Nell’ultima seduta della settimana le azioni Stellantis arretrano dell’1,2% a 6,58 euro, contro un paniere di riferimento che segna una flessione più contenuta dello 0,8%. Il movimento interrompe una sequenza di quattro sedute consecutive di recupero, scattate dopo il brusco sell-off del 6 febbraio scorso. Il rimbalzo tecnico aveva riportato una parziale stabilizzazione delle quotazioni, ma la sensazione che emerge ora è che la spinta si stia esaurendo.
L’ipotesi sul tavolo è chiara: il rebound potrebbe essere già alle spalle. A pesare sul sentiment sono nuovi downgrade da parte di case d’investimento e un massivo richiamo di veicoli negli Stati Uniti accompagnato da un avviso “Non guidare”. Vediamo nel dettaglio.
Downgrade e target price rivisti: cambia il tono degli analisti
Sul fronte delle raccomandazioni, il quadro sulle azioni Stellantis resta sempre molto incerto. Alphavalue ha abbassato il giudizio su Stellantis a reduce dal precedente buy segnalando una revisione delle prospettive nel breve periodo. Parallelamente, Berenberg ha tagliato il target price a 7,80 euro per azione dai precedenti 10 euro, pur mantenendo una raccomandazione positiva.
Il segnale che arriva al mercato è duplice: da un lato viene ridimensionato il potenziale upside implicito nelle valutazioni precedenti; dall’altro si mantiene una visione costruttiva sul medio termine, probabilmente legata ai fondamentali industriali e alla generazione di cassa. Tuttavia, nel breve, l’abbassamento del prezzo obiettivo incide sulle aspettative e favorisce prese di profitto dopo il recupero tecnico delle ultime sedute.
Per investitori istituzionali e desk di trading, la dinamica sembra essere quella tipica delle fasi post-rimbalzo: il titolo recupera terreno su eccessi precedenti, ma in assenza di catalyst strutturali la pressione delle revisioni al ribasso può riportare rapidamente in primo piano la debolezza di fondo. La combinazione tra downgrade e notizie operative negative aumenta la probabilità di una fase di consolidamento o di nuova volatilità.
Alert “Non guidare” su 225mila veicoli in Usa
Il secondo fattore di pressione è di natura industriale e riguarda il mercato statunitense. Stellantis ha emesso un avviso “Non guidare” per circa 225.000 veicoli più datati negli Stati Uniti equipaggiati con gonfiatori per airbag Takata difettosi e non ancora riparati. L’invito è rivolto ai proprietari di modelli Dodge Ram, Durango, Dakota, Magnum, Challenger, Chrysler Aspen e 300, Jeep Wrangler e Mitsubishi Raider prodotti tra il 2003 e il 2016 che non hanno completato gli interventi di richiamo.
Il tema degli airbag Takata è noto al settore automotive: dal 2009 sono stati segnalati centinaia di feriti e numerosi decessi a causa dell’esplosione dei gonfiatori difettosi, capaci di proiettare frammenti metallici all’interno dell’abitacolo. La National Highway Traffic Safety Administration ha indicato 28 morti negli Stati Uniti collegati a questo problema, sottolineando come anche incidenti di lieve entità possano provocare conseguenze gravissime.
Nel comunicato ufficiale, Stellantis ha spiegato che la misura è finalizzata ad accelerare il completamento delle riparazioni per tutelare proprietari e pubblico. Il gruppo ha inoltre precisato di aver già completato oltre 6,6 milioni di interventi, pari a circa il 95% dei veicoli coinvolti nei richiami di oltre un decennio fa. Resta però una popolazione residua significativa che impone un’azione drastica.
Per il mercato, l’aspetto cruciale non è soltanto tecnico ma reputazionale. L’avviso “stop drive” è da sempre una comunicazione forte, che potrebbe incidere sulla percezione del brand. Anche se il fenomeno coinvolge numerosi costruttori a livello globale, ogni nuova comunicazione ufficiale tende a riflettersi sul titolo Stellantis in borsa e questo perchè c’è oramai una insita debolezza di fondo.
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Fine rimbalzo o pausa tecnica per le azioni Stellantis
Alla luce di questi elementi, la domanda centrale per gli investitori è se il rimbalzo post-6 febbraio sia già concluso. Dal punto di vista tecnico, quattro sedute positive consecutive avevano consentito un recupero parziale dai minimi, ma senza invertire la tendenza di fondo. L’attuale flessione potrebbe rappresentare una fisiologica presa di profitto; tuttavia, la concomitanza di downgrade e notizie operative negative rafforza lo scenario di un possibile esaurimento della spinta rialzista.
Nel breve termine, i driver principali da monitorare sono due: l’evoluzione delle raccomandazioni e revisione delle stime sugli utili e, su un fronte del tutto opposto, la tenuta dei livelli tecnici chiave emersi dopo il sell-off di inizio febbraio.
Per un investitore con orizzonte tattico, la volatilità potrebbe offrire opportunità di trading, ma richiede gestione del rischio rigorosa. Per chi invece guarda al medio periodo, sarà determinante capire se la debolezza attuale sia legata a fattori contingenti oppure se rifletta criticità più strutturali sul posizionamento competitivo e sulla redditività in un contesto automotive sempre più sfidante.
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