Seduta decisamente negativa per le azioni Stellantis, che oggi registrano un ribasso del 2,6% a 8,44 euro, posizionandosi tra le peggiori dell’intero Ftse Mib (-0,25 per cento la prestazione dell’indice di riferimento nel giorno in cui l’attenzione è tutta sulla riunione BCE e sulle decisioni sui tassi).
La debolezza odierna accentua ulteriormente una dinamica già compromessa: a seguito del nuovo scivolone, la performance negativa da inizio anno si amplia fino a circa il -13%, confermando un trend che continua a penalizzare il gruppo automobilistico italo-francese.
Il movimento ribassista non appare legato a un singolo evento di mercato, ma sembra più che altro riflettere un progressivo deterioramento del sentiment che si è accentuato nelle ultime settimane. Gli investitori sembrano infatti prezzare un mix di scarsa visibilità sugli utili, revisione strategica in corso e potenziali impatti straordinari sul bilancio, che potrebbero emergere già con la prossima tornata di risultati.
In questo contesto, Stellantis sembra trovarsi al centro di una fase di repricing del rischio, con il mercato che riconsidera valutazioni, prospettive operative e qualità degli utili futuri.
Il nodo chiave: oneri straordinari fino a 9 miliardi secondo Jefferies
Il principale fattore di pressione resta il tema degli oneri one-off, evidenziato con forza da Jefferies nelle sue ultime analisi. Secondo la banca d’affari, Stellantis potrebbe dover contabilizzare rettifiche straordinarie comprese tra 5 e 9 miliardi di euro, nell’ambito di una revisione complessiva del perimetro industriale e delle priorità strategiche avviata dal nuovo CEO Antonio Filosa.
Le aree critiche individuate sono diverse. In primo luogo, svalutazioni legate alla strategia sui veicoli elettrici, che potrebbero pesare per 2–3 miliardi di euro. Tali rettifiche sarebbero connesse all’abbandono di alcuni progetti, alla revisione delle aspettative sui volumi EV e alla cancellazione di specifiche configurazioni di powertrain, confermando come la transizione elettrica stia generando complessità operative nel breve periodo.
A queste voci si aggiungerebbero circa 2 miliardi di euro di compensazioni ai fornitori, in parte distribuite sul 2026, e una rivalutazione delle passività per garanzie stimata tra 2 e 4 miliardi di euro. In questo scenario, l’incidenza delle garanzie sul fatturato potrebbe salire all’8–9%, avvicinandosi ai livelli dei principali competitor statunitensi e superando l’attuale 6,4% di Stellantis.
Impatto su utili e cassa: rischio percepito più che liquidità
Un aspetto rilevante sottolineato da Jefferies riguarda la natura prevalentemente non cash di gran parte degli oneri. Prendendo come riferimento casi analoghi nel settore OEM USA, la banca stima che solo fino a 2 miliardi di euro potrebbero tradursi in esborsi effettivi, mentre la quota restante avrebbe un impatto principalmente contabile.
Questo elemento limita il rischio immediato sulla liquidità, ma non riduce l’effetto negativo sulla percezione del profilo finanziario, soprattutto in una fase in cui il mercato mostra elevata sensibilità alla qualità degli utili. Non a caso, secondo Jefferies, l’incertezza sulle rettifiche di fine esercizio avrebbe già contribuito alla debolezza del titolo a partire da dicembre.
Outlook operativo di Stellantis e appuntamenti chiave
Sul piano delle stime, Jefferies mantiene per il 2025 uno scenario complesso: Ebit adjusted atteso a 2,8 miliardi di euro, con margine all’1,9%, e free cash flow Automotive negativo per 2,1 miliardi. Il Nord America è visto ancora in perdita, mentre Europa e America Latina dovrebbero fornire contributi positivi.
Guardando al 2026, il broker prevede un recupero significativo in Nord America, sostenuto dai volumi nei segmenti a maggiore marginalità, pur in presenza di impatti negativi legati ai dazi USA. In Europa, il miglioramento sarebbe più graduale, con benefici attesi dai nuovi modelli e da minori oneri regolatori.
Nel breve, tuttavia, il ribasso a 8,44 euro riflette soprattutto l’attesa di chiarezza sugli oneri straordinari e sulla direzione del reset strategico. I prossimi snodi – conti del 26 febbraio e update strategico del 21 maggio – restano quindi cruciali per capire se il titolo potrà interrompere la fase di debolezza o se la pressione resterà elevata.
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