Analisi CGS, ecco in che modo la Cina potrebbe dire addio al carbone

Secondo il CGS, Center for Global Sustainability, dell’Università del Maryland, esiste una strada che la Cina deve iniziare a percorrere per poter raggiungere i propri obiettivi sul clima e questa comprende l’immediata eliminazione di 100 GW di centrali a carbone, cominciando col chiudere prima quelle meno efficienti, e poi impostare la rotta per un phase out completo per il 2045.

A settembre dello scorso anno, il presidente Xi Jinping ha promesso di condurre il Paese verso la neutralità climatica entro il 2060, e che il picco delle emissioni verrà raggiunto nel 2030. Tuttavia, il Piano quinquennale presentato dalla Cina la scorsa settimana, non sembra avere obiettivi così ambiziosi come quanto precedentemente promesso. In altre parole, non sembra essere in linea con le promesse fatte dal presidente.

Pechino si è sempre dimostrata abbastanza scettica nei confronti della transizione ecologica, perché ritenuta un passaggio che rischia di rallentare il suo sviluppo economico, andando invece a vantaggio di altri Paesi. L’analisi condotta dal CGS, però, mostra come questa preoccupazione sia del tutto infondata. Sembra infatti possibile dire addio al carbone in maniera abbastanza rapida senza però influire sullo sviluppo dell’intera nazione.

Nate Hultman, direttore del CGS, ha poi spiegato: “i risultati di questo documento mostrano che con un’azione rafforzata, la Cina può raggiungere obiettivi sia nazionali che globali attraverso un’eliminazione graduale strutturata dell’energia dal carbone“. Lo studio analizza in maniera dettagliata tutte le centrali a carbone presenti in Cina e presenta un percorso che ne può accelerare la chiusura.

Sha Yu, co-direttore del programma Cina del CGS, ha affermato: “sulla base di questa analisi di oltre 1000 centrali a carbone in funzione, risulta che il 18% delle centrali a carbone esistenti, per un totale di 112 GW di capacità, ha prestazioni scadenti secondo tutti i criteri tecnici, economici e ambientali e quindi sono impianti che possono facilmente subire un arresto rapido“.

Questo sarebbe il primo dei tre passi da compiere necessariamente per poter essere in linea con gli obiettivi prefissati. Il secondo, invece, consiste nello stop immediato della costruzione di nuovi impianti a carbone. Questo in realtà rappresenta un punto abbastanza delicato in quanto la Cina presenta già circa 200 GW di impianti già approvati e pronti ad essere costruiti nei prossimi anni, a meno che Pechino non ci ripensi.

Il terzo e ultimo punto, invece, consiste nel ridurre l’utilizzo di centrali a carbone dalla generazione di carico di base all’utilizzo in corrispondenza dei picchi della domanda nel sistema elettrico nazionale. Un primo passo sarebbe quello di ridurre via via le ore di esercizio annuali delle fabbriche. Così facendo si potrebbe effettuare un lento cambio di funzione degli impianti e ciò richiede frequenti interventi per aumentarne la flessibilità.

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