Le previsioni USDJPY 2026 indicano un possibile scenario ancora complicato per lo yen giapponese, con diversi analisti che continuano a vedere margini di debolezza anche nel corso del prossimo anno. Dopo un 2025 dominato da pressioni ribassiste sulla valuta nipponica, il mercato sembra orientato a una prosecuzione del trend, soprattutto se resteranno elevati i rischi legati a inflazione, politica fiscale e scelte della Bank of Japan.
Yen più stabile, ma le tensioni restano sul tavolo
All’inizio della settimana lo yen ha dato segnali di stabilizzazione, attenuando temporaneamente le speculazioni su un possibile intervento di Tokyo per sostenere una valuta che, nelle ultime fasi, si è mossa vicino ai livelli più deboli degli ultimi decenni.
Questa breve tregua non significa necessariamente inversione di rotta, ma riflette piuttosto un mercato in attesa di capire la direzione delle prossime decisioni di politica monetaria.
Bank of Japan: i tassi possono salire, ma nulla è scontato
A favorire il recupero dello yen sono state soprattutto le parole del Governatore della Bank of Japan Kazuo Ueda, che ha ribadito come l’istituto dovrà valutare attentamente i pro e contro di un eventuale aumento dei tassi già dalla prossima riunione.
Il mercato ha reagito rapidamente: le aspettative per un rialzo nella riunione del 18-19 dicembre sono aumentate in modo significativo, con una probabilità stimata intorno all’80%, rispetto a circa il 60% di fine novembre. Questo spiega perché lo yen, almeno nel breve periodo, abbia trovato un supporto tecnico e psicologico contro il dollaro.
ING: possibile rafforzamento dello yen, ma dipende dal tono della BOJ
Secondo gli analisti di ING, il movimento di recupero dello yen dopo le dichiarazioni di Ueda potrebbe continuare, soprattutto se la Bank of Japan manterrà una comunicazione ferma e coerente con la prospettiva di una normalizzazione monetaria.
In altre parole, il cambio potrebbe rimanere sotto pressione solo se i mercati percepiranno un “ammorbidimento” del messaggio, ovvero una BOJ più prudente o meno convinta nel portare avanti la stretta.
BofA: la debolezza dello yen potrebbe proseguire anche nel 2026
Lo scenario più prudente, però, arriva da BofA Securities, che ritiene probabile un’estensione della debolezza dello yen anche nel 2026. Alla base della previsione ci sono due driver considerati decisivi: le spinte inflazionistiche legate alla politica economica e un contesto di crescente sensibilità verso i rischi fiscali del Giappone.
Nelle stime dei loro analisti, il cambio USDJPY potrebbe superare quota 160 nella prima parte del 2026, per poi rientrare gradualmente e stabilizzarsi in area 155 verso la fine dell’anno.
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Euro/Yen sotto osservazione: target a 190 nei primi mesi del 2026
Anche nel confronto con l’euro, lo yen rischia di mostrare fragilità. Le proiezioni indicano un possibile indebolimento fino a circa 190 yen per euro nella prima metà del 2026, un livello che rafforzerebbe ulteriormente la percezione di una valuta giapponese in difficoltà rispetto alle principali controparti globali.
Sanaenomics: maxi-stimolo e tassi bassi, un mix che può pesare sullo yen
Un altro elemento chiave per le previsioni USDJPY 2026 riguarda il fronte politico. La nuova Prima Ministra Sanae Takaichi avrebbe in programma un pacchetto di misure economiche dal valore di circa 137 miliardi di dollari, ribattezzato “Sanaenomics”, con l’obiettivo dichiarato di sostenere crescita e domanda interna.
Il punto critico è che Takaichi è anche conosciuta per una posizione favorevole a tassi di interesse più bassi, un’impostazione che potrebbe entrare in contrasto con la Bank of Japan, proprio mentre la banca centrale sta cercando di uscire gradualmente da anni di politica monetaria ultra-espansiva.
Rischio inflazione e nuove pressioni sulla BOJ
Gli analisti di ING evidenziano che un piano di stimolo così ampio potrebbe riaccendere la pressione inflazionistica di fondo, cioè quella componente più strutturale che esclude elementi volatili come cibo ed energia.
Se l’inflazione “core” dovesse tornare ad accelerare, la Bank of Japan potrebbe trovarsi costretta ad aumentare ulteriormente i tassi, anche per difendere credibilità e stabilità macroeconomica. Questo punto è cruciale perché porta a un bivio: una stretta monetaria più aggressiva potrebbe sostenere lo yen nel breve, ma allo stesso tempo aumentare i rischi su altri fronti.
Quantitative tightening e timori sulla sostenibilità fiscale
Nel quadro generale entra anche la politica di quantitative tightening della BOJ, cioè il percorso opposto rispetto agli acquisti massicci di titoli visti negli anni passati. Ridurre gli stimoli monetari mentre il governo potrebbe aumentare la spesa pubblica è una combinazione che può generare tensioni nei mercati.
Secondo diversi analisti, questa dinamica potrebbe alimentare dubbi sulla sostenibilità fiscale del Giappone. Se gli investitori iniziassero a chiedere rendimenti più alti sui titoli di Stato giapponesi, si potrebbe creare un doppio effetto negativo: rendimento in salita e yen più debole, soprattutto se la fiducia sulla solidità dei conti pubblici venisse messa in discussione.
Previsioni USDJPY 2026: cosa può muovere davvero il cambio
Quindi, le prospettive per il 2026 ruotano intorno a tre fattori dominanti:
la strategia della Bank of Japan sui tassi, la direzione della politica economica del nuovo governo e la percezione del mercato riguardo al rischio fiscale.
Se la BOJ confermerà una traiettoria credibile verso la normalizzazione, lo yen potrebbe trovare fasi di recupero. Ma se prevarranno stimoli aggressivi, inflazione persistente e dubbi sulla sostenibilità del debito, non è escluso che il cambio USDJPY torni a testare livelli molto elevati, con quota 160 vista da alcuni operatori come un’area possibile nelle prime fasi del 2026.
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