Il crollo delle azioni Amplifon nella sessione odierna di borsa è tra i movimenti in assoluto più violenti della storia recente di Piazza Affari. A dirlo sono i numeri. Dopo un’ora dall’avvio degli scambi, il titolo sta registrando un tonfo del 16% fino a 10,16 euro, una caduta che lo porta a fare nettamente peggio di un Ftse Mib in calo di appena lo 0,6%. Si tratta di un vero e proprio sell-off, che ha travolto la quotata italiana specializzata nelle soluzioni per l’udito e cancellato in poche ore miliardi di capitalizzazione.
Il quadro diventa ancora più pesante se si allarga lo sguardo all’andamento recente del titolo. Nell’ultimo mese Amplifon perde circa il 21%, mentre su base anno su anno il rosso arriva addirittura al 54%. Numeri che descrivono una crisi di fiducia profonda da parte del mercato e che stanno riaccendendo il dibattito tra gli investitori sulle prospettive del gruppo.
Dietro il violento ribasso ci sono soprattutto le reazioni del mercato ai conti 2025 pubblicati dalla società, numeri che hanno evidenziato una crescita molto più debole del previsto e una pressione crescente sui margini.
Inutile girarci attorno perchè la verità è che gli investitori stanno ricalibrando le proprie aspettative sulle prospettive del gruppo, provocando un’ondata di vendite che ha trasformato la giornata in un vero disastro per il titolo.
Conti 2025: crescita dei ricavi troppo debole
Una delle principali ragioni del crollo delle azioni Amplifon riguarda la percezione di una crescita ormai rallentata rispetto agli standard a cui il mercato era abituato.
Nel 2025 il gruppo ha registrato ricavi pari a 2,4 miliardi di euro, un dato sostanzialmente stabile rispetto ai 2,41 miliardi del 2024. La crescita a cambi costanti è stata pari all’1,7%, sostenuta dal ritorno alla crescita organica nella seconda parte dell’anno e dal contributo delle acquisizioni. Tuttavia il dato resta modesto se confrontato con le performance storiche del gruppo, che negli anni precedenti aveva abituato il mercato a ritmi di espansione più sostenuti.
La stessa società ha riconosciuto che il mercato globale dell’hearing care nel 2025 si è mosso al di sotto dei tassi storici di crescita, un elemento che ha inevitabilmente rallentato la dinamica del fatturato.
Per gli investitori questo dato rappresenta un segnale importante. Amplifon è sempre stata valutata in Borsa come titolo growth, con multipli superiori alla media del mercato proprio grazie alla sua capacità di espandersi rapidamente a livello internazionale. Quando la crescita rallenta, però, le valutazioni diventano più difficili da sostenere e il mercato tende a reagire in modo molto rapido, come dimostra il sell-off in corso.
Margini in calo e utile in discesa
Se la crescita dei ricavi ha deluso, a preoccupare ancora di più il mercato è stato il peggioramento della redditività.
Nel 2025 l’Ebitda adjusted di Amplifon si è attestato a 540,44 milioni di euro, in calo del 4,5% rispetto ai 566 milioni del 2024. Anche il margine sui ricavi è sceso al 22,6%, rispetto al 23,5% dell’anno precedente, segnalando una pressione crescente sulla redditività del gruppo.
La riduzione dei margini è stata determinata da diversi fattori. Tra questi spiccano la minore leva operativa, l’espansione del network diretto Miracle-Ear negli Stati Uniti, che ha comportato un effetto diluitivo nel breve periodo, e un mix geografico meno favorevole in area EMEA. A questi elementi si sono aggiunti anche maggiori investimenti in marketing, necessari per sostenere la crescita del gruppo ma che nel breve termine hanno inciso sulla profittabilità.
La debolezza operativa ha finito con il riflettersi anche sull’utile. L’utile netto adjusted si è fermato a 159,16 milioni di euro, in calo rispetto ai 188 milioni del 2024. Ancora più marcata la discesa dell’utile netto contabile, sceso a 91,33 milioni di euro, mentre l’utile per azione adjusted si è attestato a 0,83 euro.
Debito di Amplifon in aumento e sfide per il 2026
Un altro elemento che ha contribuito alla reazione negativa degli investitori riguarda l’evoluzione della posizione finanziaria del gruppo.
Alla fine del 2025 l’indebitamento netto di Amplifon era pari a 1,05 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 961,8 milioni registrati a inizio anno. L’incremento è legato agli investimenti effettuati dal gruppo, tra cui capex industriali, acquisizioni, pagamento dei dividendi e riacquisti di azioni proprie, per un totale superiore ai 350 milioni di euro nel corso dell’anno.
Di conseguenza, la leva finanziaria è salita a 1,92 volte, rispetto a 1,63 volte registrate a fine 2024. Non si tratta di livelli particolarmente critici, ma il dato segnala comunque una struttura finanziaria più impegnativa rispetto al passato.
Il free cash flow adjusted si è attestato a 174,4 milioni di euro, dopo investimenti industriali per circa 116,7 milioni, confermando comunque una buona capacità di generare cassa.
Guardando al futuro, il management prevede per il 2026 un graduale miglioramento del mercato globale dell’hearing care, con una domanda attesa in crescita intorno al 3% rispetto al 2025. La società ha inoltre aggiornato gli obiettivi del piano Fit4Growth, stimando ora un miglioramento del margine EBITDA adjusted nella parte alta dell’intervallo di 150-200 punti base entro il 2027.
Sul fronte della remunerazione degli azionisti, i vertici del gruppo proporranno un dividendo 2026 pari a 0,29 euro per azione, per un ammontare complessivo di circa 63,8 milioni di euro, con un pay-out vicino al 70% dell’utile netto consolidato per azione. Lo stacco della cedola è previsto per il 18 maggio 2026, con pagamento dal 20 maggio.
Nonostante la remunerazione, il mercato al momento sembra concentrarsi soprattutto sulle criticità emerse nei risultati più recenti.
Il violento calo delle azioni Amplifon dimostra come gli investitori stiano peggiorando ancora di più le già negative aspettative sul titolo. Con il crollo di oggi sono oramai lontani i tempi in cui Amplifon era ritenuta una delle storie di crescita più solide del listino milanese.
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