Il crollo delle azioni PayPal è uno dei movimenti più rilevanti del 2026 tra i grandi nomi del fintech globale. Il titolo oggi ripartirà dall’area 41 dollari, dopo aver lasciato sul terreno circa il 30% da inizio anno. Una performance che non lascia spazio a dubbi: PayPal è stata una delle peggiori quotate del comparto tecnologico-finanziario di questo primo scorcio di nuovo anno. La reazione del mercato è stata rapida e violenta, alimentata da una combinazione di risultati trimestrali sotto le attese, guidance deludente e cambio inatteso al vertice.
Per chi opera sul titolo, il punto centrale non è tanto la dimensione del ribasso – già ampia – quanto la qualità delle motivazioni che lo hanno generato. Il sell-off non nasce da un singolo evento isolato, ma da una serie di segnali che sembrano proprio aver messo in discussione lo stesso modello di crescita di PayPal e la sua capacità di difendere quote di mercato in un ecosistema dei pagamenti sempre più competitivo.
Conti deludenti e segnali di rallentamento strutturale dietro al crollo di PayPal
Alla base del crollo PayPal ci sono stati i numeri del quarto trimestre 2025, che hanno mancato i principali target di consenso. Il fatturato si è attestato a 8,68 miliardi di dollari, al di sotto delle attese, mentre l’utile per azione adjusted è stato pari a 1,23 dollari, inferiore alle previsioni di mercato e in crescita solo marginale rispetto all’anno precedente.
Il dato che più ha preoccupato gli analisti riguarda però la dinamica del core business, in particolare il Branded Checkout, ossia il tradizionale pulsante PayPal. La crescita di questo segmento si è fermata all’1% su base annua, in netto rallentamento rispetto ai trimestri precedenti. Un segnale critico, perché il checkout a marchio PayPal rappresenta la componente a margini più elevati del modello di business.
Al contrario, la crescita dei volumi è stata sostenuta soprattutto da Braintree, la piattaforma “unbranded” per grandi merchant. Sebbene il Total Payment Volume sia salito a 475 miliardi di dollari, superando le stime, l’impatto sui margini è stato limitato. Il Transaction Margin è cresciuto solo del 3%, evidenziando una compressione della redditività a fronte di volumi record.
Le valutazioni degli analisti: downgrade a raffica
Le reazioni degli analisti spiegano bene il cambio di percezione sul titolo. Joseph Vafi di Canaccord Genuity ha declassato PayPal da Buy a Hold, riducendo drasticamente il prezzo obiettivo da 100 a 42 dollari, sostanzialmente in linea con le quotazioni correnti. Secondo l’analista, il settore dell’e-commerce si sta consolidando intorno a grandi player che spesso non integrano PayPal come soluzione primaria, favorendo alternative come Apple Pay e Google Pay.
Vafi sottolinea anche un cambiamento nel comportamento dei consumatori, sempre più orientati verso soluzioni native dei device o estensioni browser che aggirano l’ecosistema PayPal. Anche se il Buy Now Pay Later resta un punto di forza, la crescita nel banking consumer richiede una relazione diretta di deposito, oggi limitata.
Tien-tsin Huang di JPMorgan mantiene invece una valutazione Neutral, ma ha tagliato il target price da 70 a 46 dollari. L’analista ha individuato nella debole crescita dei volumi a marchio PayPal il principale freno al conto economico. A pesare ulteriormente è stata la guidance per il 2026, che sembra essere sintomatica di una sostanziale stagnazione degli utili, con una crescita attesa tra leggermente negativa e marginalmente positiva.
Più severo il giudizio di Andrew Boone di Citizens Jmp Securities, che ha abbassato il rating a Market Perform. Secondo Boone, i dati indicano una perdita di quote di mercato, che potrebbe costringere PayPal ad aumentare gli investimenti in incentivi e programmi di fidelizzazione, con ulteriore pressione sui margini.
Cosa fare con le azioni PayPal? Il mercato guarda al management
Dopo il crollo la domanda che molti trader si pongono è cosa fare con le azioni PayPal. Le valutazioni degli esperti indicano che il mercato non sta più scontando una storia di crescita accelerata, ma una fase di transizione complessa. Le nuove stime di prezzo si concentrano in un range ristretto tra 42 e 46 dollari, segnalando che gran parte del repricing è già avvenuta.
Un elemento chiave sarà il cambio di leadership. Dal 1° marzo 2026, la guida passerà a Enrique Lores, manager noto per approcci orientati a tagli dei costi e ristrutturazioni operative. In parallelo, PayPal ha annunciato il primo dividendo trimestrale e un programma di buyback significativo, mosse interpretate come tentativi di ricostruire la fiducia del mercato attraverso il ritorno di capitale.
Per i trader, il quadro che emerge dalle analisi è quello di un titolo che ha perso momentum strutturale, ma che potrebbe entrare in una fase di stabilizzazione, in attesa di segnali concreti di svolta operativa. La lettura delle valutazioni degli analisti suggerisce cautela: più che una scommessa sulla crescita, PayPal è oggi osservata come una storia di ristrutturazione, in cui il tempo e l’esecuzione del nuovo management saranno determinanti per il prossimo trend di borsa.
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