Kerry Group ha pubblicato risultati semestrali che evidenziano un quadro misto, con alcune metriche operative solide ma complessivamente inferiori alle aspettative del mercato. Il dato più osservato dagli investitori, l’EBITDA del secondo semestre, si è attestato a 652 milioni di euro, registrando uno scostamento negativo del 3% rispetto alle previsioni degli analisti.
Parallelamente, la società ha fornito una nuova previsione di crescita dell’utile per azione rettificato (EPS) a valuta costante per il 2026, indicando un incremento compreso tra il 6% e il 10%. Questo intervallo, pur confermando un’espansione degli utili, risulta leggermente inferiore alle attese del mercato, che si attestavano intorno al 9%.
A pesare sulle prospettive future contribuisce anche l’effetto valutario, che secondo le stime della società potrebbe ridurre gli utili di circa il 4%, limitando l’espansione complessiva dei margini.
Buyback da €300 milioni per sostenere il valore per gli azionisti
Nonostante le previsioni più caute, Kerry Group ha annunciato un importante programma di riacquisto di azioni proprie da 300 milioni di euro, segnale evidente della volontà di rafforzare il ritorno per gli azionisti e sostenere la valutazione del titolo.
Questo tipo di operazione ha diversi effetti positivi:
• Riduce il numero di azioni in circolazione
• Aumenta l’utile per azione nel medio termine
• Trasmette fiducia del management nella solidità futura della società
• Migliora l’attrattività per gli investitori istituzionali
L’annuncio arriva dopo un quarto trimestre in cui la crescita dei volumi, pari al 2,8%, si è mantenuta sostanzialmente in linea con le aspettative, confermando una domanda resiliente nonostante il contesto macroeconomico complesso.
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Ricavi e margini in crescita, ma inferiori al consenso degli analisti
Nel secondo semestre, i ricavi complessivi del gruppo hanno raggiunto 3,30 miliardi di euro, un dato inferiore di circa il 3% rispetto alle previsioni del mercato.
Nonostante questo, la società è riuscita a migliorare la propria redditività operativa. Il margine EBITDA è salito al 19,8%, con un incremento di 70 punti base su base annua, segnale di una gestione efficiente dei costi e di un miglior mix di prodotti.
La deflazione dei costi delle materie prime ha tuttavia inciso sui prezzi medi di vendita, che hanno registrato un calo dell’1,3% nel trimestre.
Flussi di cassa più deboli e posizione finanziaria sotto controllo
Dal punto di vista finanziario, Kerry Group ha mostrato una riduzione dei flussi di cassa operativi. Il cash flow operativo si è fermato a 356 milioni di euro, in netto calo rispetto ai 622 milioni registrati nello stesso periodo dell’anno precedente.
Anche il free cash flow annuale, pari a 643 milioni di euro, è risultato inferiore alle aspettative del mercato, che prevedevano circa 711 milioni.
Nonostante questo, la struttura finanziaria rimane solida. Il debito netto si attesta a 2,244 miliardi di euro, corrispondente a un rapporto di 1,9 volte l’EBITDA rettificato, un livello considerato sostenibile e ben gestibile.
Performance differenziata tra le aree geografiche
L’andamento delle vendite e dei volumi ha mostrato una significativa divergenza tra le diverse regioni operative.
Americhe in forte crescita, trainate da snack e ristorazione
Il mercato americano si conferma il principale motore di crescita per Kerry Group.
• Ricavi: 1,763 miliardi di euro
• EBITDA: 393 milioni di euro
• Crescita dei volumi: +4,4%
La crescita è stata sostenuta da diversi segmenti chiave:
• Snack e prodotti da forno
• Latticini
• Applicazioni alimentari per la ristorazione
• Forte espansione in America Latina, con il Brasile protagonista
Sia il canale retail che quello della ristorazione hanno contribuito positivamente alla performance.
Europa in difficoltà, con volumi in calo
Il mercato europeo ha mostrato segnali più deboli rispetto alle altre aree.
• Ricavi: 709 milioni di euro
• EBITDA: 141 milioni di euro
• Volumi: -2,6%
La crescita nella ristorazione ha parzialmente compensato la debolezza del segmento retail, che continua a risentire di consumi più cauti e di una maggiore pressione competitiva.
APMEA in espansione, con Sud-Est asiatico protagonista
La regione APMEA (Asia-Pacifico, Medio Oriente e Africa) ha evidenziato una crescita significativa, confermando il ruolo crescente dei mercati emergenti.
• Ricavi: 823 milioni di euro
• EBITDA: 152 milioni di euro
• Crescita dei volumi: +4,2%
Le aree più dinamiche includono:
• Sud-Est asiatico
• Medio Oriente
• Africa
• Catene di ristorazione e fast-food
• Segmento retail e prodotti pronti
Questi mercati continuano a beneficiare della crescita demografica, dell’urbanizzazione e dell’aumento della domanda di prodotti alimentari trasformati.
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Ristorazione e mercati emergenti guidano la crescita globale
Uno dei segnali più positivi riguarda la crescita del canale della ristorazione, con i volumi aumentati del 4,6% su base annua, accelerando fino al 6,1% nel quarto trimestre.
Questo risultato è stato favorito da diversi fattori strategici:
• Introduzione di nuovi prodotti e innovazioni di menu
• Espansione delle catene di ristorazione globali
• Maggiore domanda nei mercati emergenti
• Rafforzamento del posizionamento nei segmenti premium
Anche i mercati emergenti hanno mostrato una crescita robusta, con un aumento complessivo dei volumi del 5,3%, trainato principalmente da America Latina e Sud-Est asiatico.
Outlook: crescita attesa ma con maggiore cautela
Nonostante risultati inferiori alle attese, Kerry Group prevede di continuare a crescere nel 2026, puntando su tre leve principali:
• Espansione nei mercati emergenti
• Miglioramento dei margini operativi
• Crescita superiore al mercato nei volumi
La combinazione tra buyback azionario, espansione geografica e miglioramento dell’efficienza operativa rappresenta un elemento chiave per sostenere la creazione di valore nel medio termine, anche in un contesto macroeconomico caratterizzato da volatilità valutaria e dinamiche di consumo in evoluzione.
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