Un grafico finanziario in discesa sullo schermo di un tablet. Sullo sfondo la scritta e il logo BASF su un impianto industriale
BASF - BorsaInside.com

Le azioni BASF SE, uno dei principali gruppi chimici globali, sono finite sotto pressione dopo una mossa netta da parte di Barclays, che ha declassato il titolo a “underweight”, indicando un possibile ribasso significativo nei prossimi mesi. Il nuovo prezzo obiettivo fissato a 40 euro implica un potenziale calo di circa il 21% rispetto alla chiusura recente di 50,62 euro, segnalando una crescente prudenza da parte degli analisti su uno dei nomi più rappresentativi del settore chimico europeo.

Il downgrade arriva in un momento particolarmente delicato per BASF, con diversi fattori che stanno mettendo in discussione la sostenibilità delle attuali valutazioni e le prospettive di crescita future.

Il recente rialzo del titolo non riflette un reale miglioramento dei fondamentali

Secondo Barclays, la crescita registrata dal titolo BASF dall’inizio dell’anno, pari a circa il 14%, non è stata sostenuta da un miglioramento concreto delle performance operative, ma piuttosto da dinamiche tecniche di mercato. In particolare, il rally sarebbe stato alimentato da:

• chiusura di posizioni short da parte degli investitori
• ricollocazioni di portafoglio nel settore chimico
• fattori tecnici più che da revisioni positive degli utili

Il comparto chimico, infatti, era tra i più colpiti dalle vendite allo scoperto a inizio anno, e il successivo recupero rifletterebbe soprattutto un rimbalzo tecnico, non una vera inversione strutturale.

Questo elemento solleva dubbi sulla solidità della recente rivalutazione del titolo, soprattutto considerando le prospettive operative ancora fragili.

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Stime sugli utili riviste al ribasso e rischio di delusione nel 2026

Uno dei punti più critici evidenziati da Barclays riguarda le prospettive sugli utili futuri. La banca ha ridotto la propria previsione di EBITDA rettificato per il 2026 a 6,82 miliardi di euro, al di sotto delle attese del mercato, che si collocano intorno ai 7,02 miliardi.

Considerando anche il contributo della divisione Coatings, la stima complessiva arriva a circa 7,2 miliardi di euro, ma resta comunque inferiore alle aspettative più ottimistiche degli analisti.

Ancora più preoccupante è il fatto che, applicando i trend storici e la recente debolezza operativa, l’EBITDA potrebbe attestarsi in un intervallo compreso tra:

• 6,15 miliardi di euro
• 6,45 miliardi di euro

Questo scenario sarebbe nettamente inferiore sia al consenso di mercato che agli obiettivi più ambiziosi della società.

Il quadro è ulteriormente peggiorato dopo il recente profit warning per il 2025, che ha evidenziato un quarto trimestre particolarmente debole, con risultati tra i peggiori degli ultimi dieci anni.

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Valutazioni considerate troppo elevate rispetto alla qualità finanziaria

Uno degli aspetti più critici riguarda l’attuale valutazione del titolo BASF, che secondo Barclays appare eccessiva rispetto ai fondamentali.

Il titolo tratta attualmente su multipli superiori alle medie storiche:

P/E forward di circa 17 volte, rispetto alla media decennale di circa 13 volte
EV/EBITDA forward di circa 9 volte, rispetto a una media storica di 7,5 volte

Questi livelli risultano difficili da giustificare alla luce di alcuni indicatori finanziari deboli:

• rendimento del flusso di cassa libero stimato all’1,4%
• rapporto debito netto/EBITDA pari a 2,7 volte
• ritorno sul capitale investito (ROIC) del 2,5%

Tutti questi valori risultano inferiori rispetto ai principali concorrenti del settore, che presentano mediamente metriche più solide.

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Il nodo dei costi ambientali e il peso crescente del sistema ETS europeo

Un altro fattore chiave riguarda i costi legati al sistema europeo di scambio delle emissioni di CO₂, noto come ETS.

Il mercato aveva inizialmente interpretato alcune possibili modifiche normative come un potenziale vantaggio per BASF. Tuttavia, Barclays sottolinea che il quadro complessivo resta negativo.

Con la progressiva eliminazione delle quote gratuite di emissione, BASF dovrà affrontare un aumento significativo dei costi operativi. Le stime indicano che:

• l’impatto annuale sui costi potrebbe arrivare fino a 1,02 miliardi di euro entro il 2034
• attualmente i costi si aggirano intorno ai 245 milioni di euro annui
• il peso sull’EBITDA potrebbe tradursi in una riduzione significativa dei margini

Questo rappresenta un ostacolo strutturale alla redditività futura, che il mercato potrebbe non aver ancora pienamente incorporato nelle valutazioni.

Cina e nuovo impianto di Zhanjiang: crescita a rischio in un mercato indebolito

La Cina rappresenta uno dei pilastri della strategia di espansione di BASF, ma proprio qui emergono alcune delle principali criticità.

Il nuovo complesso industriale di Zhanjiang, uno dei progetti più ambiziosi della società, sta aumentando la produzione in un contesto caratterizzato da domanda debole e margini in contrazione.

Le prospettive del settore chimico cinese indicano un deterioramento strutturale:

• utilizzo degli impianti di etilene previsto in calo dall’82% al 75% entro il 2030
• utilizzo dell’HDPE in diminuzione fino al 74% entro il 2031
• margini medi recenti negativi, rispetto ai livelli elevati del precedente superciclo

Anche i dati della joint venture BASF con Sinopec a Nanjing evidenziano un peggioramento drastico, con utili crollati da 675 milioni di euro nel 2021 a soli 2 milioni nel 2024.

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Il nuovo impianto potrebbe generare utili molto inferiori alle aspettative

Le previsioni di Barclays sul nuovo sito di Zhanjiang risultano molto più prudenti rispetto agli obiettivi aziendali e alle attese del mercato.

Secondo la banca, l’impianto potrebbe generare:

• tra 200 e 300 milioni di euro di EBITDA annuo a pieno regime

Un valore significativamente inferiore rispetto:

• agli obiettivi ufficiali di BASF, compresi tra 1 e 1,2 miliardi di euro
• alle stime di consenso di circa 600 milioni di euro entro il 2028

Questa discrepanza evidenzia un potenziale rischio di delusione per gli investitori che puntano sulla crescita futura legata all’espansione in Asia.

Perché il downgrade di Barclays potrebbe cambiare il sentiment sul titolo BASF

Il downgrade rappresenta un segnale importante per il mercato, perché evidenzia una combinazione di fattori negativi che potrebbero influenzare il titolo nei prossimi trimestri:

• valutazioni superiori alla media storica
• utili sotto pressione
• crescita in Cina più debole del previsto
• aumento strutturale dei costi ambientali
• ritorni sugli investimenti inferiori alle aspettative

Nel complesso, il giudizio più prudente di Barclays riflette il timore che il mercato stia sopravvalutando il potenziale di recupero del gruppo chimico, mentre i fondamentali indicano una fase ancora complessa e incerta.

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