In Europa la crisi energetica è peggio che altrove, costretti a scegliere tra fornelli e riscaldamento

Uomo che apre un portafoglio vuoto

La crisi energetica non riguarda certo solo l’Italia e nemmeno si tratta di un problema solo europeo, anche se effettivamente è evidente una grossa differenza tra le criticità che si trovano ad affrontare in questo particolare frangente i cittadini europei rispetto a quelle, ad esempio, dei cittadini statunitensi.

E nello stesso contesto europeo vi sono diversi livelli di criticità, con la Germania indubbiamente tra i Paesi più esposti, seguita da Italia e Francia. A non avere alcun problema per quel che riguarda la disponibilità e i costi dell’energia è invece la Russia, che tra l’altro ha un livello di inflazione assolutamente sotto controllo mentre nel Vecchio Continente continua a salire verso il 10%.

Una situazione che rischia di passare da critica a drammatica nel giro di una manciata di settimane, nel momento in cui i consumi saliranno inevitabilmente con l’arrivo della stagione fredda, per peggiorare ancora quando le forniture di gas dalla Russia smetteranno di arrivare.

Cittadini europei costretti a un drastico calo della qualità della vita

I cittadini europei si trovano quindi a dover affrontare una situazione senza precedenti anche sotto questo aspetto, e in molti si stanno già attivando volontariamente (ma soprattutto per contenere i costi proibilivi) riducendo i consumi di energia.

Il prezzo del gas d’altra parte continua a salire, infatti sono previsti ulteriori rincari con l’arrivo dell’autunno, rincari che vanno ad aggiungersi agli aumenti del 550% degli ultimi 12 mesi. Per il consumatore finale sono in arrivo ulteriori rialzi dei prezzi del gas, che si traduranno in Regno Unito in un incremento della spesa dell’80% a partire da ottobre secondo quanto riferisce l’ente regolatore Ofgem, che indica una bolletta media annuale intorno alle 3.549 sterline.

Stando ai dati ufficiali, per via degli aumenti sul gas e sull’energia elettrica, vi sono milioni di persone in tutta Europa che stanno spendendo cifre prima impensabili per poter accedere agli stessi servizi di un anno fa.

Le risposte che sono arrivate dai vari governi nazionali, grazie alle quali avrebbe dovuto essere possibile offrire delle garanzie almeno alle famiglie con reddito basso, si sono rivelate troppo timide e inefficaci. I dati mostrano infatti che gli aiuti introdotti non hanno ottenuto un impatto significativo nel ridurre la spesa delle famiglie.

Nel Regno Unito, stando ai dati dell’ente regolatore Ofgem, i cittadini spenderanno mediamente il 10% dei propri stipendi in gas, elettricità e altri combustibili per il riscaldamento, oltre che in carburante per le proprie auto. La cifra che le famiglie si troveranno a spendere in questi ambiti sarà il doppio di quella spesa nel 2021, secondo i calcoli di Carbon Brief.

Una crisi energetica, quella attuale, che si rivela quindi palesemente più grave di quella vissuta in Europa a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, quando l’embargo petrolifero degli Stati produttori di petrolio e la rivoluzione iraniana del 1979 provocarono blackout e code davanti alle stazioni di servizio nei Paesi occidentali. All’epoca per i cittadini del Regno Unito questo si tradusse in una spesa per l’energia pari al 9,3% dello stipendio nel momento peggiore.

In Europa costretti a scegliere tra riscaldare o mangiare

La situazione in Europa, già oggi, è critica. E quel che preoccupa maggiormente è che questa situazione è destinata a peggiorare rapidamente con l’arrivo dell’autunno, da una parte per gli ulteriori aumenti previsti e dall’altra per via dell’incremento dei consumi legato alla stagione fredda.

Stando a quanto rivelato da uno studio svolto dal Financial Fairness Trust circa un terzo delle famiglie britanniche ha ridotto l’uso di forneli e forni, mentre un terzo ha ridotto il numero delle docce e circa la metà di loro ha abbassato la temperatura del riscaldamento in casa.

Jamie Evans, ricercatore senior dell’Università di Bristol, che ha preso parte allo studio del Financial Fairness Trust, ha spiegato che “le persone stanno facendo molto per cercare di contenere le bollette, ma queste aumentano comunque. Ecco perché vogliamo che il governo faccia di più”.

Se prendiamo i dati dell’indice dei prezzi del gas dell’Ocse del primo trimestre 2022 vediamo che in quel periodo i rincari erano più contenuti rispetto a quelli delle crisi precedenti. Se guardiamo i dati dell’Aie che risalvono al 1978 abbiamo modo di constatare che nonostante i consumatori statunitensi abbiano pagato mediamente prezzi più alti per il gas naturale negli ultimi 40 anni, nel 2022 il prezzo del gas per i consumatori europei ha infine superato i livelli degli Usa.

Come accennato in apertura infatti è soprattutto in Europa che si sentono gli effetti delle sanzioni contro la Russia, ed è in Europa che si rischiano i razionamenti, con le famiglie tedesche e italiane che risultano quelle maggiormente colpite dagli aumenti del prezzo del gas.

In una famiglia media italiana si registrano infatti aumenti tali sulle bollette del gas e della luce che la spesa raggiunge il 5% del totale delle spese complessivamente sostenute. Il dato, riferito al mese di luglio 2022, va confrontato con quello del 2019 (epoca pre-Covid) quando la percentuale era del 3.5% stando ai dati della società di ricerca economica Prometeia.

Per quel che riguarda la Germania, si parla di bollette del gas per le famiglie che sono più che raddoppiate nel mese di luglio 2022 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, stando ai dati del portale dei prezzi Check24. Ad aumentare sono anche i prezzi del gasolio per il riscaldamento, con una spesa per una famiglia con una casa di media grandezza che risulterà maggiorata del +78% circa rispetto al mese di maggio 2021.

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