Rialzo dello 0,4 per cento a 22,1 euro per le azioni Poste Italiane in una seduta di borsa che è caratterizzata soprattutto da vendite (-0,2 per cento il dato del Ftse Mib a metà mattinata). Grazie alla progressione la quotata gialla porta il verde accumulato nell’ultimo mese al 7 per cento e quello su base annua al 59 per cento. Il dato che più di tutti stupisce, però, è quello da inizio 2026. Con una progressione del 3,6 per cento le azioni di Poste Italiane sono uno dei titoli più interessanti da inizio anno.
Questa lunga lista di risultati positivi potrebbe però avere un’altra faccia della medaglia che è tipica delle situazioni di forte e prolungata crescita: e se gli investitori dovessero iniziare a prendere profitto in modo continuativo? Detto in altre parole c’è il rischio che le azioni Poste Italiane dopo essere cresciute così tanto inizino a tirare il freno a mano?
Proprio a queste domande sembrano rispondere gli analisti Exane che proprio oggi si sono espressi sul titolo giallo. Gli analisti hanno tagliato il rating dal precedente outperform (farà meglio del settore di riferimento) a neutral. Stesso rating di Goldman Sachs che sulla quotata ha da tempo un target price di 23 euro che, ai prezzi attuali implica un leggero potenziale di upside. In entrambi i casi si tratta di giudizi essenzialmente prudenziali che non sono condivisi dagli analisti di Equita da tempo attestati su una linea bullish sulla quotata gialla. Per la sim milanese, infatti, le azioni Poste restano da comprare (rating buy) con obiettivo di prezzo a 24,5 euro, decisamente più sopra rispetto alle valutazioni correnti.
Insomma come è tipico dei casi i cui un titolo è cresciuto tanto nel medio e lungo termine, c’è una certa divisione sulle prospettive delle azioni Poste.
Quello che non manca sono i catalizzatori.
Per Poste Italiane una pipeline di catalizzatori
A inizio 2026 Poste Italiane si presenta al mercato con una serie di catalizzatori industriali e finanziari che stanno contribuendo a ridefinirne il posizionamento strategico come evidenziato da MilanoFinanza. Dalla monetizzazione dello SPID, all’ingresso strutturale in TIM, passando per l’espansione nei pagamenti digitali e per acquisizioni mirate come Lis Holding, il gruppo guidato da Matteo Del Fante sta progressivamente trasformando un modello tradizionale in una piattaforma integrata di servizi finanziari, digitali e infrastrutturali.
Un percorso che il mercato ha finora premiato, come dimostra appunto la recente forza del titolo in borsa.
SPID a pagamento: leva di monetizzazione ad alta marginalità
Uno dei catalizzatori più immediati è rappresentato dalla recente decisione di rendere a pagamento il servizio SPID di Poste Italiane, con un canone annuo fissato a 6 euro.
Poste gestisce circa il 70 per cento delle identità digitali attive in Italia, pari a circa 30 milioni di utenti. Anche tenendo conto delle esenzioni previste per alcune categorie e di una possibile, seppur limitata, migrazione verso altri operatori, gli analisti stimano ricavi potenziali nell’ordine di oltre 100 milioni di euro annui, con un contributo particolarmente rilevante in termini di marginalità.
Si tratta di un flusso ricorrente che rafforza la visibilità degli utili e valorizza un’infrastruttura già esistente.
TIM: investimento finanziario e opzione industriale
Un secondo driver chiave è l’oramai noto investimento in Telecom Italia. L’ingresso di Poste nel capitale dell’ex incumbent si è rivelato finora una mossa efficace sia sul piano finanziario sia su quello strategico. Dal primo investimento, il titolo TIM ha registrato un forte apprezzamento, generando una plusvalenza latente significativa.
Oggi Poste è il primo azionista di TIM, con una partecipazione superiore al 27% per cento. Al di là della performance di borsa, il mercato guarda alle sinergie industriali: dalla distribuzione commerciale ai servizi digitali, fino alle infrastrutture tecnologiche e al 5G. L’operazione rafforza il presidio di Poste nel mondo delle telecomunicazioni e apre scenari di integrazione a medio termine.
Pagamenti digitali: il perno PagoPA e l’IT-Wallet
La crescita nei pagamenti digitali rappresenta un altro asse strategico. L’ingresso nel capitale di PagoPA, insieme all’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, consente a Poste di posizionarsi al centro dell’ecosistema dei pagamenti verso la Pubblica amministrazione. PagoPA gestisce volumi di transazioni superiori ai 90 miliardi di euro annui, numeri che ne fanno un’infrastruttura critica del sistema Paese.
A questo si affianca lo sviluppo dell’IT-Wallet, il portafoglio digitale per documenti e certificati, destinato a diventare uno snodo centrale tra identità, pagamenti e servizi pubblici. Poste, grazie alla sua base clienti e alla capillarità della rete, si candida a svolgere un ruolo di primo piano.
Lis Holding: capillarità fisica al servizio dei pagamenti
Sul fronte retail, poi, l’acquisizione di Lis Holding ha rafforzato in modo significativo la presenza di Poste nei pagamenti di prossimità. La rete di oltre 50 mila punti convenzionati tra bar e tabaccherie consente al gruppo di intercettare flussi di pagamento anche offline, integrando fisico e digitale.
L’operazione ha contribuito a spostare il mix dei ricavi verso attività a maggiore valore aggiunto.
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Il modello Poste Italiane è sempre più diversificato
Nel complesso, Poste Italiane appare oggi come un gruppo profondamente diverso rispetto al passato. Oltre il 40 per cento dei ricavi proviene dai servizi finanziari e digitali, con masse gestite che superano i 600 miliardi di euro.
La pluralità di catalizzatori (regolatori, industriali e finanziari) a cui abbiamo fatto cenno in questo articolo si può considerare un elemento chiave per gli investitori che guardano alla capacità del gruppo di sostenere crescita e redditività nel medio-lungo periodo.
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