Nel secondo trimestre 2020 in Italia il PIL ha registrato un calo del 12,4% rispetto al trimestre precedente, mentre in Francia è stato persino più accentuato, attestandosi nello stesso periodo intorno al -13,8%, per non parlare della Spagna che ha registrato un crollo del PIL del 18,5%.

Tra i Paesi che hanno registrato il peggior dato per quel che riguarda il Prodotto Interno Lordo troviamo anche la Turchia, che nel secondo trimestre 2020 ha registrato un -11% e soprattutto l’India, che ha subito un vero e proprio crollo del PIL, con un -23,9%.

Cominciamo proprio dall’India, che a causa della chiusura delle attività commerciali imposta durante il periodo di lockdown si trova ad affrontare uno dei più marcati cali del PIL registrati all’indomani dell’emergenza sanitaria.

Inoltre, nonostante le misure di contenimento adottate da Nuova Delhi, i dati sull’andamento del contagio non appaiono rassicuranti. Ogni giorno in India si registrano circa 80 mila nuovi casi di contagio, con un totale che ha superato i 3,6 milioni di persone, che però si vanno a spalmare su una popolazione di oltre 1 miliardo e 360 milioni di abitanti. L’India infatti è il Paese più popoloso del mondo dopo la Cina.

Secondo le stime il PIL in India avrebbe dovuto subire un calo del 19%, ma la valutazione si è rivelata fin troppo ottimistica. Nello specifico infatti in India si è registrata una diminuzione del prodotto dell’industria del 40%, del prodotto delle costruzioni del 50%, mentre per le attività di hotel e ristoranti la contrazione è stata del 47% circa.

L’Istituto nazionale di statistica ha reso noto anche il dato relativo al consumo di acciaio che è tra i mesi di aprile e giugno è diminuito del 57%. In controtendenza invece il settore dell’agricoltura e la spesa pubblica, che hanno mostrato un andamento decisamente migliore, che però non impedisce al Paese di segnare questo record negativo.

Anche per la Turchia siamo di fronte alla peggior performance della storia per quel che riguarda il Prodotto Interno Lordo. Ankara ha infatti registrato nel secondo trimestre del 2020 un calo del PIL che si attesta intorno all’11%.

A differenza di quanto accaduto per l’India, in Turchia il calo del PIL si è dimostrato inferiore alle previsioni degli esperti, ed in più ha visto una flessione meno marcata rispetto a quella che si è registrata nel secondo trimestre 2020 in molti altri Paesi emergenti.

In Turchia l’industria manifatturiera ha registrato un calo del 18%, mentre i servizi hanno visto un calo del 25%. Sono diminuite anche le esportazioni, che segnano un -35%.

Nel complesso la caduta è stata attutita dalle politiche espansive adottate dal governo turco, che nonostante abbia ottenuto anche l’indebolimento della valuta locale, è riuscito a favorire il credito ad imprese e famiglie.

La Lira turca negli ultimi tre mesi ha perso il 13% del suo valore rispetto all’euro, e l’8% sul dollaro. Un problema che risulta ancor più grave se si tiene conto del fatto che la Turchia è un Paese con un debito in valuta estera che si aggira intorno ai 430 miliardi di dollari.

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