Il nuovo ciclo finanziario si apre nel segno dell’ottimismo. Dopo tre anni consecutivi di rialzi, i mercati globali hanno iniziato il 2026 con una spinta sorprendente. Le Borse continuano a macinare record, i metalli preziosi tornano protagonisti e persino il Bitcoin, reduce da un 2025 complicato, mostra segnali di risveglio. Tutto sale, ma la vera domanda per gli investitori resta una sola: quale asset saprà davvero primeggiare da qui a dodici mesi?
Nel frattempo, l’attenzione degli operatori è catturata da un passaggio chiave sul fronte politico ed economico. La Corte Suprema statunitense è chiamata a esprimersi sulla legittimità dei dazi imposti tramite l’IEEPA. Secondo Bloomberg, oltre mille aziende si starebbero preparando a chiedere il rimborso dei dazi già versati. Parliamo di 133 miliardi di dollari, una cifra che, se restituita, avrebbe effetti rilevanti su deficit, debito pubblico e mercato dei Treasury. I bookmaker di Polymarket assegnano solo il 25% di probabilità a un verdetto favorevole all’amministrazione Trump, alimentando aspettative di uno stimolo fiscale indiretto per le imprese coinvolte.
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Oro e argento tornano al centro della scena
I metalli preziosi stanno beneficiando di un mix potente fatto di acquisti delle banche centrali, rendimenti reali contenuti e tensioni geopolitiche persistenti. L’oro ha ritrovato slancio dopo le prese di profitto di fine 2025, riportandosi a ridosso dei massimi storici. Secondo gli strategist di UniCredit, il rischio geopolitico incide più come rumore di fondo sui mercati energetici, ma resta un fattore strutturale di supporto per il metallo giallo.
Le stime di HSBC spingono ancora più in alto le aspettative, con quotazioni dell’oro potenzialmente intorno ai 5.000 dollari l’oncia nel primo semestre 2026. A sostenere il trend ci sono conflitti irrisolti, rivalità geopolitiche e il riposizionamento strategico delle riserve valutarie globali. Allo stesso tempo, però, gli analisti avvertono che dopo il miglior anno dal 1979 il ritmo di crescita potrebbe fisiologicamente rallentare.
L’argento, reduce da un incredibile +138% nel 2025, resta sotto osservazione. Il potenziale non manca, ma la volatilità elevata lo rende meno adatto a chi cerca stabilità. Le oscillazioni violente viste nell’ultimo scorcio dello scorso anno sono un chiaro promemoria dei rischi insiti in questo mercato.
Azioni: il rischio geopolitico non spaventa più
Sul fronte azionario, la propensione al rischio resta sorprendentemente alta. Le aspettative di politiche monetarie più accomodanti e l’entusiasmo per l’intelligenza artificiale continuano a sostenere i listini. Secondo il report dell’Investment Institute di UniCredit, il rischio geopolitico viene ormai percepito come un fattore secondario, incapace di scalfire la fiducia degli investitori.
Le stime parlano di rendimenti intorno al 10% per l’Europa e fino al 15% per gli Stati Uniti, trainati da crescita economica e utili societari solidi. Anche Goldman Sachs mantiene una visione costruttiva: per l’S&P 500 viene ipotizzato un rendimento totale del 12%, con l’indice proiettato verso quota 7.600. L’adozione dell’IA, secondo la banca, potrebbe sostenere una crescita dell’EPS a doppia cifra anche nel 2027.
Tuttavia, non mancano gli avvertimenti. Le valutazioni elevate e i premi per il rischio compressi rappresentano un potenziale punto di fragilità, soprattutto se dovessero riaffacciarsi timori di recessione negli Stati Uniti. L’S&P 500 tratta oggi a circa 22 volte gli utili attesi, con un premio significativo rispetto ai mercati globali. Da qui l’invito a diversificare maggiormente per migliorare il profilo rischio rendimento.
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Obbligazioni: il ritorno dell’interesse per il reddito fisso
Anche il mercato obbligazionario ha iniziato il 2026 con segnali incoraggianti. I rendimenti sono leggermente scesi, sostenuti dalle aspettative di un allentamento della Fed e da un’inflazione sotto controllo nell’area euro. In questo contesto, i Btp italiani si sono confermati protagonisti assoluti nel 2025, registrando le maggiori riduzioni di spread rispetto ai Bund e distinguendosi come gli unici titoli governativi europei senza aumenti di rendimento in termini assoluti.
Secondo Banca Finint, il nuovo scenario ha sancito la fine della storica distinzione tra Paesi semi core e periferici. Le prospettive restano complessivamente positive per i Paesi mediterranei, grazie a politiche fiscali più equilibrate rispetto a Germania e Francia. L’Italia resta però un osservato speciale: la fine del Pnrr nella seconda parte del 2026 potrebbe riaccendere i problemi strutturali di crescita, anche se la ridotta emissione netta di Btp continua a sostenere il debito pubblico.
Bitcoin: rimbalzo tecnico o nuova fase rialzista?
Dopo un 2025 deludente, il Bitcoin ha iniziato il 2026 con un deciso recupero, riportandosi stabilmente sopra i 90.000 dollari. Il rimbalzo è sostenuto da un clima di maggiore fiducia e dall’ingresso di capitali istituzionali, che vedono nella criptovaluta un efficace strumento di diversificazione di portafoglio.
Le previsioni restano estremamente divergenti. Citigroup ipotizza un target di 143.000 dollari entro fine anno, con scenari più aggressivi che spingono fino a 200.000 dollari. Ancora più ambizioso Tim Draper, che rilancia il suo storico obiettivo di 250.000 dollari, già annunciato anni fa.
I rischi, però, non mancano. Un contesto monetario meno espansivo del previsto e una partecipazione retail tiepida potrebbero tradursi in pressioni di vendita prolungate, frenando la corsa dell’asset digitale.
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Come conviene investire?
Azioni, obbligazioni, oro e criptovalute stanno vivendo una fase di forza sincronizzata, un evento raro che rende il confronto ancora più interessante. Nei prossimi dodici mesi, la vera differenza non la farà il singolo asset, ma la capacità di costruire portafogli equilibrati, pronti a navigare tra crescita, volatilità e nuovi equilibri geopolitici.
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