I futures sui principali indici azionari statunitensi registrano un rimbalzo, mentre i prezzi del petrolio arretrano dopo le dichiarazioni del presidente Donald Trump, secondo cui il conflitto con l’Iran potrebbe concludersi “molto presto”. Le parole della Casa Bianca hanno contribuito a calmare, almeno temporaneamente, la forte tensione che nelle ultime sessioni ha dominato i mercati globali.
Nonostante questo cauto ottimismo, il contesto resta estremamente fragile: Teheran continua a segnalare la volontà di proseguire il confronto e ha ventilato la possibilità di bloccare il traffico energetico attraverso lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per circa un quinto del petrolio mondiale. Sul fronte societario, l’attenzione degli investitori è inoltre rivolta ai risultati trimestrali di Oracle, attesi dopo la chiusura dei mercati statunitensi.
Futures USA in recupero dopo la volatilità
L’avvio della giornata di martedì mostra segnali di stabilizzazione sui mercati finanziari. I contratti futures sugli indici di Wall Street sono saliti, sostenuti dalla speranza che il conflitto in Medio Oriente possa entrare in una fase di de-escalation.
Intorno alle 10:11 (ora italiana):
- i futures sul Dow Jones Industrial Average guadagnavano circa lo 0,3%
- i futures sull’S&P 500 salivano dello 0,4%
- i futures sul Nasdaq-100 avanzavano di circa lo 0,5%
La seduta precedente è stata caratterizzata da forti oscillazioni. Inizialmente i mercati avevano reagito negativamente all’intensificarsi degli attacchi congiunti tra Stati Uniti e Israele contro obiettivi iraniani, con un improvviso aumento del prezzo del petrolio e dei rendimenti obbligazionari.
A pesare sul sentiment anche la notizia della possibile successione di Mojtaba Khamenei alla guida della Repubblica islamica dopo il padre Ali Khamenei, un segnale interpretato dai mercati come indicativo di una linea politica ancora rigida nei confronti dell’Occidente.
Con il passare delle ore, tuttavia, i listini hanno recuperato terreno dopo che Trump ha definito l’operazione militare “praticamente completa”, alimentando le speranze di una conclusione relativamente rapida del conflitto.
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Trump: “La guerra potrebbe finire molto presto”
Durante una conferenza stampa, Donald Trump ha dichiarato che l’offensiva contro l’Iran ha raggiunto risultati significativi e che la fine delle ostilità potrebbe arrivare “molto presto”.
Il presidente ha parlato di un “grande successo” delle operazioni militari condotte insieme a Israele, sottolineando però che Washington resta pronta a intensificare le azioni qualora Teheran non accettasse le richieste statunitensi.
Tra i punti più delicati rimane la sicurezza energetica globale. Trump ha avvertito che gli Stati Uniti reagirebbero duramente se l’Iran tentasse di interrompere il traffico petrolifero nello Stretto di Hormuz, un passaggio marittimo vitale per i mercati energetici.
Da parte sua, la leadership iraniana ha risposto con toni altrettanto duri, lasciando intendere che nessun carico di petrolio potrebbe attraversare lo stretto se gli attacchi continueranno.
Petrolio in calo dopo il rally dei giorni scorsi
Le tensioni geopolitiche avevano spinto il petrolio verso livelli estremamente elevati nelle scorse sedute. Lunedì il greggio aveva addirittura sfiorato i 120 dollari al barile dopo gli attacchi contro infrastrutture energetiche iraniane.
Martedì, però, il mercato ha invertito la rotta:
- il Brent Crude è sceso fino a circa 91,77 dollari al barile
- il West Texas Intermediate è calato intorno a 85,93 dollari
A pesare sui prezzi è stata la prospettiva di misure straordinarie per stabilizzare l’offerta globale. Tra le opzioni discusse figurano eventuali deroghe alle restrizioni sulle esportazioni di petrolio di alcuni paesi sanzionati — tra cui la Russia — e il possibile rilascio di scorte strategiche da parte dei paesi del G7.
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Oro in rialzo ma ancora in fase laterale
In un contesto di incertezza geopolitica, l’oro continua a svolgere il ruolo di bene rifugio. Il prezzo del metallo prezioso ha registrato un moderato rialzo, pur rimanendo all’interno di un intervallo relativamente ristretto.
Negli ultimi giorni, infatti, le quotazioni oscillano tra 5.000 e 5.200 dollari per oncia, segno che gli investitori stanno ancora valutando gli effetti del conflitto sull’economia globale.
Il principale fattore di equilibrio resta il timore di un ritorno dell’inflazione. Se le tensioni energetiche dovessero spingere al rialzo i prezzi, le principali banche centrali potrebbero mantenere politiche monetarie più restrittive, rafforzando il dollaro e limitando il potenziale di crescita dell’oro.
Attesa per i conti di Oracle
Oltre alla geopolitica, i mercati guardano anche alla stagione degli utili. Dopo la chiusura di Wall Street saranno diffusi i risultati trimestrali di Oracle, oggi uno degli attori più osservati nel settore del cloud e dell’intelligenza artificiale.
La società ha rafforzato la propria posizione grazie alla collaborazione con OpenAI, che utilizza le sue infrastrutture per supportare modelli avanzati di IA. Tuttavia, l’espansione della capacità di calcolo richiede investimenti enormi.
Oracle ha infatti previsto 50 miliardi di dollari di spese in conto capitale per l’anno fiscale in corso, una cifra nettamente superiore alle stime precedenti. Questa strategia ha alimentato dubbi tra gli investitori sulla sostenibilità finanziaria del piano.
Secondo indiscrezioni di Bloomberg, l’azienda starebbe valutando tagli alla forza lavoro e avrebbe sospeso l’espansione di un grande data center dedicato all’intelligenza artificiale in Texas, dopo lunghe trattative sul finanziamento.
Il titolo Oracle, che lo scorso settembre aveva toccato circa 328 dollari, è recentemente sceso intorno ai 151 dollari, registrando una perdita superiore al 22% dall’inizio dell’anno. Un segnale di come il sentiment degli investitori resti prudente nonostante il boom dell’intelligenza artificiale.
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