Nella seduta odierna le azioni Ferrari mostrano una tenue reazione positiva, con il titolo in progresso dello 0,53 per cento a quota 323 euro. Un movimento che segue una fase iniziale più debole e che non modifica il quadro complessivo di cautela che circonda il titolo. La dinamica di breve va infatti letta alla luce di una sottoperformance significativa: nell’ultimo anno le azioni Ferrari hanno perso circa il 23 per cento mentre su base mensile il calo è pari a circa l’1 per cento.
Numeri che segnalano una fase di digestione delle valutazioni dopo anni di crescita sostenuta e multipli estremamente elevati. Il mercato, più che scommettere su una immediata inversione di trend, sembra oggi concentrato sulla capacità del gruppo di difendere marginalità e visibilità in un contesto di rallentamento ciclico e maggiore selettività da parte degli investitori istituzionali.
Tagli ai target price: normalizzazione delle aspettative, non cambio di tesi
Il dato centrale della giornata non è tanto l’andamento del titolo Ferrari, quanto la serie di revisioni al ribasso dei target price da parte di diversi broker.
Jefferies ha ridotto il prezzo obiettivo a 362 dollari dai precedenti 401, confermando una raccomandazione hold e sottolineando come l’anticipo di consegne più complesse possa continuare a esercitare pressione sulla valutazione nel breve periodo, soprattutto in vista dei conti annuali e delle nuove guidance attese a febbraio. Alla luce di questi elementi il suggerimento degli analisti è quello di mantenere in portafoglio senza azzardare più di tanto.
Intermonte, pur mantenendo un giudizio outperform (interpretabile come farà meglio del mercato), ha abbassato il target a 420 dollari, mettendo il focus su un quarto trimestre caratterizzato da un rallentamento sequenziale e da un mix prodotto meno favorevole rispetto ai trimestri precedenti. Anche Deutsche Bank ha adottato un approccio prudente, riducendo il prezzo obiettivo a 450 dollari e segnalando una possibile flessione delle consegne su base annua, oltre a pressioni sui costi legate al lancio di nuovi modelli. UBS, infine, ha limato il target price a 555 dollari.
Il filo conduttore tra le varie revisioni al ribasso del prezzo obiettivo è chiaro: non si tratta di una revisione strutturale del valore del brand, ma di una normalizzazione delle aspettative dopo una fase di eccesso valutativo.
Come può agire l’investitore: sfruttare i target price come strumento, non come verità
In questo contesto, la domanda chiave per l’investitore non è se le azioni Ferrari sono care oppure se sono a sconto ma come utilizzare i continui aggiustamenti dei target price come strumento operativo.
La compressione del multiplo P/E – sceso da oltre 46x ai circa 32,5x attuali – indica che una parte rilevante del rischio di valutazione è già stata assorbita dal mercato. Tuttavia, le revisioni sugli utili restano caute e mantengono il titolo in una fase di consolidamento. Per un investitore orientato al medio-lungo termine, i tagli ai target possono rappresentare finestre tattiche per accumuli graduali, soprattutto in fasi di debolezza legate a eventi di breve periodo come trimestrali o guidance prudenti. Al contrario, per chi ha un orizzonte più breve, la sequenza di revisioni suggerisce un approccio attendista, in assenza di catalizzatori immediati in grado di riaccendere il rerating.
Le azioni Ferrari restano un asset di qualità elevata, ma oggi il mercato chiede disciplina, timing e capacità di distinguere tra volatilità di breve e valore strutturale.
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