La corrente del Golfo è prossima al collasso: Amoc più basso degli ultimi 1.600 anni

La corrente del Golfo è prossima al collasso: Amoc più basso degli ultimi 1.600 anni

La corrente del Golfo è essenziale per mitigare il clima di molti Paesi europei ed ora potrebbe essere prossima al collasso

Alcuni ricercatori hanno osservato un rallentamento allarmante della corrente del Golfo. Questo è uno dei principali "tipping point", ossia un punto di non ritorno che nei sistemi climatici indica una serie di eventi che, se esasperati, portano il clima ad un livello di cambiamento dal quale non sarà più possibile tornare indietro.

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I risultati, pubblicati sulla rivista scientifica Nature, hanno evidenziato una "quasi completa perdita di stabilità nell'ultimo secolo" di quelle correnti che in inglese vengono definite Amoc e che corrispondono al "capovolgimento meridionale della circolazione atlantica".

In realtà queste correnti sono già al punto più lento da circa 1.600 anni, ma ora si teme che queste possano essere prossime al collasso. Ma quali sarebbero gli effetti del collasso delle correnti del Golfo?

La corrente del Golfo è una corrente oceanica calda dell'emisfero boreale presente nella parte più settentrionale dell'oceano Atlantico. Questa corrente trasporta quindi acqua calda tropicale verso il nord dell'Atlantico, dove poi si raffredda una volta raggiunto il circolo polare artico.

Il ciclo appena descritto è di estrema importanza perché è proprio questo processo che consente la mitigazione del clima di molti Paesi europei che si affacciano sull'oceano Atlantico. Ma questo non è l'unico motivo. Se la corrente del Golfo si dovesse fermare, le conseguenze non sarebbero avvertite solo in Europa ma in tutto il mondo, infatti:

  • si interromperebbero le piogge da cui dipende l'agricoltura di molti Paesi, tra cui India, Sud America e Africa occidentale;
  • si innalzerebbe notevolmente il livello del mare sulla costa est del Nord America;
  • aumenterebbero le tempeste;
  • si abbasserebbe di parecchio la temperatura in tutta Europa, poiché appunto non ci sarebbe più la corrente a mitigare il clima;
  • cambierebbe anche il fine equilibrio della foresta amazzonica e delle calotte glaciali artiche.

In altre parole, è come se d'un trato venisse spento l'interruttore che regola l'equilibrio del clima nel mondo. Pur provando a fare delle stime sull'ipotetica data del collasso della corrente, resta comunque molto difficile affermare quando questo potrebbe accadere.

La complessità del sistema Amoc e l'incertezza sugli effetti che il futuro riscaldamento climatico avranno sul pianeta rendono infatti abbastanza difficile prevedere l'eventuale collasso della corrente del Golfo. Tuttavia, il fatto che livelli così elevati di destabilizzazione cominciano ad essere visti già ora non fa che aumentare la preoccupazione dei ricercatori.

Grazie all'analisi svolta da David Thornalley, dell'University College di Londra, si è scoperto che l'Amoc è al suo punto più debole degli ultimi 1.600 anni: "questi segnali di stabilità decrescente sono preoccupanti. Ma ancora non sappiamo quando si verificherà un collasso e quato potremmo essere vicini", ha affermato il ricercatore.

Per il momento non è noto quale sarebbe il livello di CO2 che segnerebbe il punto di non ritorno. Proprio per questo motivo il team di scienziati che ha condotto lo studio continua a sostenere che l'unica soluzione per il momento è mantenere le emissioni il più basse possibile, dato anche che la probabilità che questo evento si verifichi aumenta con ogni grammo di CO2 che viene immesso nell'atmosfera.

Sono troppi i punti di non ritorno

I ricercatori si dicono preoccupati poiché sembrano essere diversi i punti di non ritorno. Oltre al rallentamento della corrente del Golfo, infatti, sembra che si siano verificati altri tipping points:

  • una porzione abbastanza rilevante della calotta glaciale della Groenlandia si sta sciogliendo e questo porterebbe ad un significativo aumento del livelo globale del mare;
  • l'ondata di calore che si è verificata nel 2020 in Siberia ha provocato un massiccio rilascio di metano nell'atmosfera;
  • la foresta pluviale dell'Amazzonia produce ora più CO2 di quanta ne riesca ad assorbire.

Sono in molti a ritenere che oramai siano stati superati una serie di punti di non ritorno, ma non bisogna gettare la spugna proprio ora, perché può essere fatto ancora molto per cercare di rimediare al danno. Abbiamo infatti ancora del tempo, anche se non molto, per evitare il collasso della corrente del Golfo, ma una cosa è certa: dobbiamo agire più in fretta di quanto stiamo facendo ora.

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