Il candidato vaccino contro il Covid-19 sviluppato dall’Università di Oxford e prodotto dalla casa farmaceutica AstraZeneca, genera una forte risposta immunitaria nella fascia d’età più vulnerabile, ossia quella degli anziani. Questo è quanto riportato dal Financial Times, parlando anche di “speranze” generate dai trial.

Attualmente la sperimentazione si trova nella fase 3, ossia quella finale che verifica l’efficacia e la sicurezza del farmacco su migliaia di soggetti volontari.

Due fonti che lo stesso giornale ha definito come “al corrente degli studi in corso“, hanno affermato che il campione in questione è stato in grado di generare anticorpi e linfociti T, le cellule che rappresentano la prima linea di difesa del nostro sistema immunitario, tra gli anziani.

Questa è una notizia davvero importante poiché proprio in quella fascia d’età il sistema immunitario diventa meno reattivo, tanto che proprio per gli anziani vengono spesso studiati dei “vaccini potenziati”.

I dati ottenuti sono comunque in linea con quelli rilevati a luglio, i quali mostravano delle “risposte immunitarie robuste” in un gruppo di adulti sani di età compresa tra i 18 e i 55 anni, proprio a seguito della somministrazione del vaccino prodotto da AstraZeneca.

Al momento questo farmaco rappresenta una delle tre opzioni selezionate dall’Europa, e quindi anche dall’Italia. Inoltre lo Jenner Institute della Oxford University sta realizzando il candidato vaccino in collaborazione con la Irbm di Pomezia (istituto di ricerca di biologia molecolare).

Piero di Lorenzo, presidente della Irbm, ha affermato: “nelle sperimentazioni di fase 1 già pubblicate, il vaccino evidenziava un’efficacia del 90% che con un richiamo può arrivare al 95%“.

Le parole di Burioni

Roberto Burioni, in un post sulla pagina Facebook di Medical Facts ha affermato: “Molti vaccini sono poco efficaci nello stimolare la risposta negli anziani, per esempio quello contro l’influenza. Nel caso di un vaccino contro Covid-19 questa caratteristica negativa sarebbe eccezionalmente dannosa, visto che il virus è particolarmente pericoloso nelle persone anziane. Se così fosse, l’unico modo per proteggerle sarebbe raggiungere l’immunità di gregge e non è cosa facile“.

L’esperto ha poi aggiunto che se quindi la notizia riportata dal Financial Times dovesse rivelarsi vera, “quando sarà dimostrata l’efficacia del vaccino nella popolazione generale, è legittimo aspettarsi che sarà efficace anche negli anziani. Il che, credetemi, è importantissimo nella lotta contro questo virus“.

Burioni ha infine detto che ancora non si può essere certi che in vaccino funzioni, ma se la ricerca procede con questi ritmi allora molto presto si avranno delle notizie in merito. Inoltre non è possibile fare supposizioni su eventuali date, ma, come ribadito da Burioni stesso, occorre tenere duro perché “potremmo essere all’ultimo chilometro di una difficilissima tappa in salita”.

L’approvazione del vaccino

I dati raccolti sono preliminari, non ancora pubblicati, e bisogna in ogni caso aspettare la fine ufficiale della terza e ultima fase di sperimentazione. Intanto l’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali, ha già iniziato ad esaminare i dati raccolti dal produttore per dare l’approvazione in tempi brevi prima di immettere il prodotto sul mercato.

La ricerca sul vaccino sviluppato a Oxford aveva subito una breve interruzione a settembre, quando un soggetto volontario aveva sviluppato una grave patologia in seguito alla somministrazione del vaccino. In seguito è stato appurato che non vi fossero correlazioni tra i due eventi, quindi le sperimentazioni sono riprese in tutti i Paesi (Brasile, Sud Africa e Stati Uniti).

Sergio Abrignani, immunologo, ordinario di Patologia generale all’Università Statale di Milano e direttore dell’Istituto Nazionale di Genetica Molecolare “Romeo ed Enrica Invernizzi”, ha spiegato al Corriere Salute l’iter seguito attualmente dai vaccini, e in questo caso da quello di Pfizer.

“Di solito le agenzie regolatorie impiegano mesi per esaminare in dettaglio i documenti: ci sono però due tipi di approvazione/registrazione per un vaccino, ossia quella classica e poi ce n’è una emergenziale. Se la pandemia dovesse ancora aumentare a fine novembre, l’approvazione potrebbe anche arrivare in poche settimane, che è un tempo brevissimo. Se ci fosse un’approvazione per uso emergenziale, quindi in tempi rapidi, la registrazione del vaccino potrebbe avvenire entro gennaio“.

Tuttavia occorre ricordare che avere un vaccino già pronto entro fine anno non vuol dire che tutta la popolazione verrà subito vaccinata. L’Italia infatti riceverà una fornitura di dosi, pari a circa 2-3 milioni, per le persone a rischio e gli operatori sanitari, ma per terminare il primo ciclo di vaccinazione si dovrà apettare la prossima primavera.

Infatti di Lorenzo ha aggiunto: “Entro giugno la stragrande maggioranza, anzi, direi tutti quelli che vogliono, perché ho visto una statistica dell’Istat che prevede che il 75% degli italiani è già pronta a vaccinarsi, questo 75% è ragionevole prevedere che entro giugno 2021 sia vaccinato”.

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