Nella seduta di metà settimana, il Ftse Mib, dopo due giornate da incubo, sembra provare a reagire con un rialzo dello 0,4% in un clima che resta fragile ma meno drammatico rispetto ai giorni scorsi. Eppure, in questo contesto di tentativo rimbalzo, le azioni MPS vanno in picchiata: -4% a 7,47 euro, con il passivo mensile che si allarga al -16%. La flessione giornaliera vale il poco invidiabile primato di titolo peggiore della seduta (almeno fino a metà mattinata).
Alla luce della situazione generale il sell in atto sulla banca toscana può essere spiegato con la guerra Usa Iran. Questa volta il fattore geopolitico c’entra poco. Il vero nodo è interno e riguarda la governance della banca senese. Il mercato sta reagendo a un evento preciso: l’esclusione di Luigi Lovaglio dalla lista per il nuovo Consiglio di Amministrazione.
Lovaglio fuori dal nuovo CdA: sorpresa e nervosismo
Luigi Lovaglio, attuale amministratore delegato di Banca Monte dei Paschi di Siena, non farà parte del nuovo CdA dell’istituto. Una scelta che dovrebbe essere formalizzata in giornata e che ha colto di sorpresa una parte del mercato, anche perché in una prima bozza del “listone” dei candidati il suo nome figurava.
Secondo le ricostruzioni, Lovaglio era incluso in una lista preliminare stilata dagli amministratori uscenti, nonostante l’opposizione di alcuni membri del Consiglio e di un azionista rilevante. Nella versione successiva, però, il suo nome sarebbe stato escluso.
Il Comitato nomine – composto dal presidente Domenico Lombardi e da altri consiglieri – dovrebbe presentare una rosa di circa 20 nominativi per il nuovo board, senza l’attuale CEO. Una scelta che introduce un elemento di forte discontinuità nella governance.
Per il ruolo di nuovo amministratore delegato circolano diversi nomi. Tra i più accreditati ci sarebbe Fabrizio Palermo, attuale AD di Acea ed ex vertice di Cassa Depositi e Prestiti, considerato favorito. In alternativa viene citato anche Carlo Vivaldi, ex co-COO di UniCredit. Per la presidenza si fa il nome di Corrado Passera.
Il punto, però, è un altro: il mercato non ama l’incertezza, soprattutto su un titolo bancario che aveva costruito parte del suo recente percorso di recupero proprio sulla stabilità del management.
Governance e inchieste: il vero fattore di rischio percepito
L’esclusione di Lovaglio dalla lista sarebbe maturata al termine di un confronto interno piuttosto teso. A pesare, secondo indiscrezioni, anche il contesto legato alle indagini della Procura di Milano sulla cosiddetta “questione Mediobanca”, che coinvolgerebbero altri protagonisti del sistema finanziario italiano.
Per gli investitori, il tema non è tanto giudiziario quanto reputazionale e strategico. MPS viene da un lungo processo di ristrutturazione, con ricapitalizzazioni, interventi pubblici e un percorso di rilancio che negli ultimi anni aveva iniziato a produrre risultati più solidi sul fronte della redditività e della qualità del credito.
Un cambio al vertice, in questa fase, riapre almeno tre interrogativi di peso:
- Quale sarà la nuova linea strategica?
- Ci sarà continuità nel piano industriale?
- Come evolveranno le relazioni con gli azionisti chiave?
In un settore già sotto pressione per dinamiche macro e volatilità di mercato, l’incertezza sulla governance diventa un moltiplicatore di rischio percepito. È questo che il mercato sta prezzando oggi con un -4%, non certo la guerra.
Strumenti alternativi su MPS: il certificato Vontobel sotto la pari
Per chi guarda a MPS con un’ottica opportunistica ma vuole mitigare il rischio di ulteriori ribassi, esistono strumenti alternativi all’investimento diretto in azioni. Tra questi il certificato Vontobel ISIN DE000VJ2M519, un Multi Cash Collect con barriera costruito su un paniere di quattro grandi banche europee: MPS, Banco BPM, Deutsche Bank e Commerzbank.
Il prodotto prevede una cedola mensile di 1,20 euro, pari a un rendimento lordo del 14,4% annuo su un nominale di 100 euro. La condizione per incassare la cedola è che tutti i titoli del basket quotino ad almeno il 50% del rispettivo prezzo iniziale alle date di osservazione mensili.
La barriera al 50% svolge una doppia funzione:
- è barriera cedolare, perché consente il pagamento della cedola;
- è barriera capitale, perché protegge il rimborso del nominale a scadenza, purché nessun titolo perda oltre il 50% dal livello iniziale.
Un elemento chiave è l’effetto memoria: se in una determinata data uno dei sottostanti scende sotto la barriera, la cedola non viene pagata in quel momento ma resta in memoria. Alla prima data utile in cui tutti i titoli tornano sopra il 50%, vengono corrisposte in un’unica soluzione sia la cedola corrente sia quelle arretrate.
Il certificato integra anche un meccanismo di autocall a partire da aprile 2026: se tutti i sottostanti si trovano sopra un determinato livello (decrescente nel tempo dal 95% fino al 63% del prezzo iniziale), il prodotto viene rimborsato anticipatamente a 100 euro più le cedole maturate.
Va evidenziato che il certificato tratta molto sotto la pari da tempo, con prezzi scesi ulteriormente per effetto del recente sell-off delle borse.
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