Usa: il CDC ammette: abbiamo sovrastimato il rischio di contagio del Covid-19 all'aperto

Usa: il CDC ammette: abbiamo sovrastimato il rischio di contagio del Covid-19 all'aperto

In un articolo del New York Times si legge che "non esiste una singola infezione da Covid documentata in nessuna parte del mondo da interazioni casuali all'aperto"

Nel corso dei mesi passati in più occasioni sono state mosse aspre critiche nei confronti di quei "cittadini irresponsabili" che non curanti del rischio di contagio, e senza portare rispetto per le centinaia di morti registrate come decessi Covid, al primo allentamento delle misure restrittive imposte uscivano e si ritrovavano per i tanto temuti aperitivi, o si radunavano per festeggiare nelle piazze e nelle strade.

Non possiamo dimenticare tutte le accuse mosse contro i giovani degli aperitivi ai Navigli, o le critiche mosse a quei 30 mila tifosi dell'Inter che il 2 maggio sono scesi in piazza del Duomo e nelle strade della città per celebrare la vittoria dello scudetto della loro squadra del cuore.

Eppure il rischio di contrarre o trasmettere il virus negli spazi aperti sembra proprio essere estremamente circoscritto, come abbiamo spiegato in un articolo di qualche settimana fa in cui abbiamo citato lo studio irlandese secondo il quale meno di un contagio su mille avviene all'aperto.

E che il rischio di contagio all'aperto sia minimo lo si evince anche dal fatto che a seguito del maxi-assembramento in piazza del Duomo a Milano per la vittoria dell'Inter non si è registrato nessun picco dei contagi, e neppure una minima variazione del trend che ha continuato ad essere quello di una progressiva riduzione del numero dei nuovi casi.

Quella che le probabilità di contrarre o trasmettere il Coronavirus all'aperto sono estremamente basse non è un'affermazione basata su sensazioni o teorie complottiste. È invece il risultato di studi scientifici, ed è resa evidente attraverso la semplice analisi dei numeri ufficiali. Non solo, perché a chiarire il concetto in modo molto eloquente è intervenuto in questi giorni il New York Times.

Il celebre quotidiano statunitense infatti ha sollevato la questione delle misure restrittive imposte, come quella delle mascherine anche all'aperto le quali, stando a quanto dichiarato dallo stesso Center for Disease Control and Prevention (Cdc) risultano basate su studi sbagliati e su stime completamente errate.

"Meno del 10% delle infezioni avviene all'aperto" era comunque un'esagerazione

L'agenzia di controllo della Sanità negli Stati Uniti ha infatti ammesso di aver basato la linea di prevenzione su studi completamente sbagliati quando raccomandò l'utilizzo delle mascherine all'aperto, ed è proprio di questo che si parla in un recente articolo del New York Times.

In un documento ufficiale il CDC certificava che "meno del 10% delle infezioni avviene all'aperto", quindi una percentuale molto bassa eppure ancora enormemente esagerata rispetto alla realtà dei fatti.

Nell'articolo del NYT viene infatti specificato che le ricerche scientifiche indicano numeri completamente diversi e decisamente più bassi. Si parla di un tasso di infezioni che si aggirerebbe intorno all'1%, ma ancor più probabilmente intorno allo 0,1%.

Si torna quindi ai numeri citati dallo studio pubblicato in Irlanda, quello che afferma che solo un contagio su 1.000 avviene all'aperto. Uno studio quest'ultimo che si fonda sull'analisi di oltre 230.000 casi di Covid-19.

Non esiste una singola infezione da Covid documentata da interazioni casuali all'aperto

Nell'articolo pubblicato sul New York Times viene spiegato anche che, dati alla mano "non esiste una singola infezione da Covid documentata in nessuna parte del mondo da interazioni casuali all'aperto, come camminare accanto a qualcuno per strada o mangiare a un tavolo vicino".

Sul New York Times si cerca di fare il punto e di trasmettere il concetto nel modo più chiaro possibile. "Dire che meno del 10% dei contagi avviene all'aperto è come dire che gli squali attaccano meno di 20.000 nuotatori all'anno, mentre il numero mondiale effettivo è di circa 150. È vero ma anche enormemente ingannevole" si legge nell'articolo pubblicato sul NYT.

Il Cdc insomma aveva certificato un rischio enormemente sovrastimato, e sulla base di questi elementi sono state stabilite misure di contenimento, come anche le mascherine e il distanziamento sociale anche all'aperto, evidentemente del tutto fuori luogo e fuori misura.

Dal Cdc rispondono con una nota in cui ammettono di essersi sbagliati

Il Cdc ha risposto alle obiezioni con una nota nella quale in sostanza ammettono di essersi sbagliati. "I dati in nostro possesso supportano l'ipotesi che il rischio di trasmissione all'esterno sia basso" si legge nella nota pubblicata in risposta all'articolo apparso sul New York Times "Cdc non può fornire il livello di rischio specifico per ogni attività e preferisce sbagliare sul lato della protezione".

In parole povere quando il documento del Cdc fu stilato, erano già al corrente che il dato su cui si stavano basando le misure di prevenzione del contagio era sovrastimato, ma 'per non correre il rischio' hanno preferito "sbagliare sul lato della protezione".

Non è una novità insomma, almeno per il Cdc, che la percentuale dei contagi che avvengono all'aperto è estremamente inferiore al 10% da loro indicato, e che al tempo stesso anche una percentuale dell'1% sarebbe stata una sovrastima.

Ciò accadeva nelle fasi iniziali della pandemia, e questo può anche, seppur in minima parte, giustificare la linea della prudenza adottata dal Cdc in quelle prime fasi. Ed è quanto accaduto anche in altri Paesi del mondo, tra cui l'Italia che è uno di quelli che hanno adottato le misure restrittive più stringenti su scala globale.

Le misure di contenimento del virus imposte in Italia sono di gran lunga più severe infatti di quelle adottate negli Stati Uniti, per quanto negli Usa le restrizioni siano anche molto diverse tra uno Stato e l'altro a seconda delle decisioni delle rispettive amministrazioni.

Ad ogni modo oggi ci sono molti studi, e sappiamo per certo, dati alla mano, che le misure adottate per contenere il virus, e in particolare per prevenire il contagio negli spazi aperti, sono assolutamente anti-scientifiche, a cominciare dal tanto aspramente criticato coprifuoco tuttora in vigore.

Se all'inizio dell'emergenza si poteva anche capire la scelta di non correre rischi e di preferire piuttosto di "sbagliare sul lato della protezione", ora questo non è più ammissibile. Ora ci si aspetta che coerentemente con quanto dimostrato dai numerosi studi scientifici fin qui pubblicati, tutte quelle norme che limitano le libertà costituzionali, e che non hanno alcuna base scientifica, vengano definitivamente messe da parte.

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