Multe Pos dal 30 giugno, a chi rivolgersi se il commerciante rifiuta il pagamento con carta

carta di credito e pos nelle mani di un uomo

Sarà capitato a tutti almeno una volta di entrare in un negozio per fare un po’ di spesa, oppure di fare colazione al bar e, nel momento di pagare, di estrarre il bancomat e sentirsi dire alla cassa: “non abbiamo il pos”, oppure “per quella cifra pago troppe commissioni”.

A partire da giovedì 30 giugno, però, se l’esercente continua a non accettare la moneta elettronica potrà scattare una multa. Dopo circa 8 anni dall’introduzione dell’obbligo, che fino ad ora era rimasto solamente sulla carta, il decreto Recovery bis associa alla violazione una sanzione amministrativa di 30 euro, a cui verrà aggiunto il 4% della transazione rifiutata.

Quindi il cittadino che si vedrà negata la possibilità di pagare con il bancomat (a meno che non decida di andar via senza pagare e saldare il conto in seguito, dopo aver prelevato o dopo aver effettuato un bonifico) potrà segnalare l’accaduto direttamente alla Guardia di Finanza, rivolgendosi al numero gratuito 117 o al reparto locale più vicino.

Se non dovessero esserci delle pattuglie disponibili, è possibile che le Fiamme Gialle non intervengano subito e che quindi la multa arrivi poi in un secondo momento. La segnalazione poi verrà utilizzata come “indicatore di rischio“, ossia verrà tenuto conto dell’accaduto per indirizzare controlli successivi sulla regolarità fiscale del negozio.

L’obbligo da parte degli esercenti di accettare i pagamenti con il bancomat (quindi pagamenti tracciabili) risale al decreto Crescita del Governo Monti, del 2012. Nel 2014 la soglia minima era di 30 euro e l’entrata in vigore venne rimandata a giugno 2014.

La legge di Stabilità del 2016 poi ridusse il tetto a 5 euro, introdusse delle eccezioni per i casi di “oggettiva impossibilità tecnica” e delle sanzioni fino a 500 euro per gli esercenti che risultassero privi del terminale pos, assieme al rischio di raddoppio della multa (quindi fino a 1.000 euro) e alla sospensione dell’attività se non si fossero messi in regola.

Le misure sono state rinviate a un decreto ministeriale che però non è stato mai varato. La misura della multa poi, molto più ridotta rispetto a quanto suggerito inizialmente, è stata quantificata per la prima volta nel decreto fiscale del 2019, ossia 30 euro più il 4% dell’importo della transazione rifiutata.

Queste misure sarebbero dovute scattare da luglio 2020, ma dopo appena pochi mesi la maggioranza ha deciso di abrogare la norma, che non è stata rimessa in pista nemmeno quando il piano Cashless del governo Conte ha previsto un credito d’imposta del 30% sulle commissioni addebitate ai commercianti e ai professionisti, e l’azzeramento delle commissioni per i costi inferiori a 5 euro sul circuito PagoBancomat per favorire anche la diffusione dei “micropagamenti“.

Attualmente esistono anche altre offerte che prevedono zero commissioni o il rimborso totale al di sotto di una certa cifra. Inoltre verso la fine del 2021 un emendamento di Lega e Leu al primo decreto Recovery ha provato a reintrodurre il tema delle multe, ma solo a partire da gennaio 2023.

Ad aprile, però, il governo Draghi ha deciso di anticipare questa data, considerando anche che l’introduzione delle sanzioni è prevista dal Recovery plan tra gli obiettivi da raggiungere entro la fine del mese corrente.

Dopo circa dieci anni, quindi, il decreto legge del 2012 è stato finalmente modificato per sancire la partenza di queste sanzioni a partire dal 30 giugno. L’obbligo per gli esercenti riguarda anche le carte prepagate e non è previsto alcun limite minimo al di sotto del quale il negoziante può essere giustificato per aver rifiutato il pagamento con carta.

Resta comunque l’eccezione per chi possiede una “oggettiva impossibilità tecnica“, come ad esempio nel caso di mancanza di rete in alta montagna. Inoltre come previsto dalla legge 689 del 1981, citata nel decreto del governo Monti, il funzionario o agente che accerta la violazione deve presentare il Prefetto un rapporto “con la prova delle eseguite contestazioni o notificazioni”.

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