Le azioni Eni stanno vivendo una fase particolarmente interessante, in cui fattori geopolitici, contabili e finanziari si stanno intrecciando creando un mix raro per una big dell’energia. Da un lato c’è la possibile riattivazione dei crediti verso il Venezuela, dall’altro il recente collocamento di un nuovo bond ibrido che ha rafforzato la struttura finanziaria del gruppo. Due leve diverse, ma che insieme stanno ridisegnando la percezione del titolo sul mercato.
Dopo anni di immobilismo, il dossier venezuelano è tornato improvvisamente al centro della scena. Eni vanta circa 2,1 miliardi di euro di crediti nei confronti della compagnia statale Pdvsa, accumulati soprattutto per le forniture di gas del giacimento offshore Perla. Si tratta di partite che nel tempo erano state considerate quasi irrecuperabili, tanto che il gruppo le aveva già pesantemente svalutate in bilancio.
Il mutato contesto geopolitico, con una possibile normalizzazione dei flussi petroliferi e un rientro in scena delle major occidentali nel Paese, apre però uno spiraglio concreto: anche un recupero parziale di quei crediti avrebbe un impatto positivo diretto sul conto economico e sulla solidità patrimoniale di Eni.
Il mercato guarda a questo scenario come a una opzione gratuita sulle azioni Eni: non è ancora contabilizzata nei prezzi, ma potrebbe materializzarsi sotto forma di minori accantonamenti, maggiori flussi di cassa o persino di nuovi accordi industriali sul territorio venezuelano. In un contesto di petrolio strutturalmente caro e di domanda energetica globale ancora elevata, questo elemento aggiuntivo contribuisce ad aumentare l’appeal strategico del titolo.
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Parallelamente, Eni ha rafforzato il proprio profilo finanziario con il collocamento di un nuovo bond ibrido, uno strumento a metà tra debito e capitale proprio. Questo tipo di obbligazione viene in parte trattato dalle agenzie di rating come equity, permettendo al gruppo di migliorare i propri indici di leva finanziaria senza diluire gli azionisti.
Il successo dell’operazione, accolto con una domanda superiore all’offerta, segnala che gli investitori istituzionali continuano a vedere Eni come un emittente solido, con flussi di cassa robusti e una transizione energetica credibile.
Dal punto di vista delle azioni Eni, il bond ibrido è un segnale importante: riduce la pressione sul debito tradizionale, lascia più spazio alla distribuzione di dividendi e buyback e rafforza la capacità del gruppo di finanziare nuovi investimenti, sia nell’oil and gas sia nelle rinnovabili. In altre parole, rende il profilo rischio rendimento del titolo più equilibrato e difensivo, un aspetto molto apprezzato in una fase di mercati volatili.
Anche l’analisi tecnica offre spunti interessanti. Dopo il minimo autunnale in area 14,50 euro, le azioni Eni hanno costruito un trend di recupero che le ha riportate stabilmente sopra quota 16 euro. Nelle ultime settimane il titolo si è mosso all’interno di una fascia laterale ben definita, con supporti nell’area 15,55 e resistenze in prossimità di 16,75 euro. Il recente rimbalzo dai livelli più bassi di questo canale suggerisce che i compratori stanno difendendo il titolo, probabilmente sostenuti anche dalle notizie sul fronte Venezuela e dal rafforzamento finanziario legato al bond ibrido.
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Se le quotazioni riusciranno a consolidare sopra l’area 16,15 16,20, lo spazio di risalita verso la parte alta del range, attorno a 16,70 16,75 euro, resta aperto. Al contrario, solo una discesa sotto 16 euro rimetterebbe in discussione l’impostazione costruttiva, riportando i prezzi verso i supporti inferiori.
Le azioni Eni oggi si trovano in una posizione particolare: da un lato il possibile recupero dei crediti venezuelani rappresenta un potenziale catalizzatore positivo, dall’altro il bond ibrido ha rafforzato il bilancio e migliorato la percezione di solidità del gruppo.
Per gli investitori questo significa avere davanti un titolo che unisce stabilità finanziaria, dividendi interessanti e opzioni di crescita legate alla geopolitica e all’energia. In un settore dove le sorprese contano, Eni sembra essersi costruita più di una carta da giocare.
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