Raffineria industriale con alte ciminiere fumanti, mentre alcuni operai con caschi gialli osservano l’impianto in funzione
Ripresa a rischio - BorsaInside.com

La produzione industriale dell’Eurozona torna a rallentare e riaccende i timori per la ripresa del settore manifatturiero. Secondo l’analisi diffusa da ING Economics, l’aumento dei prezzi dell’energia legato alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente rischia di compromettere il fragile recupero dell’industria europea.

I dati più recenti mostrano un calo significativo dell’attività produttiva all’inizio dell’anno, proprio nel momento in cui il settore sembrava aver ritrovato un certo slancio.

Produzione industriale ai livelli più bassi degli ultimi 13 mesi

A gennaio la produzione industriale nell’area euro è diminuita dell’1,5% su base mensile, dopo la flessione dello 0,6% registrata a dicembre. Si tratta del livello più debole degli ultimi tredici mesi.

Il rallentamento ha coinvolto le principali economie del blocco:

  • Germania
  • Italia
  • Spagna

tutte alle prese con contrazioni della produzione rispetto al mese precedente.

A pesare sul dato complessivo è stato anche il marcato calo della produzione irlandese, un dato che gli economisti di ING definiscono tradizionalmente molto volatile ma che in questo caso ha amplificato la flessione generale.

Secondo Bert Colijn, capo economista di ING per i Paesi Bassi, il contesto internazionale sta rapidamente cambiando il quadro delle aspettative.

“Proprio quando l’ottimismo stava tornando nel settore manifatturiero, la geopolitica ha rimesso chiaramente sul tavolo i rischi al ribasso”.

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Il caro energia torna a pesare sull’industria europea

Gli economisti di ING evidenziano come il conflitto in Medio Oriente stia agendo come un vero e proprio fattore di rallentamento per l’industria europea. L’aumento dei costi energetici e le possibili interruzioni nelle catene di approvvigionamento stanno creando nuove difficoltà soprattutto per i comparti più energivori.

Tra i settori maggiormente esposti ci sono:

  • siderurgia e industria pesante
  • chimica e produzione di materiali di base

Queste attività non hanno ancora recuperato completamente dallo shock energetico del 2021-2022, quando i prezzi dell’energia avevano colpito duramente la competitività industriale europea. Un nuovo periodo prolungato di costi elevati potrebbe quindi rallentare ulteriormente la ripresa.

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Ripresa industriale a rischio nonostante gli investimenti pubblici

Negli ultimi mesi le prospettive per il manifatturiero europeo erano migliorate grazie alle aspettative di maggiore spesa pubblica in difesa e infrastrutture, che dovrebbe sostenere la domanda industriale nei prossimi anni.

In parallelo, la Commissione Europea sta portando avanti iniziative come l’Industrial Accelerator Act, pensato per rafforzare la competitività produttiva del continente.

Tuttavia, secondo ING, un nuovo e duraturo aumento dei prezzi energetici potrebbe rappresentare un ostacolo sufficiente a raffreddare le prospettive di ripresa, soprattutto per i comparti più dipendenti dall’energia.

I dati ridimensionano l’ottimismo delle imprese

Durante la precedente crisi energetica, alcuni segmenti industriali meno esposti ai costi dell’energia erano riusciti a mantenere una certa crescita. Gli analisti avvertono però che questa resilienza potrebbe non bastare se la pressione sui settori energivori dovesse continuare.

I numeri pubblicati per gennaio offrono quindi un segnale chiaro: l’ottimismo registrato tra i produttori negli ultimi mesi non trova ancora piena conferma nei dati reali sulla produzione.

Per l’industria europea, la ripresa resta possibile, ma molto dipenderà dall’evoluzione dei prezzi dell’energia e dalla stabilità dello scenario geopolitico nei prossimi mesi.

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