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Quanto posto rimane nelle terapie intensive? Ecco qual è la situazione in Italia regione per regione

Quanto posto rimane nelle terapie intensive? Ecco qual è la situazione in Italia regione per regione

Il decreto Rilancio stabiliva di quanti posti letto dovevano crescere le terapie intensive di ogni regione. Solo tre hanno raggiunto gli obiettivi, le altre hanno fatto poco e nulla

Quanti sono i posti letto in terapia intensiva disponibili in Italia? È una domanda che ci si pone piuttosto di frequente da quando è esplosa la pandemia di Coronavirus e si è iniziato a parlare molto di quanto sia importante avere in numero adeguatamente alto di posti letto disponibili nei reparti di terapia intensiva per poter ospitare i malati gravi di Covid-19.

Il commissario all'emergenza Domenico Arcuri, stando a quanto riportato da TgCom24 il 4 aprile 2020, aveva affermato in quei giorni che "i posti letto in terapia intensiva, che erano 5.579, ora sono 9.284 e cioè il 79% in più. Quelli nei reparti di malattia infettiva e pneumologia che erano 6.198 ora sono 34.320, oltre 4 volte in più. È stato fatto uno sforzo gigantesco".

Ma dopo cos'è stato fatto in considerazione della possibilità di una seconda ondata? A gettare le basi per rafforzare i reparti di terapia intensiva in tutta Italia ci ha pensato l'esecutivo con il decreto Rilancio. Nel testo del decreto si andavano a fissare gli obiettivi da raggiungere in termine di nuovi posti letto nei reparti di terapia intensiva di ogni singola regione.

Un ottimo segnale, visto che dipende proprio dal rischio di collasso delle terapie intensive se saremo in grado oppure no di superare una seconda ondata senza costringere il Paese ad un secondo lockdown che ne decreterebbe la morte economica.

Tuttavia il segnale dato dal governo non ha sortito gli effetti sperati, salvo che in tre regioni: il Veneto, la Valle d'Aosta e il Friuli Venezia Giulia. Tutto il resto del Paese, dalla Campania di quel Vincenzo De Luca che invocava i lanciafiamme per chi non rispettasse i divieti, al Lazio di Nicola Zingaretti, segretario del Pd, è rimasto fermo ad aspettare con le mani in mano.

Il problema delle terapie intensive in Italia

A fornirci un quadro complessivo abbastanza dettagliato della situazione in cui si trovano i reparti di terapia intensiva nelle varie regioni italiane è IlSole24ore. Abbiamo infatti non solo la possibilità di controllare giornalmente il livello di saturazione dei reparti di terapia intensiva di ogni regione, ma anche di controllare a che punto siamo sulla tabella di marcia tracciata dal decreto Rilancio per aumentare i posti letto.

Le misure restrittive, dalle mascherine obbligatorie anche all'aperto alla chiusura anticipata di bar e ristoranti, dai limiti nei mezzi di trasporto pubblici ai banchi con le rotelle nelle scuole, servono per contenere la diffusione del virus, ma nel frattempo è fondamentale anche avere una certa disponibilità di posti letto in terapia intensiva, altrimenti il rischio di ritrovarsi davanti ad un nuovo lockdown è tutt'altro che scongiurato.

Il dato che ci viene costantemente ripetuto è quello del numero dei nuovi casi di contagio, e si parla ovviamente del numero di decessi, ma "misurare il numero dei ricoverati rispetto ai letti a disposizione" è fondamentale per comprendere quale sia l'andamento della situazione rispetto all'emergenza sanitaria.

"Senza contare che il numero delle persone in ospedale è certo" dicono su IlSole24Ore "mentre quello dei contagiati dipende da quello dei tamponi effettuati". Ed è proprio questo il punto, e sul noto quotidiano leggiamo anche che "una terapia intensiva non è satura quando è fisicamente al 100%, ma quando si avvicina a essere piena e ha molti pazienti Covid".

Anche perché gestire un paziente Covid in terapia intensiva è chiaramente un impegno molto più gravoso per il personale. Ecco perché "una terapia intensiva piena oltre la metà è già un sovraccarico non da poco".

I numeri della terapia intensiva regione per regione

Ed eccoci ai numeri, quelli forniti da Infodata, che ha realizzato uno studio basandosi sui dati relativi ai posti letto disponibili forniti dal commissario per l'emergenza coronavirus Domenico Arcuri, e su quelli forniti dalla Protezione Civile sui ricoveri.

Il quadro che emerge è che ad oggi, 20 ottobre 2020, complessivamente in Italia i reparti di terapia intensiva sono saturi intorno all'11%, il che indica un dato tutto sommato non ancora allarmante.

La situazione però si presenta in maniera diversa regione per regione, dove l'Umbria risulta quella con il maggior grado di saturazione della terapia intensiva, avendo raggiunto una percentuale del 20%, mentre il Veneto ad esempio si trova ancora intorno al 5%, la Lombardia all'11% e la Campania al 18%.

Seguendo questo link è possibile visitare la pagina web su IlSole24Ore con le tabelle contenenti i dati sulla saturazione dei reparti di terapia intensiva aggiornata quotidianamente regione per regione.

Cos'è stato fatto per aumentare i posti in terapia intensiva nelle varie regioni?

Le uniche regioni ad aver raggiunto i target fissati dal decreto Rilancio per quel che riguarda il numero di posti letto in più necessari in terapia intensiva sono state il Veneto e la Valle d'Aosta, perfino superando il target, ed il Friuli Venezia Giulia che lo ha centrato senza strafare.

Tutte le altre regioni hanno mostrato un variabile grado di inefficienza che si evince dalla tabella fornita da Infodata e pubblicata su IlSole24Ore.

Il Veneto rappresenta una rara eccezione in quanto se il governo aveva chiesto 211 nuovi posti letto in terapia intensiva, la Regione ha provveduto ad aggiungerne ben 331. La Valle d'Aosta nel suo piccolo ha fatto altrettanto, invece di 8 posti in più è arrivata a 10 nuovi posti letto. Al Friuli se ne chiedevano 55 e ne sono arrivati esattamente 55, ma per il resto d'Italia è stata tutta un'altra musica.

Le Regioni più negligenti sono risultate essere l'Umbria, che dei 57 posti letto richiesti ne ha realizzati 0. Anche la Calabria e le Marche hanno fatto ben poco, rispettivamente con 6 posti sui 134 richiesti, e 12 posti sui 105 richiesti.

Non sono andate molto meglio il Piemonte e la Puglia, rispettivamente con 40 posti sui 299 richiesti, e 42 sui 275. Malissimo anche la Campania cui erano stati chiesti ben 499 nuovi posti letto, ma che si è fermata a 92, vale a dire oltre 400 posti letto in meno di quanto stabilito dal decreto. Bizzarro che ora a pagarne le conseguenze siano i cittadini cui vengono imposte misure più stringenti rispetto al resto del Paese.

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