Obbligazioni Stellantis tornano al centro dell’attenzione degli investitori dopo che il gruppo automobilistico ha annunciato il pricing di una nuova emissione di titoli ibridi perpetui subordinati. L’operazione, completata il 10 marzo, ha un valore complessivo equivalente a circa 5 miliardi di euro ed è strutturata in più tranche con caratteristiche differenti.
Si tratta di strumenti finanziari particolari: non sono obbligazioni tradizionali con una scadenza definita, ma titoli perpetui, cioè senza una data di rimborso prefissata. Questo tipo di bond è spesso utilizzato dalle grandi società per rafforzare la struttura patrimoniale e migliorare la liquidità, mantenendo allo stesso tempo una certa flessibilità finanziaria.
Nel caso specifico, Stellantis ha deciso di collocare obbligazioni ibride perpetue subordinate non convertibili, cioè titoli che presentano alcune caratteristiche simili al capitale proprio. In termini pratici, questo significa che in caso di difficoltà finanziarie questi strumenti sono subordinati rispetto ad altre obbligazioni senior, elemento che comporta un rischio leggermente più elevato ma che viene compensato da cedole più alte rispetto alla media del mercato investment grade.
L’operazione rientra in una strategia più ampia del gruppo automobilistico per rafforzare il bilancio e mantenere una solida posizione di liquidità in una fase di trasformazione dell’industria automobilistica. Il collocamento arriva infatti poche settimane dopo l’annuncio di svalutazioni per oltre 22 miliardi di euro legate alla revisione della strategia sui veicoli elettrici, che ora lascia più spazio ai modelli ibridi e con motore tradizionale.
Il regolamento dell’offerta è previsto per il 16 marzo 2026.
Le tre tranche delle obbligazioni Stellantis e le cedole offerte
Uno degli aspetti più interessanti per chi valuta l’investimento riguarda le caratteristiche delle singole tranche dell’emissione, che differiscono per dimensione, periodo di non rimborso e livello della cedola.
La prima tranche rappresenta la parte più consistente dell’operazione. Si tratta di 2,2 miliardi di euro di obbligazioni perpetue a tasso fisso, con un periodo di non-call di 5,25 anni. Questo significa che Stellantis non potrà rimborsare anticipatamente il titolo prima di questo periodo. La cedola annuale iniziale è pari al 6,250%, valida fino alla prima data di reset fissata al 16 giugno 2031.
La seconda tranche prevede 1,8 miliardi di euro di titoli a tasso fisso, sempre con scadenza perpetua. In questo caso il periodo di non-call è più lungo, pari a 8 anni, mentre la cedola annuale iniziale sale al 6,875%. Il primo reset del tasso è previsto per il 16 marzo 2034.
La terza tranche è denominata in sterline ed è di dimensioni più ridotte. Parliamo di 865 milioni di sterline di obbligazioni perpetue, con un periodo di non-call di 6,5 anni. In questo caso la cedola iniziale è decisamente più elevata, pari all’8,250% annuo, con la prima data di reset fissata al 16 settembre 2032.
In sintesi, la struttura dell’emissione si articola così:
- 2,2 miliardi di euro con cedola 6,25% e non-call 5,25 anni
- 1,8 miliardi di euro con cedola 6,875% e non-call 8 anni
- 865 milioni di sterline con cedola 8,25% e non-call 6,5 anni
Inutile dire che questi livelli di rendimento rappresentano cedole relativamente elevate, coerenti con la natura ibrida e subordinata dello strumento. Il mercato richiede infatti un premio maggiore rispetto ai bond tradizionali proprio per compensare il rischio più alto legato alla subordinazione e alla struttura perpetua.
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Obbligazioni ibride Stellantis: cosa devono valutare gli investitori
Per chi analizza le obbligazioni Stellantis, è fondamentale comprendere bene la natura dei titoli emessi. Gli hybrid bond si collocano a metà strada tra debito e capitale proprio e sono spesso utilizzati dalle grandi multinazionali per rafforzare la solidità patrimoniale senza aumentare direttamente il capitale azionario.
Dal punto di vista finanziario, questi strumenti consentono alle società di migliorare alcuni indicatori di bilancio, perché parte dell’emissione viene talvolta considerata dalle agenzie di rating come quasi-equity. Questo spiega perché gruppi globali come Stellantis utilizzino sempre più spesso questo tipo di finanziamento.
Per l’investitore, tuttavia, è importante considerare alcuni elementi chiave. In primo luogo, la natura perpetua del titolo, che non prevede una scadenza obbligatoria per il rimborso. In pratica, la società può decidere di richiamare il bond alle prime date di call, ma non è obbligata a farlo.
In secondo luogo c’è la subordinazione. In caso di problemi finanziari dell’emittente, i possessori di queste obbligazioni verrebbero rimborsati dopo i creditori senior, fattore che aumenta il profilo di rischio rispetto alle obbligazioni tradizionali.
D’altra parte, proprio per compensare queste caratteristiche, l’emissione offre cedole piuttosto generose, comprese tra il 6,25% e l’8,25%, livelli che risultano interessanti in un contesto di mercato ancora caratterizzato da tassi relativamente elevati.
L’operazione si inserisce inoltre in un momento di transizione strategica per il gruppo automobilistico. Stellantis sta infatti rivedendo il proprio approccio alla mobilità elettrica, dopo aver riconosciuto che la diffusione dei veicoli completamente elettrici procede molto più lentamente rispetto alle previsioni iniziali, soprattutto negli Stati Uniti.
In questo contesto, la nuova emissione obbligazionaria serve a rafforzare la struttura del capitale e garantire maggiore flessibilità finanziaria, in vista anche della presentazione del nuovo piano industriale di lungo periodo prevista per il 21 maggio.
Dall’obbligazionario all’azionario, le azioni Stellantis nel giorno dell’annuncio sul pricing stanno segnando un ribasso dell’1,65% a 5,96 euro portando il rosso del mese al 7,5%,
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