La crescente tensione in Medio Oriente sta iniziando a influenzare anche le strategie dei grandi investitori globali. JPMorgan ha deciso di rivedere il proprio posizionamento nella regione, abbassando la raccomandazione sulle azioni degli Emirati Arabi Uniti e spostando la preferenza verso il mercato azionario saudita. Secondo la banca d’affari americana, l’evoluzione del conflitto aumenta l’incertezza per gli investitori e potrebbe avere ripercussioni sulla stabilità finanziaria del Golfo.
David Aserkoff, strategist di JPMorgan, ha spiegato in una nota che, a una settimana dall’inizio della crisi, i danni materiali negli Emirati sono rimasti contenuti. Tuttavia, il livello di rischio percepito dagli investitori resta elevato. Per questo motivo la banca ha ridotto il rating dell’indice MSCI UAE, portandolo da overweight a neutral, e ha eliminato tutte le azioni emiratine precedentemente incluse nella propria Top 10 regionale.
Perché JPMorgan preferisce ora l’Arabia Saudita
Il cambio di strategia nasce principalmente dalle differenze strutturali tra le due economie. Secondo JPMorgan, il mercato saudita presenta alcune caratteristiche che potrebbero renderlo più resistente durante una fase di instabilità geopolitica.
In particolare, l’analista evidenzia due fattori chiave:
- Minore presenza di investitori stranieri, che riduce il rischio di forti deflussi di capitali nei momenti di tensione internazionale.
- Un’economia meno dipendente da turismo e commercio globale, elementi che tendono a soffrire maggiormente in scenari di crisi.
Per queste ragioni JPMorgan ritiene che l’indice MSCI Saudi Arabia abbia maggiori probabilità di sovraperformare nel breve periodo rispetto al mercato emiratino.
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Il rischio reputazionale per Dubai come hub finanziario
La revisione delle stime rappresenta un cambio di rotta rispetto alle precedenti indicazioni della banca, che negli ultimi mesi aveva mostrato una maggiore preferenza per gli Emirati Arabi Uniti.
Secondo Aserkoff, uno dei rischi principali riguarda la percezione internazionale di Dubai come porto sicuro finanziario. Se il conflitto dovesse prolungarsi, questa reputazione potrebbe indebolirsi, con conseguenze sulle valutazioni delle società quotate e sulle aspettative di crescita degli utili.
Anche alcune misure adottate dai regolatori locali hanno creato malumori tra gli investitori. La chiusura dei mercati per due giorni e l’introduzione di un limite giornaliero alle oscillazioni del 5% hanno rallentato gli scambi, impedendo a diversi titoli di tornare rapidamente a un regime di negoziazione pienamente libero.
Elevata presenza di capitali esteri negli EAU
Un ulteriore elemento di vulnerabilità riguarda la composizione degli investitori. Le azioni degli Emirati presentano una quota di partecipazione straniera nettamente superiore rispetto a quelle saudite, un fattore che può amplificare la volatilità in caso di tensioni geopolitiche.
Tra i titoli più esposti agli investitori internazionali figurano diverse società legate al gruppo ADNOC e al colosso immobiliare Emaar, spesso presenti nei portafogli globali focalizzati sui mercati emergenti.
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I settori difensivi preferiti dagli analisti
In questa fase di incertezza, JPMorgan invita gli investitori a orientarsi verso società considerate più difensive nel panorama MENA (Medio Oriente e Nord Africa). Tra i titoli ritenuti più solidi figurano:
- grandi gruppi energetici come Saudi Aramco e le società di telecomunicazioni della regione
- banche saudite di alta qualità, oltre a First Abu Dhabi Bank e alle utility degli Emirati
Parallelamente, la banca ha aggiornato il proprio portafoglio CEEMEA Top 10, inserendo Al Rajhi Bank e rimuovendo diversi titoli emiratini.
Le prospettive per i mercati del Golfo
Lo scenario di base elaborato da JPMorgan prevede ancora due-quattro settimane di combattimenti nella regione. Tuttavia, gli analisti avvertono che un prolungamento delle ostilità potrebbe pesare ulteriormente sui mercati azionari del Medio Oriente.
Allo stesso tempo, una crisi più duratura avrebbe anche un’altra conseguenza: il probabile aumento dei prezzi dell’energia, fattore che potrebbe sostenere i ricavi dei grandi produttori petroliferi della regione.
Per gli investitori internazionali, quindi, il Medio Oriente resta un’area ricca di opportunità ma sempre più influenzata dal rischio geopolitico. In questo contesto, secondo JPMorgan, l’Arabia Saudita potrebbe offrire nel breve periodo una maggiore stabilità rispetto agli Emirati Arabi Uniti.
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