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Lavoro: misure restrittive e lockdown hanno colpito soprattutto donne, giovani e meno istruiti

Lavoro: misure restrittive e lockdown hanno colpito soprattutto donne, giovani e meno istruiti

Per l'economista De Novellis "il mercato del lavoro va peggio di quanto dice il dato sugli occupati". La realtà è mascherata da ammortizzatori sociali e blocco licenziamenti

Abbiamo visto solo un paio di giorni fa i dati ISTAT sull'occupazione, e abbiamo appreso quanto le misure di contenimento imposte dall'esecutivo guidato da Giuseppe Conte abbiano danneggiato l'Italia sotto l'aspetto economico. La crisi economica che ha investito in pieno milioni di piccole e medie imprese italiane ha innescato una bomba sociale pronta ad esplodere.

Un quadro senza dubbio drammatico e preoccupante, che tuttavia secondo il parere di alcuni osservatori economici è persino peggiore di quel che i dati siano in grado di mostrare in questo momento.

De Novellis: "il dato è negativo ma non dice tutto"

"Il dato è negativo ma non dice tutto" spiega l'economista Fedele De Novellis, partner di Ref ricerche e responsabile del gruppo di lavoro Previsioni e analisi macroeconomiche, il quale sottolinea: "il mercato del lavoro sottostante va molto peggio".

L'esperto infatti parte dall'analisi dei dati Istat sull'andamento del lavoro in Italia, secondo il quale nel mese di dicembre 2020 gli occupati sono diminuiti di circa 101 mila unità rispetto al mese di novembre, numero che raggiunge quota 444 mila se invece si fa il confronto con il mese di dicembre dell'anno precedente.

I disoccupati potenziali sono almeno un milione in più

In questo caso si rileva una riduzione del numero degli occupati dell'1,9% tra precari e autonomi, e secondo l'esperto i disoccupati "potenziali" sono almeno un milione in più. Ed è lo stesso De Novellis a darci una spiegazione di quel che sta accadendo. "Un pezzo di questi posti di lavoro a rischio non si vede per effetto del ruolo protettivo degli ammortizzatori sociali e del blocco dei licenziamenti" spiega l'economista.

"Un altro pezzo corrisponde ai nuovi inattivi che, quando inizierà la ripresa, ricominceranno a cercare lavoro dunque verranno di nuovo contati tra i disoccupati" ricorda De Novellis che poi scende nei dettagli di quali sono gli effetti di lockdown e restrizioni sul mondo del lavoro, gli effetti cioè che gli attuali dati Istat ancora non sono in grado di mostrarci o ci mostrano solo in parte.

Le disuguaglianze di genere di età e di qualifica amplificate dalla crisi

Sappiamo infatti, e lo evidenzia lo stesso economista, che lockdown e misure restrittive "hanno amplificato le disuguaglianze di genere, di età e di qualifica" colpendo principalmente le donne, i giovani ed i meno istruiti. Cioè parliamo di fasce che già prima dell'emergenza navigavano in acque torbide.

"Certo il calo di dicembre è stato il maggiore da aprile ma si tratta di una variazione dello 0,4%" spiega l'economista "e i dati dell'intero quarto trimestre, con l'occupazione che resta superiore dello 0,2% rispetto al periodo luglio-settembre, sono andati anche meglio del previsto considerato il quadro economico generale".

"Ma attenzione" avverte De Novellis "in questo momento i numeri sono difficili da leggere perché tra quelli occupati molti sono cassintegrati. Questo risulta evidente guardando alle ore lavorate". Proprio le ore lavorate infatti nel mese di dicembre 2020 hanno registrato un netto calo quantificato intorno ad una media di 2,9 ore per occupato.

Non sono ancora disponibili però i dati di contabilità nazionale sul totale delle ore lavorate nel quarto trimestre, ma già sulla base di quelli relativi ai tre mesi precedenti, Ref è riuscito a calcolare il crollo dell'occupazione per un totale di circa 1 milione di persone.

A questi si vanno ad aggiungere i 482 mila inattivi in 12 mesi. "Pensiamo ai camerieri che in tempi normali avrebbero fatto la stagione invernale ma a causa delle chiusure sono rimasti a casa e probabilmente non hanno cercato altro" spiega l'economista "questo è il limite delle statistiche, perché si tratta di persone che nel migliore dei casi torneranno nelle forze di lavoro gonfiando nuovamente le file dei disoccupati".

Molti posti a rischio nel breve tempo se non arriva la ripresa

Per avere dei dati incoraggianti che indicano un recupero dal punto di vista dell'occupazione serve un cambio di rotta. "I posti a rischio nel medio termine se non ci sarà una ripresa tale da riassorbirli sono molti di più rispetto a quanto appare a prima vista" spiega De Novellis "si pensi che il tasso di disoccupazione tra dicembre 2019 e dicembre 2020 è addirittura diminuito, da 9,6% a 9%".

Questo viene definito dall'esperto di Ref come "un paradosso che si spiega appunto con il sostegno degli ammortizzatori e con il passaggio all'inattività". Il quadro infatti sarebbe totalmente e drammaticamente insostenibile se non si arginasse il fenomeno attraverso il massiccio impiego di ammortizzatori sociali.

La funzione protettiva degli ammortizzatori sociali va bene per un periodo di tempo limitato

Secondo De Novellis infatti questo scenario "si tiene solo con un deficit/Pil vicino al 10% come quello attuale, cioè con un bilancio pubblico che svolge una funzione protettiva e impedisce al reddito disponibile delle famiglie e ai profitti delle imprese di crollare quanto è crollato il Pil".

Tuttavia non si può andare avanti così a oltranza, spiega De Novellis. "Questo può valere solo per un lasso di tempo limitato" dice l'economista "certo non per anni perché si porrebbero problemi di sostenibilità".

Ed ecco perché la ripresa è quanto mai urgente, visto che non si può sperare di sostenere questi ammortizzatori sociali per un tempo ancora lungo. I conti pubblici si potrebbero man mano riassestare con la riduzione del carico ma la condizione necessaria è come accennato una ripresa ancorché lenta e graduale.

I tempi di ripresa "saranno dettati dalle campagne vaccinali"

Stando a quanto afferma il rapporto Congiuntura Ref però, i tempi di ripresa "saranno dettati dalle campagne vaccinali" che come abbiamo avuto modo di vedere, non stanno proseguendo esattamente a ritmi serrati come invece si era preventivato con l'arrivo del vaccino a fine 2020.

Tra l'altro anche se si riuscisse a cambiare marcia nella distribuzione del vaccino anti Covid, e sempre ammesso che lo stesso si dimostri realmente efficace, occorrerebbe comunque del tempo prima di normalizzare la situazione. Sempre che nel frattempo poi non subentri qualche nuova pandemia come già profetizzato da alcuni osservatori internazionali.

"Una completa normalizzazione appare possibile solo dal 2022" si legge ancora nel rapporto, anche se "già l'anno in corso potrebbe vedere un miglioramento progressivo soprattutto con l'arrivo dell'estate".

Le abitudini dei consumatori italiani potrebbero essere cambiate in modo permanente

Tra gli aspetti da considerare vi è poi quello delle abitudini e dei comportamenti degli Italiani, che dopo essere stati terrorizzati per ormai quasi un anno, con lo spauracchio del Covid-19, potrebbero modificare le proprie scelte in fatto di consumi. La domanda quindi potrebbe vivere un cambiamento anche definitivo o comunque con effetti nel lungo periodo.

L'economista fa l'esempio delle consegne a domicilio e degli acquisti online invece che nei negozi fisici. "Il passaggio dagli acquisti in negozio alle vendite online e al delivery comporta una sostituzione di lavoro femminile con lavoro prevalentemente maschile. Nel frattempo i settori in cui tendono a lavorare di più gli autonomi, industria e costruzioni, tengono".

Nel riportare i dati della recente analisi Istat abbiamo mostrato come sui 101 mila occupati in meno registrati nel mese di dicembre 2020 rispetto al mese di novembre dello stesso anno, 99 mila sono state donne.

Questo è accaduto "per effetto di restrizioni concentrate su settori a prevalenza femminile come turismo e commercio e dello shift verso l'e-commerce". Nel rapporto Ref viene anche sottolineato come la crisi economica provocata dalle restrizioni in chiave anti-contagio imposte dall'esecutivo "potrebbe aver avuto effetti sulla percezione dei rischi spingendo verso stili di vita più frugali in maniera permanente".

"In altri termini, nulla assicura che la propensione al risparmio delle famiglie ritorni, una volta terminata la crisi, sui livelli precedenti" ed in tal senso giocherà un ruolo chiave la percezione che la crisi sia stata effettivamente e definitivamente superata, ma attualmente da questo siamo ancora decisamente molto lontani.

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