Le azioni Leonardo non sfruttano la pubblicazione dei risultati preliminari 2025. Nella seduta di metà settimana il titolo arretra dell’1% a 58,54 euro, in controtendenza rispetto a un paniere di riferimento che invece avanza dello 0,9%. Un segnale di debolezza relativa che colpisce, soprattutto considerando il forte momentum costruito negli ultimi dodici mesi.
Su base mensile il titolo mostra un segno sostanzialmente invariato, mentre su base annua il progresso resta imponente: +64% anno su anno. Numeri che raccontano di un trend strutturalmente rialzista, ma che allo stesso tempo suggeriscono come molte aspettative positive fossero già incorporate nei prezzi. Il ribasso odierno sembra infatti più legato all’assenza di sorprese che a delusioni vere e proprie. La chiave è quindi nei conti dello scorso esercizio di cui ora procederemo con l’esame nel dettaglio.
Ricavi e margini in crescita: numeri solidi ma già prezzati
Dal punto di vista operativo, il 2025 di Leonardo si chiude con risultati in miglioramento. I ricavi salgono a 19,5 miliardi di euro, in aumento del 9,8% rispetto ai 17,76 miliardi dell’esercizio precedente. La crescita è diffusa in tutti i settori di business, con un incremento a doppia cifra che conferma la solidità del posizionamento del gruppo nei comparti difesa, aeronautica ed elettronica.
Il dato supera anche le indicazioni fornite in precedenza dal management, che stimava ricavi intorno ai 18,6 miliardi. Tuttavia, il mercato sembra aver accolto il numero senza entusiasmo: la performance operativa era ampiamente attesa, in un contesto globale caratterizzato da una domanda strutturalmente forte di sistemi per la sicurezza e la difesa.
Ancora più rilevante l’evoluzione della redditività. Il risultato operativo cresce da 1,53 miliardi a 1,75 miliardi di euro, con un incremento del 14,9%. La marginalità migliora e si attesta al 9%, confermando un percorso di efficienza e disciplina sui costi già avviato negli esercizi precedenti. Per un gruppo industriale complesso come Leonardo, la stabilizzazione dei margini su questi livelli rappresenta un segnale di maturità operativa.
Eppure, proprio qui sta il punto: i conti sono solidi, ma non sorprendono. In un titolo che ha corso oltre il 60% in un anno, il mercato cerca accelerazioni ulteriori, non semplici conferme.
Indebitamento in calo e portafoglio ordini robusto: fondamentali in rafforzamento
Sul fronte finanziario, il 2025 evidenzia un ulteriore miglioramento della struttura patrimoniale. L’indebitamento netto scende a 1 miliardo di euro a fine esercizio, sostenuto da una generazione di cassa operativa pari a 1,01 miliardi nell’intero anno. La riduzione del debito rafforza la flessibilità finanziaria del gruppo e apre spazi per investimenti, eventuali acquisizioni mirate o una più generosa politica di remunerazione degli azionisti.
Altro elemento chiave è il portafoglio ordini, che raggiunge 46,62 miliardi di euro a fine 2025. Si tratta di un livello che garantisce una copertura produttiva di circa 2,5 anni, offrendo visibilità sui ricavi futuri. Nel corso dell’esercizio sono stati acquisiti ordini per 23,78 miliardi, un dato superiore alla forchetta indicata dal management (22,25–22,75 miliardi), anche grazie a un contratto rilevante nel segmento Aeronautica.
In un contesto geopolitico ancora instabile e con budget per la difesa in aumento in molte economie occidentali, la traiettoria del backlog rappresenta un asset strategico.
Tutto già nelle quotazioni di Leonardo? Attese ora sul piano industriale
Il raffreddamento del titolo dopo la pubblicazione dei risultati sembra quindi spiegabile con un fattore principale: assenza di novità disruptive. I conti 2025 confermano il percorso di crescita, ma non introducono elementi in grado di rivedere significativamente al rialzo le stime già incorporate nei prezzi.
Con un titolo che scambia vicino ai massimi e con una performance annuale del +64%, il mercato appare in modalità wait and see. Si può pensare che gli investitori stiano già guardando al prossimo catalizzatore: l’aggiornamento del piano industriale atteso per il 12 marzo 2026. Sarà in quella sede che si potrà valutare se Leonardo intende accelerare ulteriormente su marginalità, efficienza e allocazione del capitale.
Nel breve termine, la flessione dell’1% in un contesto generale positivo suggerisce prese di beneficio selettive più che un cambio di sentiment strutturale. I fondamentali restano solidi, ma dopo una corsa così significativa il mercato chiede una nuova narrativa di crescita, non semplicemente il rispetto delle attese.
Per rimettere benzina nel trend rialzista servirà qualcosa in più: nuove guidance ambiziose o una revisione al rialzo delle prospettive di lungo periodo. Fino ad allora, il titolo potrebbe consolidare i livelli attuali dopo l’impressionante rally dell’ultimo anno.
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