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Immigrazione, la Francia gioca sporco. Finanzia le ong ma poi falsifica documenti per mandare migranti in Italia

Immigrazione, la Francia gioca sporco. Finanzia le ong ma poi falsifica documenti per mandare migranti in Italia

La Francia di Macron aggira la legge per mandare in Italia gli immigrati che si trovano oltralpe. Ecco i trucchi che usa la gendarmeria

Sono arrivate spesso critiche da parte di Emmanuel Macron sulla gestione dei flussi migratori del governo italiano, ma in questi giorni è venuto fuori che la Francia, pur di liberarsi dei migranti e mandarli in Italia, sta aggirando le norme, falsificando documenti, e insomma sta giocando sporco.

In Italia, sono arrivati negli ultimi 12 mesi 18.125 immigrati provenienti dalla Francia. Secondo un’inchiesta de Il Giornale, il governo francese avrebbe creato una sorta di muro invisibile al confine tra Ventimiglia e Mentone, approfittando della proroga alla sospensione dell’accordo di Schengen per altri 2 anni.

La Francia dimostrerebbe così di essere libera di chiudere i confini senza che nessuno si permetta di indignarsi, mentre quando a combattere il fenomeno è l’Italia, è proprio dal governo francese che giungono le critiche. Ma non è tutto, perché il governo di Parigi ha recentemente approvato lo stanziamento di un “contributo di urgenza del valore di 100mila euro per finanziare una nuova campagna di salvataggi in mare della Mediterranée”.



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Il gioco sporco della Francia arriva tra i banchi del Parlamento Europeo


Gli europarlamentari Nicola Procaccini di Fratelli d’Italia, coordinatore del Gruppo dei Conservatori nella Commissione immigrazione del Parlamento europeo, Raffaele Fitto, co-presidente del gruppo Ecr, Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d’Italia a Bruxelles, e Raffaele Stancanelli, vicepresidente Commissione giuridica dell’Europarlamento, hanno reso noto di aver presentato una richiesta di interrogazione scritta alla Commissione Ue su quanto emerso in merito alla gestione del confine con l’Italia, ed in generale dei flussi migratori, da parte del governo francese.

Nell’interrogazione si legge: “E’ facile fare gli europeisti con i porti degli altri, e i gendarmi ai propri confini. E’ giunto il momento che Macron si assuma la responsabilità politica di quello che sta accadendo a Ventimiglia.” Poi viene dettagliata la richiesta: “abbiamo chiesto all’esecutivo comunitario se intende compiere una valutazione dei fatti, allo scopo di chiarire il grado di liceità nell’applicazione delle regole in materia di asilo e di immigrazione, da parte dello Stato francese.”

Infine un riferimento diretto al premier francese: “dove andrebbe a nascondersi Macron se venisse appurato che perfino i documenti dei minori non accompagnati vengono falsificati pur di evitare una dovuta assunzione di responsabilità? E’ giusto che la Commissione europea si esponga.”


Ecco come la Francia aggira le norme comunitarie


Che gestire i flussi migratori non sia compito facile è ben chiaro, ed è inutile sottolineare l’importanza del rispetto delle procedure, che ove prevedono respingimenti, devono essere applicate. La Francia in fin dei conti sta facendo quello che il popolo francese ha sostanzialmente chiesto votando Macron, così come in Italia il governo giallo-verde cerca di mettere in atto la politica dei porti chiusi, cosa che gli Italiani hanno confermato di volere sia col voto delle europee, sia coi sondaggi che danno la Lega in costante ascesa.

Ma qual è la differenza tra Francia e Italia? Prima di tutto mentre per i porti chiusi di Salvini e l’applicazione del decreto sicurezza bis nell’ambito dell’immigrazione l’Europa si indigna, per lo sbarramento delle frontiere e il rimpatrio di migliaia di migranti l’anno da parte della Francia nessuno dice nulla.

Ma la differenza più grossa sta nel fatto che la gendarmeria francese, pur di mandare in Italia quanti più migranti possibile, usa dei sotterfugi, compresa la falsificazione dei documenti. Ma vediamo di preciso cosa succede al confine tra Ventimiglia e Mentone.



Ogni volta che viene trovato un immigrato irregolare alla frontiere tra i due Paesi, la Francia ha il diritto di respingerlo in Italia. La procedura è rapida: i clandestini che vengono fermati sui treni vengono portati a Ponte San Luigi. Qui vengono trattenuti in container senza troppi riguardi, poi viene consegnato loro un foglio con la scritta: “refus d’entré” e infine vengono rispediti in Italia.

L’obiettivo della polizia di frontiera francese è quello di completare la procedura di rimpatrio nei tempi più brevi possibile. Solo che non sempre tutto ciò avviene nel pieno rispetto dei diritti degli stranieri e le pratiche finiscono per essere sin troppo sbrigative.

Facciamo qualche esempio pratico per capire meglio cosa fa la polizia di frontiera francese. La prima cosa da fare è l’identificazione dei fermati, che avviene in maniera molto approssimativa. All’immigrato viene chiesto nome, cognome ed età, ma nient’altro. Quindi se la persona fermata fosse un profugo? In fuga da una guerra, e quindi nel pieno diritto di ricevere asilo? Niente. Viene rispedito da dove è venuto senza troppi complimenti.

I “refus d’entré” inoltre dovrebbero essere firmati dagli agenti, e insieme alla firma dovrebbe essere presente nome e grado. Invece su quasi tutti i documenti si trovano solo degli scarabocchi illeggibili, che rendono del tutto impossibile identificare l’agente responsabile del respingimento. I migranti che arrivano in Francia e vogliono chiedere diritto di asilo vengono invece puntualmente ignorati. In questo modo la Francia riesce ad evitare di farsi carico di eventuali domande di protezione.


Controlli di frontiera ben oltre la frontiera


La Francia non rispedisce in Italia solo gli immigrati che tentano di attraversare la frontiera italo-francese, ma anche quelli che vengono trovati ben al di là del confine. Secondo le norme comunitarie, per giustificare un respingimento è necessario che il clandestino venga sorpreso al confine e non oltre. In più deve esserci una prova tangibile della sua provenienza dall’Italia.

Cosa accade invece? A spiegarcelo è un poliziotto italiano che lavora al confine: “a volte prendono un biglietto del treno Ventimiglia-Mentone e lo danno in mano al migrante” e quando la polizia italiana pone al migrante alcune domande per avere conferma se, come scritto sui documenti francesi, si trovavano sul convoglio del treno tra Ventimiglia e Mentone e loro “rispondono che erano già a Marsiglia” che dista dalla frontiera circa 3 ore di auto.


I casi dei minori respinti in Italia anche se non accompagnati


E’ lo stesso poliziotto a spiegare cosa succede quando nei controlli della polizia francese capita qualche minore. “Quando ci presentano i documenti, sui fogli scrivono nome, cognome, data di nascita e provenienza del migrante. Ma spesso li compilano loro stessi” spiega l’agente, che riferisce di trovare spesso “nomi e storie inventate” e “minori che diventano maggiorenni” giusto per l’occorrenza.

Secondo il regolamento di Dublino, i minori non accompagnati non possono essere respinti, ma siccome il governo francese non intende farsene carico, dà la disposizioni che preferisce. “Su quelli palesemente minori dicono: ha dichiarato di essere maggiorenne” spiega il poliziotto “ma poi quando verifichiamo le impronte digitali scopriamo che non ha 18 anni”. La polizia a quel punto li riporta in Francia e a quel punto la gendarmeria francese fa finta di cadere dalle nuvole “fanno gli stupidi. Ci dicono: ‘ah scusami non me ne ero accorto’”.

In molti casi è stato riscontrato che immigrati minori fossero “affidati” a dei migranti maggiorenni nonostante non avessero alcun legame con loro, pur di farli risultare accompagnati. Oppure sono state fatte delle modifiche arbitrarie delle date di nascita per far risultare maggiorenni anche i minori ed ingannare così la polizia italiana.

Redazione Borsainside ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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