Stando ai sondaggi sarà lo sfidante democratico ad avere la meglio nella corsa alla Casa Bianca, ma si raccomanda molta prudenza perché l’esito è tutt’altro che scontato, anche sulla scorta di quanto avvenuto quattro anni fa, quando il presidente Donald Trump smentì clamorosamente i sondaggi.

Nel 2016 infatti i sondaggi davano favorita Hillary Clinton ma alla fine dello spoglio delle schede a vincere fu proprio Donald Trump, il che dimostrò quanto i sondaggi possano sbagliarsi quando si tratta delle presidenziali Usa in particolare. Peraltro secondo il Primary Model di Helmuth Norpoth sarà proprio il presidente uscente a conquistare la vittoria.

Motivo in più per essere prudenti circa l’esito delle elezioni presidenziali Usa, il cui esito resta in realtà piuttosto incerto tutto sommato, e a meno di clamorose novità prima del 3 novembre bisognerà attendere che siano terminati gli spogli per sapere chi sarà il presidente Usa per i prossimi quattro anni.

E l’attesa probabilmente non sarà nemmeno così breve, visto che si prevedono lunghi conteggi e riconteggi che rischiano di portare addirittura ad una ‘contingent election’, ossia ad una pratica prevista dalla Costituzione che è stata adottata per l’ultima volta nel lontano 1837, e che prevede che a scegliere il presidente degli Stati Uniti sia il Congresso.

Elezioni presidenziali Usa: Biden o Trump?

Cosa succederà nel caso di una riconferma di Trump alla presidenza e cosa in caso di vittoria di Biden? Secondo alcuni osservatori internazionali se a vincere dovesse essere lo sfidante ad essere avvantaggiata sarebbe l’economia europea per via del ritorno al multilateralismo, mentre per economia e mercati Usa cambierebbe poco.

Questi interrogativi sono stati portati al centro di un dibattito da Amundi, condotto da Lisa Jones, CEO e Presidente di US and Head of Americas di Amundi Pioneer, che in passato ha ricoperto il ruolo di moderatrice tra Ken Taubes, CIO US di Amundi Pioneer, e Didier Borowski, Head of Global Views di Amundi.

Per quel che concerne l’esito delle elezioni presidenziali che si svolgeranno il 3 novembre negli Stati Uniti, è emersa l’indicazione che “la leggera correzione dell’azionario americano a settembre potrebbe aver prezzato una vittoria di Biden” secondo quanto riportato da FinancialLounge. I sondaggi però potrebbero sbagliare, 2016 docet, da cui la necessità di procedere con estrema cautela.

La questione delle modalità di voto delle presidenziali Usa

Nell’affrontare l’interrogativo riguardante l’esito del voto negli Stati Uniti, è stato lo stesso Ken Taubes a far notare che negli Usa non è decisivo il voto popolare ma quello dei collegi elettorali, ed è per questa ragione che si deve tener conto in particolare di quelli che risultano essere Stati in bilico, senza escludere la possibilità che il conteggio dei voti possa andare per le lunghe.

Lo spoglio potrebbe infatti presentare qualche intoppo in più anche per via dell’ampio ricorso al voto per posta, cui si ricorre in teoria per contenere la diffusione del contagio da Coronavirus. Ed è ancora Taubes ad evocare la possibilità, prevista appunto dalla Carta Costituzionale, di una Contingent Election.

Se si dovesse ricorrere a questa sorta di piano B per decretare la vittoria di uno dei due candidati alla presidenza degl Stati Uniti, la scelta ricadrebbe sulla Camera dei rappresentanti, mentre al Senato spetterebbe la scelta del vicepresidente.

Alla Contingent Election si ricorre però solo nel caso in cui nel Collegio Elettorale, cioè quello per il quale votano i cittadini americani, non emerga una maggioranza assoluta, cosa che non accade come accennato dal 1837, ma non per questo la si può escludere.

La vittoria di Biden farebbe bene all’economia dell’Ue

Secondo gli esperti di Amundi negli Usa ci sarà un’impennata della spesa pubblica indipendentemente da quale dei due candidati raggiunga la Casa Bianca. In entrambi gli scenari la Federal Reserve darà il suo supporto tenendo bassi i tassi di interesse per un lungo periodo, consentendo in questo modo al bilancio federale di sostenere il peso di deficit e debito pubblico molto alti.

Ma se da una parte si prevedono pochi cambiamenti sotto questi aspetti negli Usa, dall’altro per l’Unione Europea le differenze ci sarebbero eccome. Didier Borowsky ritiene infatti che se Donald Trump dovesse essere confermato alla guida del Paese gli Stati Uniti dovrebbero aspettare nuove tensioni soprattutto di natura commerciale, mentre una presidenza di Biden spalancherebbe le porte al multilateralismo, che avvantaggia economie e mercati europei.

La vittoria di Biden potrebbe indebolire il dollaro

Gli esperti di Amundi hanno preso in considerazione anche le prospettive dei mercati americani, sia quello azionario che il mercato del credito, nonché le quotazioni del dollaro.

Taubes ritiene che il valore delle azioni di Wall Street non sia particolarmente elevato se si considera il valore medio degli indici. Si registrano, forse, alcuni eccessi su determinati segmenti in particolare, come i titoli growth, ma per gli altri è andata diversamente, sono rimasti perlopiù indietro ed hanno un ampio margine per recuperare.

Anche il mercato del credito Usa promette bene secondo Taubes, che parla di un circolo virtuoso con il mercato immobiliare di tipo residenziale, che sta trainando il mercato del credito alimentando la richiesta di mutui.

Quanto al dollaro, nel medio termine dovrebbe rimanere debole secondo l’esperto di Amundi, e ciò per via del riemergere dei deficit gemelli e dell’incremento del rapporto debito/PIL, senza tralasciare l’aspetto dei tassi di interesse che la Fed si impegna a tenere bassissimi per un lungo periodo di tempo.

Se si dovesse iniziare a prospettare con maggiori probabilità una rielezione di Donald Trump, il valore del dollaro potrebbe invece salire temporaneamente sulla scia di crescenti timori legati alla possibilità di un inasprimento delle tensioni commerciali e a scenari di incertezza geopolitica crescente.

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