Giornata drammatica per le azioni BFF Bank che fin dal primo minuto di scambi sono state travolte dalle vendite tanto da finire subito in asta di volatilità per eccesso di ribasso. A circa un’ora dall’apertura degli scambi la situazioni è quindi la seguente: azioni BFF Bank sospese e tensione alle stelle sul titolo. Impressionanti i numeri: crollo teorico del 32 per cento, prezzi a 5,4 euro e ribasso su base mensile di 43 punti percentuali. Una caporetto.
Ma cosa si nasconde dietro questi numeri? Per quale motivo sulle azioni BFF Bank c’è un vero e proprio panic-selling? Il titolo non è nuovo a situazioni simili visto che già un paio di settimane fa era andando a picco. L’entità del tracollo che è in atto oggi, però, oggettivamente non ha eguali. Vale quindi la pena approfondire.
BFF Bank: le cause del crollo in borsa
Il tracollo del titolo BFF Bank è riconducibile a una revisione profonda delle aspettative di redditività e di crescita, innescata dalle decisioni strategiche comunicate dal management. Il mercato ha reagito negativamente all’annuncio di accantonamenti straordinari, alla revisione dei conti storici e al taglio dei target finanziari. Tutti elementi che,. presi nel loro insieme, hanno aumentato l’incertezza sul profilo di utili nel breve-medio termine.
Vediamo nel dettaglio uno per uno.
De-risking del factoring e accantonamenti straordinari
Il primo fattore alla base del crollo delle azioni BFF Bank riguarda la scelta di accelerare il de-risking del portafoglio di factoring, in vista di una possibile operazione di cartolarizzazione. A seguito di una revisione interna delle esposizioni, il management di BFF Bank ha avviato una serie di interventi finalizzati a ridurre il rischio di credito e a rendere più stabile la profittabilità futura.
Queste operazioni hanno però un impatto immediato sui conti: per il 2025 è previsto un onere one-off pre-tasse di circa 95 milioni di euro, legato principalmente ad accantonamenti aggiuntivi. Sebbene tali misure comportino una riduzione della non-performing exposure, il mercato ha penalizzato la banca per il deterioramento temporaneo dei risultati contabili e per l’assenza di una chiara visibilità sui benefici di lungo periodo.
Restatement del bilancio 2024 e incertezza contabile
Un ulteriore elemento di pressione sul titolo è rappresentato dal restatement atteso del bilancio 2024, collegato alla diversa rappresentazione contabile di alcune poste del factoring. Si tratta di un assaggio che ha alimentato dubbi sulla comparabilità storica dei risultati e sulla qualità degli utili precedentemente riportati.
A fronte degli accantonamenti, BFF Bank ha tuttavia segnalato la presenza di circa 53 milioni di euro di ricavi fuori bilancio, legati a sentenze definitive favorevoli su crediti verso la pubblica amministrazione, che verranno contabilizzati solo al momento dell’incasso.
Pur trattandosi di valore economico potenziale, l’assenza di riconoscimento immediato a conto economico ne riduce l’effetto di mitigazione nel breve termine, contribuendo alla reazione negativa del mercato.
Impatto sugli utili 2025: divario tra dato rettificato e contabile
Ancora alla base del crollo delle azioni BFF ci sono le indicazioni fornite per il 2025. Queste stime evidenziano una forte divergenza tra utile netto rettificato e utile netto contabile. Al netto delle componenti straordinarie, il risultato netto è stimato intorno a 150 milioni di euro, in crescita del 5% su base annua, con un ROE rettificato di circa il 23%, a conferma della redditività strutturale del modello di business.
Tuttavia, includendo gli effetti one-off, l’utile netto contabile scende a circa 70 milioni di euro, livello considerato deludente dagli investitori. In questo contesto il CET1 ratio fully capitalised, atteso al 13,2%, resta adeguato ma non sufficiente a compensare la revisione delle prospettive di utile.
Taglio delle stime 2026: il vero catalizzatore del sell-off
Il fattore più penalizzante in assoluto per il titolo è stato il ridimensionamento delle stime 2026. Il CdA ha approvato un budget più prudente, basato su una crescita più contenuta del portafoglio crediti e su ipotesi più conservative sugli incassi.
Di conseguenza, l’utile netto rettificato atteso per il 2026 è stato ridotto a circa 160 milioni di euro, rispetto a una precedente previsione di 240 milioni. La revisione ha avuto un impatto diretto anche sull’utile per azione, rivisto da 1,3 euro a 0,8 euro, determinando un repricing immediato delle valutazioni in Borsa.
Volendo tirare le somme, il crollo di BFF Bank sembra riflettere non tanto un problema di solidità patrimoniale quanto più che altro una rottura della narrativa di crescita. Il mercato sta scontando un profilo di utili più volatile, una minore visibilità sui ritorni futuri e un percorso di normalizzazione più lungo. Impossibile azzardare ipotesi su cosa fare ma quello che è certo è che nel breve periodo, la percezione del rischio è destinata a restare molto elevata, in attesa di evidenze concrete sull’efficacia del de-risking e sul recupero della traiettoria di crescita.
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Quando un titolo viene sospeso, i prezzi crollano e il mercato entra in modalità panico, il vero rischio non è solo finanziario ma decisionale.
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