Apertura di contrattazioni drammatica per le azioni Prysmian che, fin dal primo istante di scambi, sono finite nel mirino dei venditori. Il risultato di questo approccio all’insegna del sell è drammatico: dopo neppure mezzora dall’opening bell la quotata registra un ribasso del 3 per cento a 98,6 euro che vale la maglia nera sul Ftse Mib.
A proposito di paniere di riferimento, l’indice non se la passa bene ma limita la sua flessione allo 0,4 per cento. Diciamo che è su tutta Piazza Affari che sta soffiando un vento negativo (come del resto su tutte le borse europee) e questo per effetto del tracollo messo a segno ieri da Wall Street. Le azioni Prysmian, però, fanno peggio. E’ solo un caso o c’è dell’altro?
Prima di scendere nel dettaglio vale la pena evidenziare che stiamo si parlando di un rosso bello pesante ma da inquadrare sempre nell’andamento a medio e lungo termine. Nonostante il forte rosso dell’ultima di ottava le azioni Prysmian restano in progressione del 14 per cento solo nell’ultimo mese e addirittura del 50 per cento anno su anno. Stiamo quindi parlando di un titolo che oggi è di certo nel mirino dei venditori ma che è comunque reduce da una lunga stagione rialzista. In poche parole è come se Prysmian stesse pagando il suo prezzo eccessivo.
Una dinamica di borsa normale che per essere innescata ha però spesso bisogno di un “detonatore”. La domanda diventa quindi questa: c’è una notizia che ha dato il “la” all’irruzione delle vendite su Prysmian?
In realtà delle novità sulla quotata dei cavi e sistemi ci sono solo che, potenzialmente, si tratta di driver rialzisti. Ci riferiamo alla notizia del completamento dell’acquisizione di ACSM, azienda con sede in Spagna e attiva nelle soluzioni per l’installazione di cavi sottomarini. Un evento positivo ma, visto l’andazzo di borsa delle azioni Prysmian, scontato e quindi ignorato. E’ quindi evidente che ci sia dell’altro.
Ipotesi dazi Usa su acciaio e alluminio più bassi dietro crollo azioni Prysmian?
Il tema dei dazi Usa è tornato di attualità. Stando alle indiscrezioni che sono state riportate dal Financial Times, Trump starebbe prendendo in considerazione la possibilità di tagliare i dazi su prodotti in acciaio e in alluminio cambiando la politica in essere dalla scorsa estate quando la Casa Bianca decise di portare le tariffe fino al 50% estendendo anche l’imposizione a tutta una serie di beni realizzati con questi metalli comprende le lavatrici e forni. Secondo i rumors l’elenco dei prodotti interessati potrebbe essere rivisto e al tempo stesso potrebbero anche essere riviste le esenzioni interrompere ampliandole gli elenchi.
Tre fonti vicine al dossier avrebbero confermato al quotidiano londinese questa possibile revisione dell’impianto tariffario su acciaio e alluminio ma, per adesso, non ci sono conferme ufficiali.
Ad ogni modo il ripensamento sui dazi, tra i primi provvedimenti adottati nel nuovo mandato presidenziale, sarebbe motivato – secondo diversi economisti citati dal giornale – dal fatto che l’onere effettivo delle tariffe ricadrebbe in larga parte su imprese e consumatori americani, e non sulle aziende estere come sostenuto dalla Casa Bianca. Tuttavia, per alcuni operatori industriali la notizia non rappresenterebbe necessariamente un fattore favorevole. Tra questi c’è appunto Prysmian che infatti va a fondo.
Commentando le indiscrezioni gli analisti di Intermonte hanno sottolineato che qualora l’alleggerimento delle misure dovesse essere confermato, l’impatto potrebbe risultare penalizzante per Prysmian: in qualità di gruppo verticalmente integrato negli Stati Uniti, la società avrebbe potuto beneficiare nel 2026 delle barriere tariffarie sull’alluminio attraverso un rafforzamento delle quote di mercato e un possibile miglioramento dei margini, favorito dall’incremento dei costi sostenuti dagli importatori.
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