All’indomani del collocamento del nuovo bond subordinato dual tranche, le azioni Intesa Sanpaolo registrano una seduta negativa a Piazza Affari. Il titolo arretra del 2,5%, a fronte di un Ftse Mib in ribasso dello 0,9%, evidenziando una performance peggiore rispetto all’indice di riferimento. Con il calo odierno, il bilancio mensile di Intesa si porta a -1,5%, segnale di una fase di consolidamento dopo la forza mostrata nei mesi precedenti.
Il movimento in Borsa arriva subito dopo l’annuncio dell’emissione di un bond subordinato di tipo Additional Tier 1 (AT1) per un ammontare complessivo di 1,25 miliardi di euro. Si tratta di strumenti ibridi che, ai fini regolamentari, contribuiscono al rafforzamento del patrimonio di vigilanza. In teoria, quindi, un’operazione che migliora la struttura del capitale della banca.
Il dettaglio dell’emissione: due tranche perpetue con cedole elevate
L’operazione è stata strutturata in due tranche, entrambe con regolamento fissato al 17 febbraio 2026, ma con caratteristiche differenti per durata e rendimento. In entrambi i casi si tratta di titoli perpetui, ovvero privi di una scadenza definita, con facoltà di rimborso anticipato (“call”) esercitabile dall’emittente in determinate finestre temporali.
La prima tranche, da 750 milioni di euro, è un perpetual non call 6: Intesa non potrà esercitare la call prima di sei anni, quindi non prima del 17 febbraio 2032. Fino a quella data, il titolo riconoscerà una cedola annua fissa del 5,5%, pagata su base semestrale. In caso di mancato esercizio della call alla prima data utile, il tasso verrà ricalcolato sommando uno spread di 302,8 punti base al tasso mid swap a cinque anni.
La seconda tranche, pari a 500 milioni di euro, è un perpetual non call 10 e offre una cedola del 5,875% annuo, leggermente più elevata in virtù della maggiore durata prima della possibilità di rimborso anticipato.
Dal punto di vista tecnico, l’emissione rientra pienamente nelle logiche di gestione ottimale del capitale. Gli strumenti AT1 sono progettati per assorbire eventuali perdite in situazioni di stress e rappresentano una componente chiave dei requisiti patrimoniali delle banche europee. Tuttavia, il livello delle cedole – superiore al 5,5% – evidenzia un costo del capitale non trascurabile, elemento che può influenzare le valutazioni degli investitori azionari.
Domanda record per il bond ma azioni prudenti in borsa
Il collocamento è stato tecnicamente un successo. La domanda ha superato i 6,5 miliardi di euro, con ordini molto sostenuti già nelle prime ore dal lancio. Un book così robusto ha consentito di ridurre le indicazioni iniziali di rendimento di circa 50 punti base su entrambe le tranche, migliorando le condizioni finali per l’emittente.
Alla transazione hanno partecipato importanti istituzioni finanziarie internazionali, tra cui la divisione IMI CIB di Intesa Sanpaolo insieme a primarie banche globali. Il risultato conferma la solidità percepita del credito della banca e la fiducia degli investitori istituzionali nel suo profilo finanziario.
Eppure, il mercato azionario reagisce con cautela. Tuttavia il calo del 2,5% in atto mentre è in corso la redazione dell’articolo sembra essere più che altro dovuto al sentiment negativo che oggi sta caratterizzando il comparto finanziario e nulla avere a che fare con l’operazione di collocamento obbligazionario. Una settoriale presa di profitto tecnica, dopo un periodo di buona performance del comparto banking.
Ad ogni modo il calo mensile dell’1,5% di Intesa Sanpaolo non altera il quadro strutturale della banca, che resta tra le più solide del panorama europeo per redditività e qualità patrimoniale.
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