L’oro è tornato protagonista assoluto dei mercati: nelle ultime ore il prezzo ha segnato un nuovo massimo storico, spingendosi fino a sfiorare area 4.700 dollari l’oncia. In scia, anche l’argento ha accelerato con forza, arrivando oltre 94 dollari l’oncia, un livello che conferma quanto in questo momento gli investitori stiano cercando copertura e stabilità.
Quando si verificano movimenti così intensi, la domanda che molti si fanno è sempre la stessa: conviene comprare oro ai massimi storici oppure si rischia di entrare nel momento peggiore? La risposta non è mai “sì” o “no” in modo assoluto, perché dipende da scenario, orizzonte temporale e strategia. Ma ci sono alcuni elementi chiave che aiutano a leggere la situazione con lucidità.
Perché oro e argento stanno salendo proprio adesso
Oro e argento vengono considerati da sempre beni rifugio, cioè strumenti che tendono a rafforzarsi quando aumenta l’incertezza globale. In questo momento, a sostenere il rally non c’è solo una dinamica tecnica, ma un mix di fattori molto chiaro: tensioni geopolitiche, rischio di instabilità economica e il ritorno dello spettro di una nuova guerra commerciale.
Il catalizzatore principale arriva dallo scontro tra Stati Uniti ed Europa legato alla Groenlandia e alle possibili misure protezionistiche. La situazione si è intensificata dopo nuove minacce di dazi da parte del presidente americano Donald Trump, con l’ipotesi di tariffe a doppia cifra contro diversi Paesi europei considerati “coinvolti” nello scenario militare e strategico sull’isola.
In parallelo, l’Europa starebbe valutando una risposta decisa, con contromisure che secondo indiscrezioni potrebbero arrivare fino a decine di miliardi di euro. Questo tipo di escalation, quando coinvolge economie avanzate e blocchi commerciali così grandi, tende a generare immediatamente due reazioni: pressione sulle Borse e corsa verso asset difensivi, come oro e argento.
Non è un caso che, proprio mentre i metalli preziosi acceleravano, diversi listini europei abbiano aperto la settimana in rosso, con un clima più prudente e vendite diffuse.
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I prezzi oggi: record, poi un fisiologico ritracciamento
Nella fase più calda della mattinata, l’oro ha toccato quota 4.690,79 dollari, mentre l’argento è salito fino a 94,1 dollari. Successivamente è arrivata una piccola frenata, tipica di queste giornate: l’oro ha ridimensionato i guadagni attestandosi intorno a 4.666,54 dollari (+1,53%), mentre l’argento è rientrato in area 93,33 dollari (+3,64%).
Questi movimenti non vanno interpretati come segnali di debolezza, ma come un comportamento normale quando un prezzo corre veloce: dopo nuovi record scatta spesso una fase di stabilizzazione, dove entra in gioco la componente psicologica del mercato e, soprattutto, le prese di profitto.
Basta guardare cosa è successo la settimana scorsa: dopo più sedute positive consecutive, venerdì l’oro era tornato sotto 4.600 dollari e l’argento aveva perso slancio, proprio perché molti investitori hanno preferito incassare una parte dei guadagni. È uno schema classico: il trend rimane rialzista, ma il percorso non è mai lineare.
Comprare oro ai massimi storici: rischio o opportunità?
Investire su un asset ai massimi storici può sembrare controintuitivo, perché l’istinto porta a pensare che “ormai è troppo tardi”. In realtà, dal punto di vista dei mercati, un massimo storico spesso indica qualcosa di diverso: il trend è forte e la domanda sta superando l’offerta, alimentata da fattori reali e da flussi di capitale in ingresso.
Il punto non è tanto “massimo sì o massimo no”, ma capire con quale logica si entra. Chi compra oro come forma di protezione di lungo periodo può anche accettare movimenti temporanei contro, perché ragiona in ottica di stabilità e diversificazione. Chi invece vuole fare trading di breve periodo deve tenere conto che sui record possono aumentare volatilità e ritracciamenti improvvisi.
Il vero rischio, in questi casi, non è tanto comprare “alto”, ma comprare senza una strategia, inseguendo il prezzo con l’ansia di perdere il treno. L’oro, quando accelera, tende a creare fasi di euforia in cui il mercato diventa più vulnerabile a correzioni veloci.
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Oro e tensioni sulla Groenlandia: perché il mercato sta reagendo così forte
Il tema Groenlandia sta diventando un simbolo di uno scontro più ampio: controllo strategico, equilibrio geopolitico, rotte commerciali e nuove logiche di potere. Quando il mercato percepisce che una crisi locale può trasformarsi in una frattura economica più grande, si crea un effetto domino.
Le minacce di dazi, soprattutto se accompagnate da dichiarazioni pubbliche aggressive e tempistiche ravvicinate, aumentano la probabilità di instabilità e frenata della crescita. Per gli investitori questo significa una cosa sola: difesa. E in una fase difensiva, oro e argento vengono comprati sia da chi vuole protezione sia da chi vuole sfruttare l’impulso.
In più, il fatto che si parli anche di strumenti europei potenzialmente “anti-coercitivi”, in grado di limitare l’accesso di aziende estere al mercato interno, rende lo scenario ancora più delicato. Il timore è che lo scontro vada oltre la semplice tariffa e tocchi la struttura stessa dei rapporti economici, cosa che amplifica l’attrattiva dei beni rifugio.
Livelli chiave dell’oro: i possibili obiettivi e le aree di correzione
Dal punto di vista del movimento di prezzo, l’oro si conferma in una fase con impostazione chiaramente rialzista, praticamente su ogni orizzonte temporale osservato dagli operatori. Dopo il superamento dei massimi precedenti in area 4.650 dollari, il mercato sta ora valutando la possibilità di estensioni ulteriori.
Tra gli obiettivi più osservati, i livelli che spesso vengono citati dagli analisti in questo contesto sono 4.750 dollari e 4.800 dollari. Se il prezzo dovesse consolidare sopra queste soglie, la spinta potrebbe proseguire verso 4.900 dollari, con aree intermedie intorno a 4.850 dollari.
Ma è importante anche considerare il “lato B” del rialzo: in un trend forte, una discesa non significa per forza inversione, ma spesso è una semplice fase di riassorbimento. In questo scenario, eventuali rientri verso 4.400 dollari vengono spesso interpretati come zone in cui il prezzo potrebbe ritrovare interesse in acquisto, soprattutto se la struttura rialzista rimane intatta.
Se invece la pressione in vendita diventasse più pesante e dovessero cedere i livelli di supporto principali, entrerebbe in gioco una correzione più profonda, con aree tecniche che potrebbero diventare progressivamente importanti: 4.300 dollari, poi 4.250, 4.150 e in estensione 4.100. Una discesa fino a 4.000 dollari segnerebbe un ritorno verso i minimi recenti e, a quel punto, cambierebbe il tono del breve e medio periodo.
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Come investire sull’oro senza comprare fisicamente: l’opzione dei CFD
Chi vuole esporsi al prezzo dell’oro senza acquistare lingotti o strumenti tradizionali può valutare anche la possibilità di operare con i CFD (Contratti per Differenza), che permettono di investire sull’andamento del prezzo, sia al rialzo che al ribasso.
È una soluzione spesso usata da chi fa operatività più dinamica perché consente maggiore flessibilità, ma è importante ricordare un aspetto fondamentale: i CFD sono strumenti a leva, e quindi amplificano sia i potenziali profitti sia le possibili perdite. In una fase come questa, dove l’oro è in spinta ma può avere ritracciamenti improvvisi, la gestione del rischio diventa centrale, soprattutto per chi opera sul breve periodo.
Per questo, quando si valutano i CFD sull’oro, la differenza la fa la disciplina: dimensione della posizione, livelli di protezione, obiettivi realistici e capacità di non farsi trascinare dall’emotività del momento.
Il punto finale: l’oro ai massimi non è sempre “troppo tardi”, ma serve metodo
L’oro oggi sta correndo per motivi concreti, e il contesto globale rende comprensibile la forza del movimento. Tuttavia, entrare ai massimi storici non è una scelta “automatica”: può essere un’operazione sensata se inserita in una strategia, ma rischiosa se nasce solo dall’ansia di inseguire il rialzo.
In fasi come questa, la regola più utile è semplice: non chiedersi solo “dove può arrivare l’oro?”, ma soprattutto “cosa succede se scende?”. È lì che si vede se un investimento è costruito bene oppure no.
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