indicazioni in merito.

Proprio a fine 2023, l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) ha alzato le previsioni di crescita della domanda globale di petrolio per il prossimo anno nonostante il previsto rallentamento economico. L’agenzia ha giustificato la sua decisione alla luce del miglioramento delle prospettive degli Stati Uniti.

Nonostante l’aggiornamento, continua ad essere presente un divario molto forte tra le stime dell’AIE e quelle dell’OPEC sulle prospettive di domanda per il 2024.

Nel suo report, l’AIE ha affermato che il consumo mondiale di petrolio aumenterà di 1,1 milioni di barili al giorno nel 2024, in rialzo di 130.000 bpd rispetto alla sua precedente previsione.

La revisione riflette “una prospettiva del PIL leggermente migliorata rispetto al rapporto del mese scorso“, ha affermato l’AIE.

Sempre secondo l’agenzia l’estensione dei tagli all’offerta dell’OPEC+ non ha impattato più di tanto sull’aumento dei prezzi in quanto la decisione di molti paesi di incrementare la produzione ha agito come vento contrario.

E a proposito di paesi produttori, nel suo report mensile, l’OPEC ha deciso di lasciare inalterata la sua previsione di crescita della domanda per il 2023 a 2,46 milioni di bpd mentre nel 2024 la previsione è di una crescita della domanda di 2,25 milioni di bpd (stesso target della precedente rilevazione).

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Previsioni petrolio 2024: il punto di vista di Pictet, XTB e IG

Altre previsioni petrolio 2024 molto interessanti sono quelle elaborate da Pictet Wealth Management. Secondo il gestore il prezzo del greggio dovrebbe restare vicino ai 90 dollari al barile (parliamo di Brent) per tutto il primo semestre e questo grazie all’incremento della domanda da parte delle economie emergenti (in primo luogo della Cina) per poi calare verso gli 80 dollari alla fine del prossimo anno.

Gli esperti ritengono che un’offerta supplementare più elevata e più precoce del previsto, da parte dei produttori non-OPEC+, continui ad essere uno dei rischi più importanti in quello che è lo scenario centrale assieme ad una eventuale deludente ripresa cinese. In generale la previsione di Pictet, peggiore rispetto a quella di Goldman Sachs, potrebbe anche a essere soggetta a rischi di ribasso.

Per gli analisti di XTB nel 2023 il mercato del greggio, pur avendo dovuto fare i conti con ben due tagli alla produzione da parte dei paesi OPEC+, è comunque stato in grado di mantenere una certa stabilità.

La domanda chiave per il 2024 riguarda l’atteggiamento di paesi come l’Arabia Saudita la Russia: questi due paesi sceglieranno di ripristinare una parte della loro produzione, creando le condizioni per un mercato più equilibrato, oppure manterranno la posizione in essere?

La realtà, affermano da XTB, è che le prospettive di domanda di greggio sono più che mai incerte tra gli operatori di mercato. Vero è che la Cina sarà sempre sempre di più il principale paese importatore di greggio al mondo, tuttavia non c’è la garanzia che la pur forte domanda di India e Cina da soli basti per determinare un importante rimbalzo dei prezzi del petrolio.

Gli analisti hanno inoltre evidenziato che i paesi OPEC+ più importanti, a partire proprio dall’Arabia Saudita, si potrebbero impegnare a mantenere i prezzi nella fascia tra gli 80 e i 100 dollari al barile. A fronte di una domanda debole ciò potrebbe portare a ulteriori tagli alla produzione da parte dei principali produttori di petrolio. Tra i fattori di incertezza che gravano sul mercato del petrolio nel 2024, XTB cita la complessa situazione in Medio Oriente e le imminenti elezioni presidenziali americane. Per finire anche una eventuale intensificazione dei conflitti regionali potrebbe ridurre l’offerta disponibile sul mercato.

Secondo IG, invece, il petrolio, nonostante il crescente peso della sostenibilità, è destinato a restare anche nel 2024 una delle più importanti fonti di energia.

Per gli analisti del celebre broker non è da escludere che l’oro nero sia destinato a fare i conti nei prossimi mesi con un eccesso di offerta provocato dalle scelte dei Paesi non Opec che però verrebbe almeno in parte compensato sia dall’domanda nei mercati emergenti che dalle tensioni geopolitiche. Detto questo IG Italia ritiene che il prezzo del petrolio possa oscillare tra i 60 e gli 80 dollari almeno fino a giugno 2024 per poi prendere più il largo nel secondo semestre dell’anno. Queste sono le previsioni di IG sul prezzo del petrolio per il 2024.

Previsioni petrolio: i fattori rialzisti e fattori ribassisti

Dopo aver analizzato le principali opinioni sull’andamento del prezzo del petrolio nel 2024, facciamo adesso il punto su quali potrebbero essere i catalizzatori rialzisti e quali quelli ribassisti.

Iniziamo dai primi ossia dagli elementi che potrebbero far salire il prezzo del greggio:

  • fine della politica zero covid19 da parte della Cina: Pechino, negli ultimi mesi, ha già eliminato molte delle restrizioni più dure contro il covid ma ci sono evidenti difficoltà nel ripristino della vita economica normale. Non è da escludere che la domanda di greggio da parte della Cina possa salire entro il secondo semestre di conseguenza ci possa essere un trascinamento verso l’alto i prezzi del petrolio.
  • calo della produzione petrolifera Usa: stando alle previsioni dell’EIA non è da escludere che la produzione petrolifera Usa possa raggiungere i 12,34 miliardi di bpd nel 2023. Attenzione però perchè molte compagnie petrolifere hanno già detto che è molto difficile che possano produrre più petrolio di quello che già fanno adesso.
  • gli Usa incrementano le loro riserve strategiche: negli ultimi mesi la Casa Bianca ha venduto quantità record di riserve petrolifere strategiche (SPR). Ebbene adesso la stessa Casa Bianca punta a ripristinare queste riserve.
  • le sanzioni sui prodotti petroliferi russi trasportati via mare: le nuove sanzioni entrano in vigore a febbraio 2023 e causeranno un aumento a breve termine dei prezzi della benzina in Europa. Tuttavia va considerato che Mosca invierà più petrolio ad altri paesi per compensare (Cina, India e Turchia)
  • le politiche dell’OPEC: l’organizzazione dei paesi produttori più la Russia potrebbe tentare di alzare i prezzi tagliando le quote di produzione nel 2023
  • la risalita dell’inflazione e la svalutazione del dollaro Usa: il greggio viene prezzato in dollari e quindi se dovesse esserci un deprezzamento del biglietto verde contro le valute estere, i paesi produttori dovrebbero venderlo a prezzi più alti in modo tale da vedersi comunque garantire le stesse entrate nella loro valuta.
  • eventuali calamità naturali: il settimo potenziale catalizzatore per il prezzo del greggio è in realtà una presenza fissa di tutti gli anni. Eventuali calamità o lo scoppio di altre guerre potrebbero far schizzare la valutazione dell’oil (si tratta comunque di eventi imprevedibili)

Ed ecco invece i fattori che potrebbero spingere al ribasso il prezzo del petrolio nel 2024:

  • lo scoppio di una recessione globale: se ne parla oramai da mesi e sarebbe il principale fattore in grado di deprimere le quotazioni petrolifere. Da sempre il prezzo del petrolio scende nel momento in cui scoppia una recessione con l’intensità del calo che dipende dalla flessione dell’economia
  • l’aumento della produzione da parte dell’OPEC+: scenario opposto a quello citato nel precedente elenco, è ovvio che un incremento della produzione avrebbe come effetto un calo dei valori del greggio. Vero è che tutto può accadere ma ad oggi i paesi produttori che potrebbero incrementare la produzione sono pochissimi  (Arabia Saudita, Iraq ed EAU)
  • una domanda cinese più bassa rispetto alle stime: sarebbe questo lo scenario inevitabile se la politica di riapertura da parte della Cina dovesse essere più lenta del previsto
  • la ripresa dei commerci energetici tra Russia e Europa: un’ipotesi simile presupporrebbe, in qualche modo, la fine della tensione e quindi almeno una tregua in Ucraina. Non è però detto che debba essere la Russia a fare la prima mossa….in fin dei conti è l’Europa che sta pagando un prezzo economico alto
  • un accordo nucleare tra Usa e Iran: in questo caso a parlare è la storia, nei precedenti storici le intese sul nucleare iraniano hanno sempre raffreddato il prezzo del greggio.

Ora non è detto che nel 2024 si debbano verificare solo fattori negativi o solo fattori positivi. Ci potrebbero essere alcuni elementi positivi e altri negativi. Dal loro equilibrio dipenderà l’andamento del prezzo del greggio.


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