Silvio Berlusconi indagato anche per il fallito attentato a Maurizio Costanzo del 1993

Silvio Berlusconi indagato anche per il fallito attentato a Maurizio Costanzo del 1993

L'informazione è contenuta negli atti depositati dai Pm della Procura di Firenze alla Corte d'Assise d'appello di Palermo

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In base a quanto si evince dalla documentazione che i Pm della procura di Firenze hanno rilasciato ai legali del leader di Forza Italia, depositata alla Corte d'Assise d'appello di Palermo, nel processo sulla trattativa Stato-Mafia, Silvio Berlusconi è indagato anche per il fallito attentato al giornalista Maurizio Costanzo che risale al 1993.

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La documentazione in oggetto era stata richiesta dai legali di Berlusconi in vista della deposizione che l'ex presidente del Consiglio avrebbe dovuto rendere nel processo di secondo grado in corso a Palermo.

In particolare, gli avvocati hanno presentato istanza per sapere se il loro assistito risulta anche indagato in procedimenti connessi a quello in corso a Palermo, perché nel caso in cui debba essere sentito come indagato per un reato connesso, potrebbe anche avvalersi della facoltà di non rispondere, che non avrebbe come teste.

La risposta della Procura di Firenze è stata quindi una lista dei reati ipotizzati nei confronti di Silvio Berlusconi. La procura toscana ha infatti riaperto l'indagine sulla stagione stragista del 1993, dagli attentati di Milano, Firenze e Roma, fino al fallito attentato all'Olimpico del 1994.

Nella ricostruzione della Procura, Silvio Berlusconi avrebbe agito in concorso con Cosa Nostra per l'intera pianificazione stragista, vale a dire non solo nelle stragi del Continente e nel fallito attentato all'Olimpico, ma anche nell'autobomba contro Maurizio Costanzo e nel mancato omicidio del pentito Salvatore Contorno risalente al 14 aprile 1994.

Proprio per questa ragione, in merito all'indagine ancora pendente a Firenze, il 3 ottobre la corte d'assise d'appello di Palermo dovrà decidere se sentire Berlusconi nella veste giuridica di testimone oppure di indagato per reato connesso. A renderlo noto sono stati i giudici che celebrano il processo di secondo grado sulla cosiddetta trattativa Stato-Mafia nell'udienza di oggi. Silvio Berlusconi è stato citato dalla difesa dell'imputato Marcello dell'Utri.

Nella cancelleria della Corte d'appello, i legali del cavaliere avevano depositato ieri una certificazione della Procura di Firenze sull'indagine aperta nel 2017 in merito alle stragi mafiose del 1993. Una circostanza che secondo gli avvocati difensori conferirebbe a Berlusconi lo status giuridico di indagato per reato connesso, e gli garantirebbe la facoltà di non rispondere.

I legali di Berlusconi hanno anche reso noto l'impossibilità di Berlusconi a presenziare a Palermo il 3 ottobre in quanto fuori sede per impegni istituzionali, essendo stato eletto al Parlamento Europeo nel mese di maggio ultimo scorso.

La nota degli avvocati di Berlusconi è stata messa a disposizione delle parti dalla Corte che ha però precisato che se ne può prendere nota ma non farne copia in quanto contiene atti classificati come "riservati". Uno di questi atti riservati riguarda proprio la contestazione al cavaliere dell'attentato a Maurizio Costanzo.

La possibilità ventilata della mancata testimonianza dell'ex premier è stata anche commentata dalla moglie di Marcello Dell'Utri. "E' meglio che non parli, meglio che non dico quello che penso" ha affermato la donna "ricordo solo che la testimonianza di Berlusconi era stata ritenuta decisiva persino dalla Corte di Assise d'Appello di Palermo. Qui c'è la vita di Marcello in gioco".

All'udienza che si è tenuta oggi relativa al processo trattativa Stato-Mafia ha deposto la ex direttrice del carcere di Tolomezzo, Silvia Branca, citata dalla difesa del capomafia imputato Antonino Cinà. Compito della funzionaria del penitenziario era quello di illustrare in che modo si strutturavano i controlli e le misure di sicurezza al fine di impedire alcuni contatti tra i detenuti.

L'ex direttrice ha dichiarato di non aver ricevuto alcuna segnalazione di colloqui non consentiti tra Cinà e Giuseppe Di Giacomo, mafioso catanese poi pentito. La Branca ha tenuto a precisare che alcune violazioni alle norme del carcere duro potrebbero esserci state, e che non è da escludere che i controlli della polizia penitenziaria siano stati in alcune occasioni elusi. Di Giacomo avrebbe infatti rivelato di aver appreso da Cinà, in carcere, alcuni particolari attinenti la stagione stragista e la trattativa.

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Redazione Borsainside ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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